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Fondi Ue, 7 miliardi spesi per un quarto. E il rischio è l’inefficacia

Si possono davvero perdere i finanziamenti strutturali in Sicilia? Non secondo i numeri ufficiali. "Il vero problema è che non raggiungiamo gli obiettivi", spiega Alfio la Rosa di Federconsumatori, esperto di programmazione europea

Per il periodo di programmazione 2014-2020 alla Sicilia sono destinati dall’Unione europea investimenti per un totale di sette miliardi e 300 milioni di euro. A ottobre 2019 sono però state disposte spese solo per un miliardo e 807 milioni. Un ritardo che, denunciato nel corso dei mesi dal centro studi Pio la Torre e dal neo ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, potrebbe comportare innanzitutto la dismissione dei fondi destinati al raddoppio ferroviario Palermo-Carini, opera da 160 milioni. Secondo l’Unione europea, il problema riguarda due questioni: il disimpegno del governo italiano nell’erogazione dei cofinanziamenti e il cronico ritardo nella programmazione delle spese nei programmi operativi (Po).

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La denuncia di Lemaitre: “L’Italia non investe nel Sud”

La denuncia sul disimpegno nella spesa viene direttamente dal direttore generale della Politica regionale e urbana (DG Regio) della Commissione europea Marc Lemaitre, che negli scorsi giorni ha inviato una lettera al governo italiano nella quale si stigmatizza la diminuzione della quota di finanziamento al Mezzogiorno, passata nel periodo 2014-2020 allo 0,43 per cento del prodotto interno lordo nazionale: nel sei anni precedenti era lo 0,47. A conti fatti però, Lemaitre evidenzia una riduzione effettiva allo 0,38 per cento già nel 2017. Una situazione che potrebbe comportare, senza interventi politici, un taglio dei sette miliardi previsti all’interno dei programmi europei nell’Isola. I fondi sono attualmente così suddivisi: per il Fondo di sviluppo regionale (Fesr), a fronte dei 4 miliardi e 300 milioni previsti, ne sono stati spesi poco più di 1 miliardo (il 24 per cento), con un cofinanziamento italiano totale pari a 854 milioni. Per il fondo sociale europeo (Esf), il totale ammonta a 820 milioni, di cui spesi solo 128 (16 per cento), e un cofinanziamento italiano pari a 205 milioni. Due miliardi e 180 milioni sono, infine, previsti dal Fondo sviluppo rurale (Eafrd), di cui sono stati spesi finora 640 milioni (29 per cento), su un cofinanziamento italiano che supera gli 800 milioni. Come già avvenuto in passato, l’ipotesi più probabile è una loro ripartizione in momenti successivi.

Per la Corte dei conti il problema è la programmazione

Il secondo monito, relativo alla mancata efficacia dei programmi operativi regionali, viene invece dalla Corte dei conti europea. E non riguarda solo la Sicilia: in tutta Europa “per i periodi di programmazione 2007-2013 e 2014-2020, la tardiva adozione del quadro normativo ha comportato che la maggior parte dei Po non è stata approvata prima che fosse trascorso un anno dall’inizio del periodo di programmazione. Ciò ha avuto un inevitabile effetto a catena sull’avvio della spesa dei fondi assegnati” spiegano, sottolineando come “ad inizio 2018, il tasso di assorbimento medio per l’Ue si attestava al 97,2 per cento. Numerosi Stati membri non sono riusciti ad utilizzare tutti i fondi disponibili e, a fine 2017, i fondi inutilizzati sono ammontati a 4,4 miliardi di euro”. Tra gli escamotage utilizzati più comunemente per aumentare l’assorbimento dei fondi, la Corte dei conti europea sottolinea il largo uso di “modifiche dei Po, divisione dei progetti in fasi tra due diversi periodi di programmazione, co-finanziamento ex post dei progetti, anticipi versati a strumenti finanziari e anticipi contrattuali”.

La Rosa: “Non perdiamo i fondi, ma gli obiettivi”

“Tutti quelli evidenziati dalla Corte dei conti europea, sono comportamenti che caratterizzano la gestione dei fondi strutturali in Sicilia”, commenta Alfio La Rosa, presidente di Federcosumatori Sicilia e membro dei comitati di sorveglianza dei fondi strutturali europei e del tavolo di partenariato, nonché responsabile uscente dei fondi Ue per Cgil Sicilia. La Rosa sottolinea come dopo decenni di investimenti, “non abbiamo avuto benefici tangibili dai fondi sul Pil, sull’occupazione o sulla qualità della vita. Questi fondi vengono utilizzati in sostituzione di quelli statali. Il problema quindi non è la spesa dei fondi, che alla fine viene fatta con perdite marginali, ma la qualità della spesa stessa”. A destare preoccupazione sono però i tempi di espletamento. “A fine giugno – prosegue La Rosa – in Sicilia avevamo concluso il 17 per cento dei pagamenti per i fondi strutturali, meno di 900 milioni, mentre la media delle regioni del Sud è al 19. Un evidente problema di capacità previsionale e di programmazione, anche sui piani di investimento”. Un esempio? “Nella vecchia programmazione 2007-2013 un bando da 600 milioni sulle energie rinnovabili non speso è stato poi ripartito in progetti che non hanno poi lasciato qualcosa sul territorio. Questo è il vero problema: non si guarda all’obiettivo, ma a come spendere i fondi a disposizione. Il beneficiario ultimo deve essere il cittadino. E per la programmazione 2021-2027, su cui si sta lavorando in questo momento per l’accordo di partenariato, rischiamo di fare gli stessi errori”, conclude La Rosa.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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