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Niente didattica a distanza: la formazione è in stallo

La formazione da un mese lavora da remoto, e senza la didattica a distanza come nelle scuole. Ma non bastano i tablet: le associazioni datoriali chiedono interventi strutturali

La formazione professionale in Sicilia è in difficoltà. A differenza delle scuole, nelle quali la didattica a distanza (DaD) è stata attivata già all’indomani dell’obbligo di chiusura per prevenire il rischio contagio da Covid-19, chi effettua formazione anche per ragazzi in obbligo scolastico (i percorsi leFP), non ha mai ricevuto istruzioni in merito. E deve attuare una soluzione diversa, “la formazione a distanza, che prevede tracciamento e risorse ben superiori, pone dei paletti che nella scuola non ci sono”. Ad affermarlo è Emilio Romano, presidente di Arché, uno dei maggiori istituti di formazione professionali di Catania, nonché di Forma.re. Un “stallo” del sistema che riguarda anche i corsi per adulti, oltre a 1500 corsi liberi autofinanziati, e denunciato in una lettera pubblica dalle associazioni datoriali siciliane del comparto (Asef, Anfop, Assofor, Cenfop, Forma Sicilia, Forma.re, iForm Confimprese e Feder terziario scuola). Nella lettera, oltre a chiedere i saldi arretrati per i corsi e una rapida riprogrammazione per evitare “il ricorso agli ammortizzatori sociali”, le organizzazioni rendono noto di aver incontrato i dirigenti della formazione regionale, insieme all’assessore al ramo Roberto Lagalla, solo l’8 aprile. Un secondo incontro è avvenuto il 14 con la commissione Lavoro dell’Ars. E la risposta della Regione sembra essere quella contenuta nella nuova Legge di Stabilità: 120 milioni di euro da destinare alla Formazione, con al centro la didattica a distanza. “Con l’assessore ci rincontreremo a fine mese per fare il punto sulla nuova programmazione. Nel frattempo, però, senza una adeguata strategia che contempli anche l’uso di politiche del lavoro attive, quei fondi potrebbero essere insufficienti”, afferma Romano.

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Un sistema formazione da ripensare “in modo radicale”

“Siamo certamente soddisfatti dello stanziamento della Regione, ma è chiaro che le nostre richieste sono complesse e richiedono probabilmente un cambiamento radicale di approccio”, commenta Benedetto Scuderi, presidente di Asef, associazione che raggruppa 60 enti di formazione in Sicilia. La nota condivisa con le altre organizzazioni datoriali mette al centro del problema anche la definizione di un albo dei formatori che sia davvero rispondente a caratteristiche ed esperienza “come da Ccnl”. Secondo Scuderi “il sistema della formazione è ancora fondato su un accreditamento non al passo con i tempi, che richiede un’erogazione di attività che probabilmente non potrà più svolgersi. Dovrà esserci un cambiamento radicale”. Dopo il coronavirus in aula “dieci alunni per 50 metri quadri basteranno?”, chiede Scuderi. Anche la formazione a distanza, ancora da attivare, non ha delle linee guida, soprattutto nella gestione degli stage, vero nodo della vicenda per i corsi per adulti. “Siamo una regione con tantissimi Neet, ovvero persone non impegnate in formazione o stage o nella ricerca del lavoro. Parliamo di alunni che hanno anche 29 anni”, commenta Romano.

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Il Comitato per la formazione mai attivato

“Per dare una risposta a tutto questo, basterebbe attivare quanto previsto per legge: il Comitato per le politiche regionali della formazione”. La convocazione del comitato, previsto dalla legge regionale 23 di riforma del settore del 2019 “non è mai stata fatta, e in quella sede con associazioni datoriali, dirigenti regionali, sindacati e assessore c’è la possibilità di partecipare alla programmazione dei fondi”. Al momento, secondo Scuderi, la ripartizione dei 120 milioni promessi nella legge di Stabilità non è chiara: “non sappiamo quanto sarà allocato nel sostegno agli allievi in difficoltà economiche per l’acquisto di un tablet o per una connessione a internet. Gli interventi comunque non sembrano sufficienti visto l’obbligo del tirocinio”. “Nel contesto in cui operiamo – prosegue Romano -, i nostri studenti vengono per la maggior parte da situazioni socio-economiche complicatissime. E non possono permettersi nemmeno un tablet”. Ma lo strumento, in questa fase, non è il problema principale: “Si deve ripartire con la certezza di un’azione congiunta tra formazione e politiche attive del lavoro, per inserire chi è rimasto indietro in un nuovo contesto lavorativo”, afferma Romano. Il rischio però sembra essere la burocrazia. La stessa che, come sottolineato nella lettera, dal 2016 blocca i 136 milioni di euro dell’avviso 8. “Ci vogliono atti chiari che non si prestino a decine di ricorsi e a rallentamenti enormi. In Sicilia riusciamo sempre a fare norme da 500 pagine quando in altre regioni ne bastano dieci”, conclude il presidente di Asef.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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