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Ferrovie in Sicilia, potenziate “entro il 2030”. Ma l’alta velocità resta miraggio

Molti gli interventi previsti nell'Isola, anche grazie alle risorse aggiuntive del Pnrr. Si punta a velocizzare le tratte più lunghe e completare i lavori della Metropolitana di Catania e del tram a Palermo. Le previsioni nel report Pendolaria 2022 realizzato da Legambiente

Otto anni per rilanciare il trasporto ferroviario in Sicilia e in Italia. Sfruttando anche le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede di “spingere sulla cura del ferro” contribuendo a realizzare “infrastrutture rilevantissime” da qui al 2030. Sono le prospettive contenute nel rapporto Pendolaria 2022 realizzato da Legambiente, che analizza la situazione dei treni regionali e locali, focalizzandosi sul pendolarismo. Sul tavolo, per la Sicilia, ci sono numerosi interventi, dall’anello ferroviario di Palermo al raddoppio delle linee Palermo-Messina, Palermo-Catania e Messina-Siracusa, fino al completamento della Metropolitana etnea. Secondo il rapporto, infatti, occorre dare priorità alle aree urbane, “con interventi di potenziamento delle linee ferroviarie intorno ai grandi nodi, di metropolitane e tram”. Sullo sfondo l’alta velocità, che almeno per ora rimane un miraggio per l’Isola. Secondo Legambiente è essenziale “velocizzare le percorrenze” sui territori esclusi, altrimenti “per chi vive in Sicilia le possibilità di muoversi in treno rimarranno limitate come sono oggi”.

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Frequenza da migliorare

Il report descrive la situazione attuale delle ferrovie, sottolineando “l’inadeguatezza della rete” ma anche “la frequenza inadeguata rispetto alla domanda”. La situazione in Sicilia potrebbe migliorare notevolmente se venissero completati alcuni interventi previsti nei prossimi anni. Si comincia dall’anello ferroviario di Palermo, attualmente non attivo, che metterebbe a disposizione degli utenti una corsa ogni cinque minuti. Sempre nel palermitano, è previsto il rafforzamento della linea Brancaccio-Fiume Torto e il completamento del passante di Palermo, che porterebbe a 15 minuti la frequenza dei treni tra Punta Raisi e Termini Imerese, che oggi passano ogni trenta minuti o addirittura ogni ora. C’è poi il capitolo delle grandi linee – Palermo-Messina, Palermo-Catania e Messina-Siracusa – che oggi partono a intervalli di oltre un’ora. Con il raddoppio e la velocizzazione, nel 2030 la frequenza dovrebbe scendere tra i 30 e i 60 minuti. Infine gli interventi sulla metropolitana etnea, con una frequenza di treni ogni cinque/dieci minuti.

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Il potenziamento della rete

A proposito di potenziamento delle linee, il report cita quattro casi. Si parte dalla velocizzazione Catania-Siracusa, dal costo stimato di 137 milioni di euro. Di questi 88 sono già finanziati, mentre 49 devono essere ancora reperiti. Per quanto riguarda invece la velocizzazione della Siracusa-Gela, l’opera costerà 200 milioni di euro, ma i finanziamenti devono essere ancora individuati. Discorso diverso per il ripristino della linea Caltagirone-Gela, dal costo di 265 milioni interamente stanziati, e per il nuovo collegamento con l’aeroporto Birgi di Trapani, per 40 milioni di euro. Il report sottolinea l’importanza di una programmazione adeguata. “Un errore che non si deve commettere è quello di continuare a mettere in fila progetti di grandi opere con spese enormi”. Per questo Ferrovie dovrebbe impegnarsi a “realizzare l’enorme numero di interventi previsti sulla rete” presentando al contempo un progetto di miglioramento del servizio “che permetta di utilizzare al meglio infrastrutture su cui si stanno investendo così tante risorse”.

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I nuovi treni elettrici e ibridi

Alcuni passi in questo senso sono già stati fatti. Il report Pendolaria ricorda che la Sicilia è stata “la prima regione nel Sud Italia dove i pendolari possono viaggiare sui treni Pop, i convogli di ultima generazione di Trenitalia”. Si tratta di 25 treni elettrici, a cui a partire da quest’anno si aggiungeranno 22 treni ibridi denominati “Blues”, che possono viaggiare sia con propulsione elettrica che a gasolio colmando almeno in parte il gap di elettrificazione della rete dell’Isola. L’entrata in servizio dei 47 nuovi treni, sottolinea il rapporto, “permette la riduzione dell’età media dei convogli dai 24,5 anni a 7,6”. I nuovi acquisti rientrano nel contratto di servizio sottoscritto a maggio 2018 tra Regione e Trenitalia, “che prevede investimenti per oltre 426 milioni, di cui circa 325 destinati all’acquisto di nuovi treni per potenziare la mobilità regionale e metropolitana nell’isola”. A queste risorse vanno ad aggiungersi alcuni stanziamenti del Pnrr. Con i fondi del Next Generation Eu, infatti, “verranno acquistate nuove carrozze notte per i treni in Sicilia”.

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I numeri della Metropolitana

Interventi significativi riguarderanno poi la Metropolitana di Catania, con la realizzazione di oltre 25 chilometri di linea per collegare la città con l’aeroporto Fontanarossa e i centri di Misterbianco e Paternò. Quest’ultima tratta, dal costo complessivo di 432 milioni, può contare su un finanziamento di 371 milioni inserito nel Pnrr. I 600 milioni necessari per la realizzazione delle altre tratte provengono da vari canali di finanziamento, dal decreto “Sblocca Italia” al Fondo Sviluppo e Coesione, dal Fondo per il rilancio degli investimenti della Legge di Bilancio 2019 ai bandi del ministero dei Trasporti. La metropolitana etnea, si legge nel rapporto, ha ottenuto negli ultimi anni risultati significativi. “Nel 2019 è stata utilizzata da sette milioni di passeggeri, a fronte dei 5.762.000 dell’anno precedente”, numeri che rappresentano “un successo” per l’infrastruttura. Dall’altro lato dell’isola, anche il sistema tranviario di Palermo ottiene giudizi positivi. Nel 2019 trasportava “circa otto milioni di passeggeri l’anno”, ma entro il 2026 “dovrebbe essere completata una rete tranviaria di 84 chilometri che trasporterà 80 milioni di passeggeri”.

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Biglietti (troppo) economici

Il report fornisce infine dei dati sul costo dei treni regionali. In Sicilia il costo medio di una tratta di circa 30 chilometri è di 3,4 euro. I biglietti più cari sono quelli della Lombardia (4,1 euro), seguita da Liguria (3,9 euro) e Piemonte (3,7 euro). Dal lato opposto della classifica, i ticket meno cari sono quelli di Emila Romagna (tre euro), Puglia (2,7 euro) e Lazio (2,6 euro). In generale il costo dei biglietti regionali in Italia è “più basso che negli altri Paesi europei”. Nel Regno Unito e in Germania un ticket ferroviario costa in media oltre 12 euro, mentre in Francia circa otto euro. In linea con i prezzi italiani la Spagna, dove un biglietto costa in media 3,5 euro. Per Legambiente il costo diverso tra l’Italia e gli altri Paesi dipende dal “binomio qualità mediocre/prezzi bassi”, ma il gap si sta progressivamente riducendo “grazie ai nuovi treni in circolazione”. Per il futuro, conclude il report, serve “una chiara prospettiva di investimenti nel servizio a coloro che oggi prendono il treno e a quei milioni di italiani che vorrebbero un’alternativa all’automobile”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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