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Eco ansia, cos’è la “paura della rovina dell’ambiente”, dei giovani (e non solo)

L’attenzione agli eventi atmosferici anomali che stanno affliggendo il pianeta negli ultimi anni è sempre più alta, e può portare a veri e propri disturbi di ordine psicologico, che non vanno sottovalutati. Cos'è davvero l'eco ansia e come affrontarla (non solo tra i giovani)

Il termine e il fenomeno dell’eco ansia sono diventati ultimamente molto popolari. Fino a qualche settimana fa in pochi conoscevano l’esistenza, anche se ne sentivano i sintomi, presi da uno stato emotivo di crescente ansia, non riuscendo a spiegare le cause o il perché. L’American Psychological Association (APA), in uno studio del 2017, definisce l’eco-anxiety (eco ansia) come la paura cronica della rovina dell’ambiente. Questo tipo di ansia e preoccupazione sono innescate da una minaccia reale (i cambiamenti climatici): si tratta quindi di un fenomeno fisiologico. Pubblicamente ne abbiamo sentito parlare da un’attivista per il clima al Festival del cinema di Giffoni, che rivolgendo una domanda al ministro per l’Ambiente Picchetto Fratin, scoppiando in lacrime, ha manifestato tutta la sua preoccupazione legata al futuro del pianeta e dell’intera umanità.

Futuro incerto e imprevedibile

I più preoccupati dai cambiamenti climatici, in questi anni, sono infatti i giovani, in particolar modo la generazione Z, i nati tra il 1995 e il 2010. Si tratta di coloro che più di tutti sembrano essere informati sull’argomento, più sensibili (socialmente e culturalmente) a tutto ciò che sta accadendo nel mondo. Soprattutto gli adolescenti che si trovano a fare i conti con la prospettiva di un futuro incerto e imprevedibile. Per questo diventa per loro più difficile costruire la propria identità, che non corrisponde più (a differenza delle precedenti generazioni) alla propria “tradizione geoclimatica”, ma è sconvolta dalla paura sulle sorti del proprio futuro e di quello del pianeta.

Un problema che riguarda tutti

Se guardiamo, SOTTOSOPRA, la questione non riguarda solo le nuove generazioni, ma riguarda tutti noi. Dobbiamo cambiare, rivoltare i nostri stili di vita, perché il tempo a nostra disposizione per invertire la rotta sta finendo, ed il pianeta non si salva da solo, ma con azioni concrete di governi e persone, giorno dopo giorno. I fenomeni climatici che stanno attraversando il pianeta, non sono casuali, sono dettati dalle scelte scellerate degli uomini; assistiamo a fenomeni atmosferici sempre più anomali e violenti, da nord a sud, veri e propri stravolgimenti, siamo in pieno cambiamento climatico. È un fenomeno crescente, per questo molte persone sono spaventate e preoccupate a tal punto da sviluppare senso di ansia, senso di paura.

L’eco ansia o ansia climatica: cos’è

L’attenzione sugli eventi atmosferici anomali che stanno affliggendo il pianeta negli ultimi anni è più alta; alluvioni, piogge torrenziali, grandinate estreme, uragani, temperature elevate sono solo alcuni degli eventi atmosferici che stanno interessando il globo in maniera da costringerci a cambiare abitudini e stili di vita. Anche l’Italia non è esclusa da questi fenomeni climatici molto più intensi e molto più frequenti che in passato. L’ansia climatica, o eco ansia è nata e si è sviluppata tra le persone proprio a seguito di questi violenti cambiamenti climatici, come risposta personale a qualcosa che sta mutando nel clima e sta cambiando anche l’individuo, noi stessi, forse in maniera inesorabile. Parliamo della paura cronica (intesa come patologia) legata al destino del pianeta e dell’ambiente che ci circonda.

Dal panico alla solastalgia

L’eco ansia si manifesta sotto forma di attacchi di panico, di stress nelle persone più giovani e di malessere diffuso in quelle più sensibili. I sintomi solitamente sono nervosismo, crisi di ansia, non controllare le preoccupazioni e solastalgia (stato caratterizzato da emozioni di nostalgia), senso di perdita, vuoto, disturbi del sonno, depressione e aggressività. La solastalgia è uno stato di angoscia che affligge chi ha subito una tragedia ambientale provocata dall’intervento maldestro dell’uomo sulla natura. Può capitare, sostengono gli psicologi, che chi soffre di ansia climatica arriva a prendere decisioni radicali sui propri stili di vita, come ad esempio vivere isolati da tutti o pensare di non avere figli perché ritenuto poco sostenibile per le risorse del pianeta.

Come si affronta l’eco ansia

I medici indicano alcune strategie utili per gestire l’ansia climatica e per ridurre i sintomi di stress e preoccupazione, anche se ogni caso va analizzato singolarmente. Un consiglio utile può essere quello di pensare ad azioni positive per il pianeta, assumendo personalmente stili di vita più sostenibili, facendo attenzione alle azioni che compiamo, curando l’ambiente vicino a noi, stimolando con il nostro esempio i comportamenti degli altri. Oppure frequentare associazioni e organizzazioni che lavorano per la protezione dell’ambiente, partecipando ad iniziative ecologiche. Non restare chiusi dentro di sé, produrre azioni (anche piccole) per l’ambiente, creerà un senso di benessere e ci farà sentire meglio, assicurano gli studiosi del fenomeno.

Disturbi da non sottovalutare

Comunque, va sottolineato che nei casi in cui l’eco ansia diventi particolarmente grave (poco gestibile), è opportuno rivolgersi a un professionista che possa aiutare ad alleviarne i sintomi e dare una nuova prospettiva a chi l’ha perduta, facendosi travolgere dagli eventi e dal senso di malessere.

Pierangelo Spadaro
Pierangelo Spadaro
Pierangelo Spadaro, Direttore editoriale Demetra Promotion srl. Catanese da generazioni. PhD in Scienze Politiche, Università degli Studi di Catania. Socio di Compubblica, Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale.

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