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Per non fallire, la Sicilia taglia anche su soccorso ed esattori

I soldi servono subito e non si va troppo per il sottile. Si sforbicia ovunque: dagli affitti alla Sanità, dalle attività anti-racket al trasporto urbano, fino a sport e musei

A parlare solo di numeri e bilanci, si rischia di dimenticare una cosa: ogni euro è o un servizio o uno spreco. Ecco perché il disastroso bilancio indicato dalla Corte dei Conti tocca tutti: scuole, sanità, sicurezza. Sì, perché serve tappare il buco subito. Ecco allora che la Regione ha dovuto approvare una sorta di “manovra di Natale”, fatta solo di tagli: al momento circa 240 milioni di euro. Si sforbicia ovunque: dagli affitti delle Regione alla Sanità, dalle attività anti-racket al trasporto urbano.

Cosa colpiscono i tagli

Il capitolo più corposo è quello che ricade sotto la gestione della Ragioneria: oltre 66 milioni che toccato spese di bilancio in diversi settori. La cultura e le attività di promozione “dell’identità siciliana” devono rinunciare a 43 milioni. Territorio e ambiente, dalla salvaguardia del territorio alla sicurezza, vede volar via oltre 32 milioni e la sanità poco meno. Non si salvano neppure istruzione e formazione: i tagli superano i 12 milioni. Infrastrutture e mobilità, dal trasporto locale agli aeroporti, dicono addio a 10 milioni. Anche la presidenza rinuncia a qualcosa: 10 milioni tra indennità, bollette, uffici. E poi ancora: 8 milioni in meno per l’energia e altrettanti per agricoltura e pesca; 7,7 per turismo, sport e spettacolo; altri 7,5 per le attività produttive; 2,4 per famiglie, politiche sociali e lavoro; un milione in meno per le autonomie locali. In poche parole: nessuno ne esce indenne.

Perché i soldi servono subito

Per arrivare ai 240 milioni frutto dell’attuale taglio, la Corte dei Conti all’interno della sintesi di 120 pagine sul lavoro svolto nell’ultima parifica del 13 dicembre, parte da lontano: dai debiti mai ripianati nel bilancio 2016 e 2017, calcolati in un miliardo e 103 milioni, che vanno a sommarsi al miliardo e 26 milioni di euro frutto della verifica sull’ultimo esercizio 2018. Debiti del 2018 che, in virtù dell’articolo 42 del D.gls. 118 del 2011, potranno essere ripianati a partire dall’esercizio 2020. Per quelli degli anni precedenti, che comprendono anche le quote di riequilibrio dei precedenti disavanzi, la Corte non lascia invece possibilità: dovranno essere inseriti nel rendiconto 2019. La regione aveva già predisposto “pertinenti stanziamenti” per 866 milioni di euro in bilancio, con la funzione “unicamente di sterilizzazione dell’anticipazione di liquidità”. Per raggiungere quota 1 miliardo e 103 milioni la regione ha dovuto trovare in fretta capitoli da svuotare.

I tagli alla Sanità

La lista dei capitoli è lunga. Ci sono 9 milioni in meno per la quota a carico regionale delle assegnazioni del fondo sanitario nazionale. Cioè, in sostanza, meno soldi per le cure. Evapora anche più di un milione destinato all’assistenza sanitaria degli extracomunitari irregolari.

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Calamità, né prevenzione né soccorso

La mannaia colpisce anche la sicurezza: 134 mila euro in meno per i servizi di pronto intervento in caso di “pubbliche calamità”. Non sono i soli che penalizzano la risposta alle emergenze: la prima assistenza in caso di disastri atmosferici deve rinunciare a 588 mila euro, cui si sommano i 515 mila per le “emergenze infrastrutturali” e gli interventi “di protezione civile”. Taglio da un milione sul fondo in favore delle imprese colpite da calamità naturali e di 200 mila sui contributi in meno per lo smaltimento dell’amianto.

Le spese della Regione

Tutti sono coinvolti, anche la stessa regione. Oltre ai tagli sulle forniture degli uffici di diversi assessorati, si dovrebbero risparmiare 2,5 milioni su affitto e leasing di palazzi e uffici e 800 mila euro su bollette elettriche e telecomunicazioni. Cui si aggiungono 245 mila euro per il leasing di auto. Presidente e assessori rinunciano a indennità per 544 mila euro. E c’è un taglio di 71 mila euro su “consulenti ed esperti” che assistono Musumeci.

