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Letame e lombrichi, l’idea del fertilizzante bio a Maletto

Luca Tirendi e Simone Caserta si sono lanciati a capofitto nel settore della lombricoltura. La loro azienda si chiama Biotica e produce humicum, un fertilizzante organico naturale al 100 per cento

Letame e lombrichi possono essere le basi di un’innovativa idea imprenditoriale. Lo dimostra la storia di Luca Tirendi e Simone Caserta, due giovani di Maletto (Catania), che dalle aziende edili di famiglia si sono lanciati a capofitto nel settore della lombricoltura, un business naturale e sostenibile.

Fertilizzante naturale

La loro azienda si chiama Biotica e produce humicum, un fertilizzante organico naturale al 100 per cento. Per farlo utilizza milioni di lombrichi Eisenia Fetida: questi vermi raddoppiano la propria popolazione nell’arco di cinque mesi e nell’allevamento sono così tanti che vengono calcolati a metri quadri e non a numero effettivo. I lombrichi si nutrono di letame ed espellono la sostanza fertilizzante, spiega Luca Tirendi: “Conta molto la qualità della ‘matrice’. Gli escrementi ovini sono i migliori, poi ci sono quelli di cavallo e infine i bovini. Tutta la materia che utilizziamo proviene da allevamenti al pascolo, conformemente al Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN)”. Nello stabilimento ai piedi dell’Etna si procede al compostaggio e quando il letame è maturo viene immesso nelle lettiere ombreggiate dove sono sistemati i lombrichi. “Dopo circa sei mesi avviene l’estrazione: gli animali vengono spostati e sotto rimane l’humus”. Il componente organico è quindi imballato e conservato all’interno di capannoni con teli oscuranti e adeguato ricambio d’aria, per mantenerne intatte le proprietà.

Tre canali di vendita

Un quintale di questa sostanza viene pagato 50 euro dalle aziende agricole, mentre il prezzo è ovviamente più alto se c’è intermediazione nella vendita. Al momento il 70 per cento degli ordini arriva dai grandi marketplace online come Amazon o eBay. Il resto è costituito dalle vendite dirette alle realtà del territorio o da quelle conto terzi tramite i propri rappresentanti in Sicilia, che trattano con i rivenditori di prodotti agricoli. “Sull’isola rimane circa il 30 per cento dell’humus che produciamo. Il resto viaggia verso il Nord Italia o l’estero: Francia, Germania e Inghilterra”. Dalle 30 tonnellate prodotte lo scorso anno, Biotica punta a passare a 80 nel successivo: un salto di qualità necessario per allargare il proprio mercato.

Sacrifici e soddisfazioni

Le difficoltà non mancano, perché Biotica ha aperto le vendite dal febbraio 2018 e ha ancora un po’ di strada davanti a sé prima di camminare sulle proprie gambe. I due soci hanno investito circa 80 mila euro nell’avviamento tra impianti, macchinari e pubblicità; il fatturato dell’ultimo anno di attività (che per Biotica si calcola da giugno a dicembre) si aggira sui 16 mila euro. Tirendi e Caserta lavorano ancora nelle rispettive aziende edili al mattino, per poi dedicarsi alla loro startup appena possibile, restando sempre all’erta per curare consegne e rapporti con i clienti. “La nostra giornata comincia alle 7 e finisce non prima delle 21. Sabati e domeniche esistono raramente”. Di certo bisogna rinunciare a qualcosa, che nel caso di Tirendi sono spesso serate e momenti di svago con gli amici. Ma con il tempo arrivano anche le soddisfazioni: “In tanti ci stimano e vengono in azienda per farci i complimenti. Quando abbiamo cominciato, nella regione non c’era produzione. Ora il momento è propizio”.

Amore per la terra

L’humicum è una valida alternativa ai fertilizzanti artificiali e può soddisfare la domanda crescente di metodi di produzione biologici nell’agricoltura. “In Sicilia tanti gridano al bio, ma poi non lo mettono in pratica perché i costi produttivi sono maggiori”. I due soci di Biotica hanno regalato parecchi sacchi di humus ai contadini locali, per far provare loro la differenza con il concime chimico: “È un prodotto che fa bene alla terra, perché le restituisce sostanze organiche e riporta la vita dove non c’era”. Un discorso che, in senso, metaforico, vale pure per la Sicilia. A Maletto, paesino etneo di nemmeno 4 mila abitanti, Tirendi e Caserta hanno deciso di costruire il proprio futuro: “Chi va altrove non ha voglia di combattere. Noi amiamo il territorio dove siamo cresciuti”.

Vincenzo Genovese
Vincenzo Genovese
Nato nel 1990, giornalista professionista dal 2016. Vedo la vita come un giardino di sentieri che si biforcano e cerco di sbagliare strada il meno possibile.

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