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Il panettone terrone, Fiasconaro: “Mi prendevano per matto”

Si è conquistato il rispetto dei mastri settentrionali e ha dato un'accelerazione all'impresa di famiglia. Il fatturato cresce. Eppure Nicola Fiasconaro continua a puntare sul "classico uvetta e canditi”

Con o senza canditi, farcito con crema, glassato: qualsiasi sia il gusto scelto, non è Natale senza panettone. Per il maestro pasticcere Nicola Fiasconaro, responsabile del settore produttivo dell’azienda di famiglia, però, “il panettone è uno: il classico uvetta e canditi”. Quindici sono le varianti proposte dall’azienda dolciaria palermitana, ma il tradizionale panettone – assicura il maestro – “non sarà mai messo in seconda fila perché è da sempre e sarà il capofila nonostante le esigenze di mercato o la creatività dei pasticcieri, che hanno l’esigenza personale di inventarsi ogni anno una novità”.

Da Castelbuono all’export

Fiasconaro nasce 66 anni fa a Castelbuono come gelateria. Nel corso degli anni ha aperto le porte all’alta pasticceria ma la svolta arriva vent’anni fa: partono allora i primi container di panettoni e degli altri assortimenti dolciari e culinari. Perché il panettone è sì il prodotto principale ma accanto ci sono i mieli, le confetture, i torroni, la frutta martorana e anche passiti e bollicine. Sono gli anni in cui Fiasconaro inizia ad esportare negli Stati Uniti, nel mondo arabo e in quello asiatico, mercati in cui è tuttora presente. In Italia i prodotti Fiasconaro iniziano a circolare una decina di anni prima di quella svolta che ha proiettato l’azienda verso l’internazionalizzazione della produzione. In Sicilia invece, pur contando oggi sulla collaborazione di partner presenti in tutte le province, è Palermo la città che adotta sin dall’inizio i prodotti Fiasconaro: “Lì giochiamo in casa da sempre”.

Il panettone in Sicilia

L’idea di un “terrone” che fa il panettone nasce perché il panettone trent’anni fa in Sicilia era un settore inesplorato: “All’epoca a farlo, oltre alle industrie, erano pochissimi bravi pasticceri a Treviso, Torino e Milano”. Rientrato in Sicilia poco più che ventenne dopo aver fatto esperienze in giro per l’Italia, Nicola Fiasconaro propone al padre di aggiungere alla lista di prodotti dolciari che già produceva anche il panettone. “L’inizio è stato traumatico, mi prendevano per matto”. I primi anni, dunque, qualche difficoltà c’è stata: “Era un problema culturale: nelle prime manifestazioni a cui abbiamo partecipato, i prìncipi del panettone non erano molto contenti di vedere il terrone che invadeva i loro spazi. Poi hanno iniziato a rispettarci perché capivano che nei nostri prodotti c’era la loro cultura delle paste acide e del lievito madre, ma con quello che il nostro giacimento agricolo offre, come ad esempio la manna, che è una resina alimentare delle Madonie”. E così, “piano si sono create sinergie imprenditoriali che oggi ci consentono di sentirci a casa dovunque andiamo”.

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Fatturato in crescita

Il bilancio sociale 2019 non è ancora ufficialmente chiuso ma si prevede luna crescita simile a quella dello scorso anno. “Nel 2018 siamo cresciuti del 18 per cento e quest’anno arriveremo all’incirca alla stessa soglia. Se non ci si arriva sarà questione di un punto in meno”. Tradotto in euro si parla di 3,5 milioni di incremento. “Un risultato che non può che inorgoglirci”, afferma Fiasconaro. “Oggi lavorano in azienda 150 persone. Se aggiungiamo l’indotto vuol dire dare serenità a centinaia di famiglie. È una grande responsabilità, una scommessa che di anno in anno si conferma e consolida”. Se chi la vince, secondo il maestro, è sempre il tradizionale panettone, prodotto di punta è l’Oro verde, il panettone al pistacchio: “Ci sono centinaia di pasticcieri che giocano ad imitare il panettone al pistacchio Fiasconaro. Ne siamo orgogliosi perché l’importante è che ci continuino ad imitare gli altri”.

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Paola Giordano
Paola Giordano
Classe ‘89, sono cresciuta, nel paese che diede i natali a Giovanni Verga, con la passione per il giornalismo.

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