Trasporto locale e aeroporti

Dopo tanto parlare di continuità territoriale, la Regione taglia sugli aeroporti. Con un colpo di penna, Trapani Birgi rinuncerà a 4,7 milioni. Comiso saluta 750 mila euro destinati per supportare l’attività cargo. Vista l’emergenza, non si può parlare neppure di una strategia. L’unica esigenza è tagliare. Ecco perché, ancor più che sul trasporto aereo, la Regione si abbatte su quello pubblico locale: 12 milioni in meno.

Conto salato per foreste e isole

Se gli interventi post-evento vengono indeboliti, non va meglio per la prevenzione: La vigilanza, custodia e manutenzione delle dighe, tra capitoli di spesa vari, rinuncia a oltre 2 milioni. Vengono prosciugate le risorse necessarie al “funzionamento della commissione tecnica” che supporta il rilascio delle autorizzazioni ambientali. Ci sono anche un milione in meno per il controllo degli incendi e 2,4 milioni per la gestione dei demani forestali. Allarme per le isole: Vulcano deve rinunciare al contributo di 1,2 milioni per il servizio di dissalazione. Pantelleria, Ustica, Lampedusa, Linosa e Lipari ad altri 400 mila euro.

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Due milioni tolti al diritto allo studio

Si allontana l’anagrafe regionale dell’edilizia scolastica. Azzerate le spese informative connesse alla sua realizzazione (143 mila euro). Addio a 223 mila euro destinati a ricerca scientifica e tecnologica. Vengono tagliati oltre 800 mila euro di trasferimenti alle scuole pubbliche e quasi 4 milioni di contributi per le scuole dell’infanzia paritarie. Colpito anche il diritto allo studio, con 2 milioni in meno.

Musei, addio manutenzione

Note dolenti anche per gli eventi “artistici e musicali” proposti da enti privati, fondazioni e teatri: i tagli sfiorano i 3 milioni. Cui se ne aggiungono altri 738 mila per i teatri oltre i 500 posti. Per la promozione del turismo saltano 313 mila euro; 556 mila per l’organizzazione di eventi che facciano “propaganda di prodotti siciliani”. Meno manutenzione e sicurezza: sforbiciata di 154 mila euro per le riparazioni “ordinarie” nei musei e sulle attrezzature antifurto nelle zone archeologiche.

Si svuotano i contributi anti-racket

Niente più fondi per la formazione degli orfani vittime di mafia (-69 mila euro). Azzerati il fondo di solidarietà per le vittime di estorsione (83 mila euro) e i contributi alle associazioni anti-racket (321 mila). Importi tutto sommato contenuti che la dicono lunga sul fatto che serva ogni spicciolo. Più corposi sono i tagli su alcuni controlli: 3,4 milioni in meno per la riscossione delle tasse automobilistiche e ben 25 milioni per commissioni, compensi e rimborsi per gli enti della riscossione dei tributi.

Adozioni e maternità

Oltre ai tagli che colpiscono tutte le famiglie (dalla sanità all’istruzione) ce ne sono alcuni che riguardano più da vicino le coppie che hanno o vogliono a vere figli: taglio da 111 mila euro per i contributi alla maternità per le famiglie meno abbienti, di 100 mila euro per il garante di infanzia e adolescenza, di quasi 200 mila sulle spese sostenute per le adozioni internazionali.

Sport, Sicilia fuori campo

Le esigenze di bilancio rappresentano una brutta botta per lo sport. Azzerato il fondo da quasi tre milioni per “il potenziamento delle attività sportive”. Perdono 500 mila euro le società iscritte al comitato paralimpico e altrettanti quelle di serie A e B. L’autodromo di Pergusa dovrà rinunciare a 375 mila euro e la tappa siciliana dell’European Golf Tour non sarà più promossa dalla regione (300 mila euro).

Debiti per pagare i debiti

Il disavanzo complessivo della Regione siciliana, certificato dalla Corte dei Conti, è superiore ai sette miliardi e 300 milioni: 4 miliardi e 760 milioni sono frutto di “riaccertamento straordinario residui”, un miliardo e 300 milioni sono i debiti al 31 dicembre 2014 già oggetto di piano di riequilibrio. Le due voci pesano nell’attuale situazione debitoria annuale rispettivamente per 164 e 172 milioni, a cui si aggiungono le già citate voci per gli esercizi dal 2015 al 2017 e quelle del 2018, comprensive entrambe delle quote di “risanamento” precedenti al 2014. Ci si indebita per pagare i debiti, come sottolineato dalla Corte: “Il 66,3 per cento del debito regionale è rappresentato da mutui a carico della Regione, mentre le anticipazioni di liquidità corrispondono al 32,1 per cento e la quota dei prestiti a carico dello Stato, in costante diminuzione, è ormai soltanto l’1,6 per cento del valore complessivo”.

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