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Fondare una startup in piena epidemia: le mascherine iMask

Salvatore Cobuzio è passato dal suo e-commerce per i matrimoni, Martha's Cottage, ai dispositivi di protezione. E con altri soci ha deciso di partire mentre l'Italia era ferma

Fondare una nuova società non capita tutti i giorni. Capita ancora meno spesso di farlo andando dal notaio in tuta e con la mascherine sul viso. È quello che, ad aprile, hanno fatto Giovanni Gallo e Salvatore Cobuzio. La società si chiama iMask, ha sede a Siracusa e ha ideato mascherine riutilizzabili all’infinito ed ecosostenibili. Quella “i” non vuole scimmiottare Apple ma sta per “Italia”: la produzione è infatti tutta nazionale. Da maggio è iniziata la vendita.

L’idea nata a distanza

L’idea di una mascherina non poteva che nascere in quarantena, tra cinque imprenditori locali. “Durante una delle tante video call con amici, ci siamo soffermati sul tipo di mascherine che ognuno di noi indossava e abbiamo pensato di crearne una tutta nostra”, racconta Cobuzio, con-fondatore e ceo di iMask. Fino a ieri, la sua unica attività era quella di guidare Martha’s Cottage, e-commerce dedicato al mondo dei matrimoni (non certo un settore fortunato in questo periodo di cerimonie vietate). Il passo dai confetti alle mascherine non è piccolo. Lo spunto di iMask nasce da quattro chiacchiere e un’esigenza personale, da trasformare in un business. Sono partiti in cinque, hanno coinvolto medici e virologi. Visto il passato e il presente di Cobuzio, punta molto sull’e-commerce. Verrà prodotta e venduta su tutto il territorio italiano, strizzando l’occhio anche verso il mercato estero. La prima parte della produzione avverrà a Pesaro, ma sono già stati presi accordi anche con altre fabbriche. Messa in piedi in poche settimane, iMask conta già circa mille persone che, direttamente o indirettamente, lavorano alla sua realizzazione. “Tra fondatori e soci siamo circa una ventina, ma il numero è destinato ad aumentare”, spiega Cobuzio.

Nuovo scenario, soliti problemi

Coronavirus o meno, i problemi sono sempre gli stessi. A frenare la nascita della startup non è stata tanto l’emergenza quanto i soliti ostacoli che incontra chi vuole aprire un’attività partendo dalla Sicilia. Nessun prestito o finanziamento, solo un piccolo aumento di capitale da parte degli imprenditori coinvolti. “Fare impresa digitale nella nostra terra è sempre complicato, soprattutto per la logistica. Ma abbiamo le spalle larghe e siamo andati abbastanza veloci, nonostante abbiamo dovuto operare attraverso videocall per il deposito di brevetti e marchio”. A proposito di brevetti, qualche intoppo è nato con le certificazioni: non esiste infatti una nomenclatura nella quale far rientrare le mascherine di iMask. In attesa che l’iter di certificazione come dispositivo medico si completi, il dispositivo è sul mercato grazie alla deroga (prevista dal Cura Italia) che consente la vendita senza validazione preventiva. Sono “come ffp3”, anche se sarebbero “una loro evoluzione”, che Cobuzio definisce “una ffp3 plus”. Al momento, però, l’unico elemento certificato è il filtro.

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Che cosa fa iMask

Le mascherina sono semipermanenti e composte da tre parti: il corpo principale, realizzato con un materiale gommoso, simile al silicone, avvolge e si adatta alla forma del viso; il filtro, sostituibile una volta al mese e (terzo elemento) la cartuccia che lo contiene, che evita il contatto con la pelle. Niente elastici e bottoni quindi, più facile da trattare, pulire ed igienizzare. Al momento le tipologie disponibili sono tre, ma si punta a introdurre presto nuovi colori e le versioni distinte per uomo, donna e bambino. Tra gli obiettivi del progetto c’è anche la riduzione dell’impatto ambientale. iMask, infatti, può essere utilizzata infinite volte ed è riciclabile. Visto che l’utilizzo di mascherine sarà obbligatorio, potrebbe diventare un tema non soltanto sanitario ma anche economico: acquistare le usa e getta in grande quantità potrebbe incidere sul bilancio familiare e (al netto dei provvedimenti del governo) ancor di più su quello delle imprese. Secondo Cobuzio, “una fabbrica risparmierebbe più dell’800 per cento in mascherine rispetto a quelle usa e getta che si trovano ormai ovunque e che pesano non solo sulle finanze di chi le consuma ma anche in tema di inquinamento”. Il sito di iMask, online dal 4 maggio, ha raccolto un migliaio di richieste.

Aggiornato il 14 maggio alle ore 18: Per rimarcare, come scritto nella versione originale dell’articolo, che iMask è “in attesa che l’iter di certificazione come dispositivo medico si completi”, si sottolinea che la mascherina è priva di certificazione Ffp3.

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Marco Carlino
Marco Carlino
29 anni. Laureato in Comunicazione. Scrivo di consumi e innovazione.

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