fbpx

Etna, il Castagno dei 100 cavalli sfida gli alberi d’Europa. “Amato da Lucio Dalla”

L'albero monumentale di Sant'Alfio ha vinto il concorso italiano del 2021. In febbraio il contest europeo. Patrimonio Unesco, considerato tra i più grandi al mondo, da 4 mila anni vive sotto il vulcano resistendo agli attacchi del tempo, delle intemperie e dell'uomo

Archiviata la vittoria come albero dell’anno in Italia, la sfida per diventare albero europeo del 2022 arriverà a febbraio. Non sarà certo la sfida più importante nella vita del Castagno dei cento cavalli, che da millenni sopravvive al tempo, ai fulmini, al vulcano e soprattutto all’uomo, che più volte ha cercato di distruggerlo. Il gigantesco albero, che a seconda delle interpretazioni e delle misurazioni potrebbe essere l’albero più grande del mondo e tra i più antichi del pianeta, vive, vegeta e tuttora fruttifica a Sant’Alfio, paesino collinare del versante est dell’Etna. Vederlo da vicino è un’esperienza unica, e per questo circa 20 mila persone provenienti da ogni angolo del mondo ogni anno vanno a visitarlo.

Gli attentati incendiari

Nel corso del XX secolo il Castagno subì due gravi attentati. Nel 1923 l’albero venne incendiato. Pare che siano stati alcuni abitanti di Giarre, indispettiti dalla raggiunta autonomia di Sant’Alfio dal proprio comune. Nel 1965 il Castagno venne espropriato ai privati e dichiarato monumento nazionale. Nel 1987 due taniche di benzina furono versate alla base dell’albero e venne nuovamente appiccato il fuoco. L’alberò bruciò per una notte intera prima che venissero spente le fiamme. Dopo quell’episodio, di cui sono visibili le tracce ancora oggi, fu realizzata una protezione, ancora esistente, e i terreni attorno al Castagno vennero espropriati.

L’amore di Lucio Dalla

Ricorda bene quell’episodio Leonardo Patti, sindaco di Sant’Alfio dal 1994 al 2003 e instancabile promotore delle bellezze dell’albero e del territorio. Nel 1999 in Municipio fu allestita una mostra di stampe antiche dell’albero e pubblicato il catalogo. A quell’evento si presentò Lucio Dalla, “innamorato dell’Etna e del Castagno” e proprietario di una villa nella vicina Milo, dove risiedeva anche Franco Battiato. Il grande cantautore, racconta Patti, scrisse una dedica memorabile nel registro della mostra: “Orgoglioso di esserci quasi nato, ma di sicuro di viverci tutto il tempo che Dio vorrà”. Cinque anni prima dell’Etna il Castagno fu dichiarato patrimonio Unesco come “messaggero di pace”. Negli anni duemila il grande albero fu oggetto di una analisi del Dna condotta dall’Università di Udine. L’esame non fu decisivo per stabilire l’unicità dei polloni e l’età, comunque stimata tra duemila e quattromila anni. Nell’agosto del 2011, pochi mesi prima della morte, Lucio Dalla fu protagonista di una Lectio magistralis sul mito e la leggenda proprio sotto le fronde del Castagno da lui tanto amato. “Una serata magica – ricorda ancora Patti – conclusa con tre sue canzoni, cantate sotto l’albero”.

Protetto dal Regno di Sicilia

Il Castagno è tra i punti di riferimento internazionali da almeno tre secoli. Era tappa obbligata nei secoli del Grand Tour, tra il ‘700 e l’800, quando centinaia di scrittori, letterati, scienziati e intellettuali di varie nazionalità, ma soprattutto francesi, inglesi e tedeschi, si avventuravano in Italia per ammirare le bellezze architettoniche, storiche, artistiche e naturali. In Sicilia orientale il viaggio comprendeva, oltre a Siracusa e altre località, Taormina, l’Etna e il Castagno. Non a caso l’albero, allora inserito in un folto bosco detto del Carpineto, fu oggetto di uno dei primi provvedimenti di tutela al mondo. Il 21 agosto del 1745 il Regno di Sicilia dichiarò il Castagno dei cento cavalli bene protetto assieme al vicino Castagno Nave e al teatro antico di Taormina.

