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Etna, dopo la ‘pioggia di cenere’ danni alle colture. A rischio gli ortaggi

Nel 2013 il danno di un fenomeno simile fu di circa cinque milioni di euro. Confagricoltura e Cia: "Stiamo monitorando la situazione"

Fontane di lava, colonne di cenere, pioggia di lapilli. L’Etna ieri pomeriggio ha dato spettacolo, per fortuna senza conseguenze sulla popolazione. Chi ha guardato al fenomeno con preoccupazione, è il settore agricolo. La “pioggia nera” può essere pericolosa per le coltivazioni. Com’è avvenuto nel marzo 2013, quando un fenomeno simile provocò danni circa cinque milioni di euro di danni. La stima fu fatta da Confagricoltura Catania, che valutò l’impatto su orti e agrumeti. Anche quest’anno, l’associazione di categoria si è messa al lavoro per valutare le conseguenze del fenomeno. “Stiamo effettuando una ricognizione sui coltivatori dell’hinterland catanese”, dice Giovanni Selvaggi, presidente di Confagricoltura e del Consorzio di tutela dell’arancia rossa di Sicilia Igp. “Al momento non sembra esserci un particolare allarme, ma l’attenzione è massima”.

Coltivazioni vulnerabili

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha chiarito che il picco delle scorse ore non è stato affatto eccezionale, e che l’attività parossistica non anticipa terremoti e altre calamità. “Per mettere in difficoltà un contadino basta molto meno”. Prima che presidente di Confagricoltura e del Consorzio, Selvaggi è proprietario di un’azienda agrumicola. Agrumicoltori e contadini da secoli devono fare i conti con le bizze del vulcano. Il settore non ha subito particolarmente la pandemia, “ma non ha certo bisogno di ulteriori problemi”. A essere vulnerabili, spiega il presidente, sono anche gli ortaggi e le altre coltivazioni. “Se la cenere si deposita su un carciofo, difficilmente potrà essere recuperato per il mercato”. Il rischio, più che ridurre la produzione, è quello di decimarla del tutto. “Al sicuro dalla cenere – se non ci sono danni strutturali – sono soltanto le coltivazioni in serra”.

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Arance a rischio

In allarme anche Cia, Confederazione italiana agricoltori della Sicilia orientale. “Al momento non sono arrivate segnalazioni, ma stiamo monitorando”, dice il presidente Giuseppe Di Silvestro. La nube di cenere, secondo i vulcanologi, è arrivata a migliaia di metri d’altezza, e i venti hanno spinto i lapilli fino alla zona di Siracusa. Per adesso dai coltivatori della piana di Catania non sono arrivate segnalazioni. Sul fatto che la cenere – e soprattutto i lapilli – possano causare danni non ci sono dubbi. Quando una particella di polvere vulcanica si deposita sulla buccia di un’arancia, spiega il presidente, può creare macchie o buchi. “Naturalmente dipende anche dal grado di maturazione del frutto. Più la buccia è ‘formata’, minore è il danno”. Le arance in questo periodo sono già mature, quindi il coefficiente di rischio si abbassa. Anche le coltivazioni in pieno campo, però, “sono molto esposte”.

Un fenomeno imprevedibile

Di fronte a un fenomeno improvviso come quello di ieri, del resto, non esiste la possibilità di prevenire. “Il terreno vulcanico è una delle caratteristiche che rende straordinari i nostri frutti”, ricorda Di Silvestro. La speranza è che la montagna “sia stata clemente”, e che il vento abbia spinto la colonna “lontano dalle coltivazioni”. Ieri il picco di attività vulcanica ha creato disagi in città, con riduzioni per la mobilità e la sospensione dell’attività dell’aeroporto. Lo scalo è stato chiuso nella serata di ieri, e riaperto stamattina con la stabilizzazione del fenomeno. “Nelle prossime ore completeremo la ricognizione con gli agricoltori, e avremo il quadro completo della situazione”, conclude Selvaggi.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e saggista. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", (Circolo Poudhron Editore), con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni.

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