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FocuSicilia: una lente d’ingrandimento sull’economia

Settecento settanta mila o giù di lì. Praticamente più degli stessi abitanti di Palermo. Parliamo dei siciliani residenti all’estero -secondo il rapporto “Italiani nel mondo 2018” della fondazione Migrantes-. La Sicilia è la regione con la più alta emigrazione in Italia. Ed è anche quella con il più alto tasso di disoccupazione: il 14,8 per cento della forza lavoro non ha un impiego da più di un anno. La media del Mezzogiorno è al 12 per cento, quella nazionale al 6,2. Il tasso dei neet, poi, è cresciuto a dismisura: il 41,8 per cento dei siciliani tra i 15 e i 34 anni non studia né lavora. La media nazionale è di 17 punti (rapporto di Bankitalia).

Leggendo questo dato, penso ai tanti amici e conoscenti, molti oggi validi professionisti, che non abitano più in zona. Anch’io ho abbandonato l’isola per più di un decennio, in fondo, in cerca di formazione e opportunità che non riuscivo a trovare. Non è che tutto necessariamente vada male o debba andar male in Sicilia. Eppure i dati stanno lì e ti schiaffano la verità in faccia: secondo le anticipazioni del rapporto Svimez 2019, lo scorso anno il Pil della regione è stato pari allo 0,5 per cento, dando “segnali di stagnazione più che di ripresa dopo lo 0,3 del 2017”. Bruscolini. Quasi tutti i settori hanno davanti un gran segno meno, perfino l’agricoltura, in caduta del 4,2 per cento. C’è qualcosa che non funziona. Che fine hanno fatto i sostegni a fondo perduto, gli aiuti di Bruxelles, il welfare, l’imprenditoria attiva? Ruota tutto attorno a palazzo d’Orleans, forse.

Capiamoci: l’atteggiamento che noi siciliani abbiamo nei confronti dei problemi non è certo l’unica causa di tutti i nostri guai. Alla lagnusìa, è vero, ci vorrebbe un buon contraltare. Prendi un quartiere qualsiasi di Milano – e l’ho visto coi miei occhi -: appena c’è una buca per strada in quattro e quattr’otto ecco spuntare un comitato agguerrito pronto a fare sit-in davanti al municipio. L’immagine rende. Negli anni, noi siciliani, abbiamo invece sempre confidato che tutto sarebbe rimasto tale, abbiamo rimesso i problemi nelle mani di politici di turno, persuasi che avrebbero, in qualche modo, lasciato che tutto restasse com’era, quando si stava discretamente. Punto. Ma il piano si è sempre più inclinato: i venti della crisi economica europea si sono mischiati allo scirocco. E il piano manca poco che si ribalti.

È per questo che noi, di FocuSicilia, ci troviamo di fronte ad una sfida entusiasmante e difficile. Quella di ridare, nel nostro piccolo, una speranza ai nostri coetanei. A quella generazione X, Y o Z che tutti chiamano perduta. Quella che guadagna meno dei genitori – e possibilmente senza contratto – che non fa figli, che scappa dalla Sicilia – e dall’Italia – o che si rifugia nel disinteresse, nel lavoro nero, nel non voto. Ma anche a tutti quei lavoratori che lottano per un diritto, a quegli imprenditori che hanno fatto o stanno facendo la storia del loro territorio, a quelle associazioni che contribuiscono alla crescita sociale e civile della regione. L’idea è quella di un giornale che possa aiutare i lettori a capire e interpretare la realtà, dando loro gli strumenti necessari. Una lente d’ingrandimento puntata sulle persone, sulle idee rivoluzionarie, sulle startup e sulle piccole medie imprese che hanno messo il loro coraggio al servizio della comunità. Una lente d’ingrandimento che possa trasformarsi in megafono di piccole e grandi ingiustizie, che possa mettere a fuoco l’impresa e la legalità come valori, il lavoro come diritto, l’innovazione e la sostenibilità come motori. E che possa fare tutto questo con rigore e chiarezza, basandosi sempre su fatti e dati.

Cominciamo quest’avventura editoriale con la nascita di un nuovo governo nazionale, dove alle parole Sud e Lavoro rispondono due ministri siciliani: Giuseppe Provenzano e Nunzia Catalfo. Auguriamo loro buon lavoro, nella speranza che le misure economiche e di welfare che porteranno avanti possano davvero restituire fiato ad una regione in apnea. E far in modo che la Sicilia non sia solo e sempre citata come ‘laboratorio politico’ ma anche economico e sociale.

Frattanto, buona lettura a tutti quelli che vorranno seguirci, vicini e lontani.

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Silvia Ragusa
Silvia Ragusa
Una siciliana in perenne emigrazione: Ragusa, Milano, Madrid. Collaboro con diverse realtà editoriali. Ho scritto di Ue e di Spagna per il Fatto quotidiano, Linkiesta, Il Venerdì di Repubblica, Il Foglio. E mi occupo di economia e finanza per un editore iberico. Poi il rientro a sud in cerca di basilico, amaro e Sellerio.

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