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Sicilia, in treno “viaggi di ore per pochi chilometri”. Nel 2020 zero investimenti

La quasi totalità della linea è ancora a binario singolo, e oltre la metà dei treni viaggia ancora a gasolio. Le corse, poi, sono meno di un quarto rispetto alla Lombardia. E la Regione, sottolinea il rapporto Pendolaria 2022 di Legambiente, investe nei treni "solo lo 0,2 per cento del bilancio"

Una rete ferroviaria vetusta, non sufficientemente elettrificata e con pochi investimenti da parte della Regione. Questa la situazione della Sicilia nel rapporto Pendolaria 2022 realizzato da Legambiente, che analizza la situazione dei treni regionali e locali, focalizzandosi sul pendolarismo in Italia. La quasi totalità delle linee nell’Isola è a un solo binario, l’85 per cento, e il 46 per cento della linea non è nemmeno elettrificata. Dal report emerge inoltre come le risorse stanziate per la gestione delle corse nel 2020 siano state pari a zero, mentre sul ricambio del materiale rotabile la Regione siciliana ha investito soltanto lo 0,2 per cento del proprio bilancio.

Quattro ore e mezzo da Ragusa a Palermo

Spostarsi in treno all’interno dell’Isola significa quindi affrontare “viaggi di ore”, sottolinea il report, con numerosi cambi “anche solo per poche decine di chilometri di tragitto”. Esemplare il caso della tratta da Ragusa a Palermo, che prevede “solo tre collegamenti al giorno, impiegando quattro ore e 23 minuti per arrivare a destinazione”. Lo studio si concentra anche sul “particolare disagio” che vivono i pendolari che devono attraversare lo stretto di Messina. Qui l’assenza di coincidenze “è particolarmente penalizzante”, con tempi di attesa rilevanti specialmente “sulle direttrici Messina-Palermo e Messina-Catania”.

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I numeri delle ferrovie siciliane

In Sicilia la rete ferroviaria copre poco meno di 1.500 chilometri. Di questi, come detto, 1.267 sono a binario singolo, mentre solo per 223 chilometri si viaggia su linee a binari doppi. Eppure, inaspettatamente, in Italia c’è chi sta peggio: in Basilicata, Molise e Sardegna oltre il 90 per cento delle linee sono a un solo binario. Situazione migliore invece in Lazio, con solo il 25 per cento delle linee a singolo binario. Seguono Liguria (32 per cento) e Friuli (38 per cento). In Sicilia i chilometri di binari elettrificati sono 801, quelli non elettrificati 689, il 46 per cento del totale. Oltre la metà dei treni viaggia quindi con combustibile, e la Regione ha investito 180 milioni di euro per 22 treni Blues “ibridi” che possono viaggiare sia con propulsione elettrica che a gasolio. Si tratta del terzo dato peggiore in Italia dopo Sardegna e Valle d’Aosta. Bene invece la Liguria, dove meno del 3,5 per cento della rete non è elettrificata, seguita da Umbria (cinque per cento) e Lazio (7,5 per cento). Anche per quanto riguarda i treni la Sicilia è indietro. L’età media supera i 19 anni, contro una media italiana di 15 anni e mezzo, dato che dovrebbe migliorare con i nuovi treni acquistati. Secondo Sabrina De Filippis, direttore business regionale Trenitalia, “con questi acquisti l’età media dei mezzi scenderà a sette anni”.

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Corse insufficienti: 4 volte meno che in Lombardia

Il report fotografa anche l’utilizzo della rete da parte dell’utenza. Prima della pandemia, l’utilizzo dei treni in Sicilia era in aumento, essendo passato dai 42 mila viaggi del 2018 ai 47 mila del 2019. I numeri si sono ridotti nel 2020 con l’arrivo del Covid. In quell’anno il numero di corse giornaliere è arrivato a 494, ma cinquanta riguardano la Circumetnea, che gestisce la metropolitana di Catania oltre alla storica ferrovia a scartamento ridotto che collega il capoluogo etneo a Riposto toccando diversi paesi intorno all’Etna. Le corse nella regione più grande d’Italia gestite da Trenitalia sono state quindi 444, estremamente ridotte se paragonate a quelle delle altre regioni, si legge nel rapporto. “Le corse in tutta la Sicilia sono, ogni giorno, 494 contro le 2.150 della Lombardia, una differenza di 4,3 volte”. Peccato che a livello di popolazione “la Lombardia conta ‘solo’ il doppio degli abitanti siciliani”. Il ridotto numero di corse, precisa il report, dipende anche da situazioni particolari “come quella della linea Palermo-Trapani (via Milo), ancora chiusa dal 2013 a causa di alcuni smottamenti di terreno”. Nove anni dopo, il problema non è ancora stato superato e la linea rimane inattiva.

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Investimenti sulle corse nel 2020: zero

Per quanto riguarda gli investimenti sul servizio ferroviario, il rapporto ricorda come i finanziamenti statali siano diminuiti “del 21,5 per cento tra il 2009 ed il 2019, mentre i passeggeri crescevano di oltre l’otto per cento”. Da circa 15 anni le Regioni hanno la responsabilità di definire il Contratto di Servizio con i gestori. Gli enti locali avrebbero dovuto quindi “individuare risorse nel proprio bilancio per potenziare il servizio e per il materiale rotabile”, ma in molti casi dopo i tagli statali “non sono state recuperate risorse”. È il caso della Sicilia. Nel 2020 l’investimento sul servizio, quindi sull’organizzazione delle corse, è stato pari a zero, mentre quello sul materiale rotabile è stato di 44 milioni, lo 0,2 per cento del bilancio regionale.
Nel resto d’Italia soltanto la provincia autonoma di Bolzano ha stanziato per le ferrovie più dell’un per cento del Bilancio, ma il report segnala anche i buoni risultati della Puglia, “con lo 0,5 per cento di stanziamenti”, mentre le performance di Veneto, Lazio e Piemonte sono “non all’altezza della quantità di pendolari presenti”. Per alcune regioni come Basilicata e Sardegna, inoltre, i dati non sono nemmeno disponibili.

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La situazione sullo Stretto

Anche la situazione sullo stretto di Messina non è delle migliori. Secondo Legambiente i disagi dei pendolari potrebbero essere mitigati “riorganizzando gli orari dei traghetti a Messina e a Villa San Giovanni”, garantendo così “tempi di attesa ridotti al minimo per i treni”. Alcune scelte aziendali delle compagnie dei traghetti hanno contribuito a peggiorare la situazione. Il report cita “lo spostamento dei traghetti Fs Bluferries dal porto storico di Messina a quello di Tremestieri”, che avrebbe penalizzato “migliaia di pendolari sulle due sponde, i quali non hanno più usufruito di un trasporto pubblico garantito da Ferrovie dello Stato”. Dal 2015, inoltre, è vietato il cosiddetto “interlining”, ovvero la possibilità di utilizzare il biglietto di una compagnia su qualsiasi nave. Rivedere queste decisioni potrebbe migliorare la situazione, ma secondo Legambiente tali interventi vengono rinviati “perché assurdamente considerati alternativi al Ponte, benché permetterebbero di rendere da subito più attraente per i turisti la zona dello Stretto e aiutare studenti e pendolari”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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