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Fecondazione assistita: non per tutti. In Sicilia il privato ‘batte’ il pubblico 15 a 4

Fare un figlio è sì un atto di coraggio ma spesso anche un privilegio. Riservato a pochi. Si diventa genitori sempre più "da grandi" e si devono fare i conti anche con l'infertilità. La procreazione assistita però non è per tutti e diventa una questione di soldi

È l’infertilità il male silenzioso del nostro tempo destinato a rendere ancora più freddo l’inverno demografico che il nostro Paese sta già vivendo. Dalla relazione del ministero della Salute al Parlamento, emerge che la Sicilia è la terza regione in Italia per numero di centri privati di Pma – Procreazione medicalmente assistita (15) a fronte di appena 4 pubblici. I dati si riferiscono al 2021. Al primo posto c’è la Campania (rispettivamente 21 e 7). Attualmente, in Italia, la fecondazione in vitro contribuisce al 3% circa delle nascite. Vale a dire circa 11 mila nati, mentre nel mondo sono nati più di cinque milioni di bambini. Secondo Ermanno Greco, presidente Sidr (Società Italiana della riproduzione) siamo di fronte ad un’emergenza. “Le cause dell’infertilità – dice a FocuSicilia – sono molteplici, come ad esempio l’inquinamento atmosferico. C’è molta attenzione verso questa patologia, che interessa molte coppie. Si calcola che ci sia un aumento di circa il dieci per cento annuo di richieste di trattamenti di fecondazione in vitro. Non si tengono però bene in considerazione le richieste che giungono dalle persone che hanno difficoltà economiche”.

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Fecondazione assistita: spesso un privilegio in Sicilia

In Sicilia si diventa mamme in media a 31,5 anni contro i 28,6 del 1995. La media di figli per ciascuna donna è di 1,35 contro 1,49 del 1995. Numeri, quelli certificati dall’Istat che danno il senso del profondo mutamento a cui il concetto stesso di famiglia è andato incontro nel corso di quasi tre decenni. Nel 2022, certifica ancora l’Istat, le nascite in Italia sono scese a 393mila, registrando un calo dell’1,7% sull’anno precedente. Secondo gli Stati Generali della Natalità, il 2023 si sarebbe chiuso addirittura con soli 380 mila nuovi nati. Non è solo la difficoltà (oggettiva) di conciliare vita familiare e vita professionale a spingere di fatto molte donne a rinviare o addirittura a rinunciare alla maternità. Fare un figlio è sì un atto di coraggio ma spesso anche un privilegio. Riservato a pochi. Secondo l’Iss (Istituto Superiore di Sanità) circa il 15% delle coppie italiane è affetto da problemi di sterilità che spesso, tra l’altro, gli aspiranti genitori hanno paura o provano vergogna ad affrontare. Le culle, nel frattempo, si svuotano.

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Fecondazione assistita: i privati in Campania e Lazio

Dopo la Campania, è il Lazio la regione italiana dove si registra una maggiore preponderanza di centri privati (21 e cinque pubblici). Il privato prevale sul pubblico anche in Veneto (rispettivamente 11 e due). Situazione totalmente ribaltata, invece, in Lombardia: ‘vincono’ i centri pubblici (sono 12), 9 quelli convenzionati e solo due privati. Una distribuzione più equa ed omogenea delle tipologie di strutture dove si effettuano tecniche di Pma si intravede solo in Toscana con cinque centri privati, cinque pubblici e cinque privati convenzionati. Complessivamente, si rileva sul territorio nazionale una carenza di centri privati convenzionati: ce ne sono nove in Lombardia, cinque in Toscana. Soltanto uno in Piemonte, Lazio e Friuli Venezia Giulia.

Greco: “Una significativa migrazione regionale”

“Occorre tenere presente – spiega il presidente Sidr, Greco – che in alcune Regioni, come ad esempio la Toscana e la Lombardia, esistono numerosi centri privati convenzionati, di conseguenza l’offerta pubblica risulta maggiore. Altre Regioni, invece, sono in attesa di capire se attraverso i budget a loro disposizione riescono a stipulare delle convenzioni, ora possibili grazie ai nuovi Lea, con i centri privati presenti sul territorio. È evidente, allora, che persista in questa fase una significativa migrazione regionale, una mobilità sanitaria che consente di accedere con più facilità alla fecondazione in vitro. Il Lazio, ad esempio, ha una richiesta annuale di 11 mila cicli di Pma, ma il contributo dei centri pubblici è di soli tremila cicli. In sostanza, il settore sanitario pubblico è più attivo laddove oltre ai centri pubblici come gli ospedali operano anche i centri privati convenzionati”.

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La legge 40 dopo vent’anni andrebbe aggiornata

La legge 40/2004 ha compiuto vent’anni. E proprio quest’anno, nello specifico a partire dall’1 aprile, le tecniche della Pma entreranno ufficialmente a far parte dei Lea (Livelli essenziali di assistenza, le cure cioè che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti gli italiani). Ciò significa che, anziché mettere mano al portafogli e spendere dai 3.500 ai 9.000 euro per una fecondazione omologa o eterologa, le coppie di aspiranti genitori potranno accedere a queste tecniche in modo gratuito o tutt’al più pagando il ticket. E qui sta l’inghippo, che nasce proprio a causa della scarsa accessibilità delle coppie ai trattamenti necessari per diventare genitori. Secondo Greco se da un lato i dati “dimostrano la bontà dell’iniziativa legislativa e l’efficacia dei trattamenti di fecondazione assistita”, dall’altro “è necessario, che resti al passo con i tempi. La legge 40 ha comunque vent’anni, per cui andrebbe aggiornata anche in base all’evoluzione tecnologica, in particolare l’uso dell’Intelligenza Artificiale, la diagnosi genetica sull’embrione e le tecniche di preservazione della fertilità”.

Oltre 217 mila bambini nati con tecniche di Pma

“I numeri – prosegue il numero uno della Sidr – sono significativi: oltre 217 mila bambini nati grazie alle tecniche di Pma in 20 anni, con i trattamenti effettuati ogni anno che sono anche raddoppiati, insieme ai tassi di gravidanza. Rilevante, inoltre, anche il forte incremento delle procedure che utilizzano embrioni crioconservati. La legge 40 è un punto di riferimento insostituibile nell’ambito della riproduzione assistita in Italia, regola e tutela i diritti e i doveri delle persone coinvolte nel percorso di Pma e garantisce un chiaro quadro normativo. Occorre tuttavia aggiornarla in funzione del costante progresso tecnologico”.

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Patrizia Penna
Patrizia Penna
Sono nata a Catania nel 1980, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Giornalista professionista, dal 2006 lavoro nell’informazione. Ho lavorato come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Mi sono occupata di organizzazione di eventi e pubbliche relazioni. Ho moderato convegni e tavole rotonde su politica, economia, lavoro e parità di genere ed ho partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche, anche di respiro nazionale, come Caterpillar (Rai Radio 2) e Tutta la città ne parla (Rai Radio 3). Ho tenuto lezioni di giornalismo in licei e istituti tecnici di tutta la Sicilia

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