Tappa obbligata del Grand Tour

Gli artisti del Grand Tour lo descrissero in decine e decine di pubblicazioni, i pittori gli dedicarono ritratti rimasti testimonianza storica di come doveva presentarsi secoli fa. Il più celebre è probabilmente il dipinto di Jean Houel, oggi custodito nel museo Hermitage di San Pietroburgo. Al pittore francese si devono moltissime illustrazioni dell’Etna e della Sicilia. Tra queste spicca proprio quella del Castagno, che impressionò molto il viaggiatore: “La sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può esprimere la sensazione provata nel descriverlo”, scrisse. Nel quadro, realizzato attorno al 1777, si nota la mole immensa dell’albero, all’interno del quale si nota un casolare. Sotto le fronde, a rendere chiare le proporzioni, un cavallo bruca l’erba.

La leggenda della regina

Jean Houel riporta anche la “leggenda” che ha dato il nome all’albero. La storia popolare già allora parlava di una regina, forse Giovanna I d’Angiò o Giovanna d’Aragona, che col suo seguito di cento cavalieri fu sorpresa da un temporale e trovò rifugio assieme ai suoi accompagnatori sotto le fronde del Castagno. La vicenda, nella tradizione locale, a volte è arricchita da dettagli boccacceschi, ma storicamente l’evento non è mai stato dimostrato.

Circonferenza di 57 metri

Negli anni successivi al viaggio di Houel il Castagno fu oggetto di descrizioni e studi anche di botanici. Il naturalista catanese Giuseppe Recupero ne misurò la circonferenza al suolo in circa 57 metri, notando i danneggiamenti da fulmini e da colpi d’ascia. L’albero già allora si presentava come diviso in diversi polloni, ma Recupero sostenne di avere scavato e avere scoperto che la ceppaia era unica. Poi il botanico palermitano Filippo Parlatore, nella seconda metà dell’800 lo studiò a fondo e gli attribuì un’età di circa 4 mila anni. Un secolo dopo, nel 1982, il botanico torinese Bruno Peyronel lo stimò in vita da oltre duemila anni.

Nuovo esame del dna

Adesso, con i suoi 36.234 voti il Castagno dei cento cavalli è stato proclamato albero dell’anno in Italia dalla Giant Trees Foundation, l’organizzazione che ha organizzato il concorso. In Febbraio, come detto sfiderà gli alberi di tutta Europa per il titolo continentale. “La vittoria del Castagno mi ha fatto piacere”, dice Andrea Maroè, vice presidente e direttore scientifico della Fondazione. “Nel 1998 ho visto e filmato l’albero per una puntata di Superquark di Piero Angela, mi ha veramente impressionato”. Maroè fu protagonista anche dell’analisi del Dna, di cui ha parlato con il notissimo botanico Stefano Mancuso, componente del comitato scientifico della Fondazione: “Potremmo riprovarci, in 20 anni questo tipo di esami è stato molto perfezionato. Forse oggi potremmo avere una risposta più precisa sull’età e l’unicità dell’albero”.

L’albero del cuore e della comunità

Intanto, spiega Maroè, il Castagno dovrà affrontare il concorso europeo, “che si basa sul senso di affezione e di appartenenza a una comunità. Si tratta di votare il proprio albero del cuore”. In vista dell’evento internazionale anche a Sant’Alfio vogliono prepararsi: “Stiamo mettendo a punto una serie di iniziative”, – dice il vice sindaco Salvo Tornabene. “Il flusso di visitatori verso il Castagno non si è mai fermato. Adesso, grazie a questa vittoria la curiosità è aumentata e sempre più persone vengono a visitarlo. Sicuramente presto faremo di tutto per farlo conoscere ancora meglio”.

- Pubblicità -
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,249FansMi piace
313FollowerSegui
273FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli