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Petrolio in Croazia, export salvo. Unioncamere: trimestre positivo

La repubblica è in vetta alle destinazioni siciliane. Grazie ai derivati del petrolio di Siracusa che valgono oltre la metà dell'export isolano. Dando un segno positivo al periodo in un anno in perdita

Le esportazioni complessive siciliane sono in calo del 15 per cento rispetto al 2018, terza performance in negativo italiana dopo Calabria (-22 per cento) e Basilicata (-19). A certificarlo Istat, che ieri ha diffuso i dati per i primi nove mesi del 2019. Ma Unioncamere Sicilia, l’ente che rappresenta le camere di commercio dell’isola, fornisce ai dati una lettura in positivo: “L’export è in calo rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, ma in ripresa dell’11 per cento rispetto al trimestre scorso”. Il totale delle esportazioni nel trimestre agosto-settembre si attesta quindi su 2 miliardi e 500 milioni, contro un miliardo e 260 milioni del trimestre aprile-giugno. E, in testa alle destinazioni, grazie al principale prodotto d’esportazione siciliano ovvero i derivati del petrolio prodotti a Siracusa, c’è a sorpresa la Croazia.

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Tutto grazie al petrolio esportato in Croazia

La provincia aretusea è la prima in valore assoluto, con 1 miliardo e 600 milioni di euro (erano 1 miliardo e 200 milioni nel secondo trimestre 2019), un valore che rappresenta il 64 per cento dell’export isolano nel periodo. Dalla banca dati Istat sul commercio estero si evince rispetto al periodo agosto-settembre una crescita di un milione e 400 mila euro, il 27 per cento. Il dato siciliano nel trimestre è quindi trascinato dal settore principale dell’area, i derivati del petrolio prodotti tra Augusta Melilli e Priolo. Un settore quello denominato da Ateco “Coke e prodotti petroliferi raffinati”, che ha prodotto valore per 2,5 miliardi di euro in più se come riferimento si prende il periodo gennaio-marzo. Il dato, da solo, rappresenta il 56 per cento dell’export dell’intera Sicilia nel trimestre. E il principale paese destinatario dei prodotti del petrolio siracusani è anche la prima meta dell’export siciliano, la Croazia: 647 milioni di euro dei 653 totali per il 2019 dell’export siciliano verso la repubblica balcanica, oltre 140 nel solo terzo trimestre. Ne primi nove mesi del 2019 i derivati del petrolio hanno rappresentato oltre il 40 per cento dell’export totale siciliano, nonostante una flessione dall’inizio dell’anno che arriva al 20 per cento rispetto all’intero 2018, quando il settore valeva il 44 per cento delle esportazioni siciliane.

La classifica delle destinazioni: Stati Uniti secondi

Se dal dato aggregato dei primi nove mesi fornito da Istat emerge un quadro estremamente negativo, con le sole province di Catania ed Enna in crescita nei nove mesi, per Unioncamere il periodo estivo ha rappresentato “la ripresa delle vendite all’estero e si apprezza sapere che i prodotti Siciliani fanno gola principalmente ai paesi che appartengono all’area geografica europea, ma anche Africa, Asia e America”, ha affermato il presidente siciliano Giuseppe Pace. La classifica dei paesi destinatari dei prodotti dell’isola nel 2019 sono la Croazia con 653 milioni di euro, Stati Uniti con 564 milioni, Francia con 436 milioni, Slovenia con 367 milioni, e a seguire Spagna, Germania, Algeria e Paesi Bassi.

Bene Agrigento, male Catania, Messina e Ragusa

Nel dettaglio provinciale, spicca la performance, in termini percentuali, della provincia di Agrigento in crescita del 41 per cento: 47 milioni di euro che rappresentano l’1,8 del totale regionale. A seguire Siracusa, con un più 30 per cento in esportazioni, che trascina un dato siciliano altrimenti in negativo. La provincia di Catania fa bene nel dato annuale, ma perde invece più del 10 per cento nel trimestre, per un volume di esportazioni che vale il 16 per cento del totale isolano, e che scende da 457 a 497 milioni dal secondo al terzo trimestre 2019. Peggio fa Messina, terza provincia per volume di export con 225 milioni (il 9 per cento del totale): la perdita è del 19,5 per cento rispetto ai 280 milioni del periodo precedente. Le performance peggiori spettano infine a Ragusa, il cui export vale il 3 per cento del totale siciliano con una flessione 22 per cento (scesa da 97 a 76 milioni di euro), e a Caltanissetta. Con appena 900 mila euro esportati il territorio nisseno nel periodo vale appena lo 0,3 per cento del totale siciliano, e la flessione è del 30 per cento rispetto al secondo trimestre 2019.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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