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Frane e alluvioni: Sicilia fragilissima. Milioni di euro ma il problema rimane

Tra il 2010 e il 2022 l'Isola è al primo posto con ben 182 eventi registrati. Un record che fa impennare in proporzione il costo pro-capite che grava sui siciliani rispetto agli altri connazionali ed è il doppio della media degli altri Stati europei

Il cambiamento climatico costa 240 milioni di euro l’anno alla Sicilia, un prezzo che ogni siciliano è costretto a pagare per porre rimedio ai danni causati da tempeste, alluvioni, inondazioni e anche dalle ondate di calore. È quanto si ottiene incrociando i dati Eurostat con quelli del rapporto CittàClima di Legambiente: l’Italia nel 2020 è stato il quarto Paese d’Europa per perdite economiche dovute agli eventi climatici estremi, preceduta da Grecia, Francia e Irlanda. La Sicilia, nel 2020, è stata la quarta regione d’Italia ad aver contato eventi estremi, ben 24, mentre nel 2022 ne ha contati 32, la terza d’Italia, ma nell’intero periodo monitorato dall’associazione ambientalista – tra il 2010 e il 2022, l’Isola è al primo posto con ben 182 eventi registrati (erano 175 fino a pochi mesi fa). Un record che fa impennare in proporzione il costo pro-capite che grava sui siciliani rispetto agli altri connazionali: quasi 50 euro a testa, rispetto ai 41 euro del resto d’Italia, di fatto il doppio se confrontato con la media degli altri Stati europei che è di 27 euro per cittadino.

Il monitoraggio degli eventi climatici “CittàClima” di Legambiente

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A un siciliano il dissesto costa il doppio che in Ue

Nel 2020 è stata la Grecia a detenere il record tra tutti i Paesi europei: 90,6 euro pro capite di perdite dovute a danni derivati da eventi climatici. A seguire la Francia (62,05 euro), l’Irlanda (42,16 euro), l’Italia con i suoi 41,45 euro e il Belgio (32,68 euro). Tutti valori superiori alla media europea di 27,13 euro pro capite. Ad incidere sugli effetti dei disastri climatici, la geomorfologia dei territori, oltre che le politiche di prevenzione che differenziano gli Stati. L’Agenzia dell’ambiente europea (Eea), nel periodo tra il 1980 e il 2019 ha calcolato che gli Stati membri dell’Ue, più Norvegia, Islanda e Lichtenstein hanno registrato circa 88 mila vittime e 446 miliardi di euro di perdite a causa degli eventi climatici estremi: cumulando i dati, si tratta del tre per cento del Prodotto interno lordo dei Paesi esaminati. Secondo l’elaborazione di ReteClima, l’Italia risulta tra i Paesi più esposti e meno preparati, con quasi 21 mila vittime registrate, al secondo posto dopo la Francia (23 mila) e prima della Spagna (15 mila). Nel periodo esaminato, l’Italia è al secondo posto come valore totale dei danni: 72,5 miliardi di euro, preceduta dalla Germania e seguita da Francia e Spagna.

Il costo degli eventi climatici estremi nei Paesi Ue-27 (Fonte: Eurostat)

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In corso 528 interventi per 812 milioni di euro

Come si sta intervenendo in Sicilia per proteggere il territorio? Il commissario di governo contro il dissesto idrogeologico nella Regione Siciliana ha per le mani 528 progetti di intervento destinati a mitigare il rischio, per un valore di 812 milioni di euro. I dati sono di Opencoesione e per il 75 per cento si tratta di progetti in corso, mentre il 16 per cento ha già visto la conclusione e il nove per cento sono cantieri da avviare. I cinque maggiori finanziamenti sono destinati al completamento del collettore pluviale B di Catania, per 53 milioni di euro, la riqualificazione dei torrenti Forcile, Nitta e Bummacaro a Catania (quartieri Librino e Santa Maria Goretti, nei pressi dell’aeroporto), per quasi 29 milioni di euro, la sistemazione della collina del Duomo di Agrigento, a rischio dissesto, con lavori da 27 milioni di euro, la riqualificazione dell’alveo del torrente Cataratti-Bisconte a Messina (quasi 22 milioni di euro) e la messa in sicurezza della frana di Letojanni sull’autostrada Catania-Messina, per 16 milioni di euro.

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Le iniziative per mettere in sicurezza i fiumi

Il commissario per il dissesto, che coordina e attua gli interventi di Regione, ministero dell’Ambiente, Comuni e altri enti, coincide come figura di vertice politico-amministrativo con quella del presidente della Regione in carica. Il mese scorso l’attuale presidente Schifani ha avviato 70 cantieri per lavori complessivi da otto milioni di euro, solo in provincia di Messina, per mettere in sicurezza i torrenti. Il precedente governatore, Nello Musumeci, aveva dichiarato che occorrono tre miliardi di euro per la prevenzione del dissesto idrogeologico. Per quanto riguarda l’attività specifica di sicurezza e manutenzione idraulica dei corsi d’acqua, l’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, diretta dal segretario generale Leonardo Santoro, ha chiuso l’ultimo trimestre 2022 con 11 convenzioni stipulate con i Comuni, 13 interventi progettati, altri 78 in corso di esecuzione attraverso risorse del bilancio regionale a valere su fondi Poc (il Piano operativo complementare del Fesr). L’Autorità ha costituito i servizi territoriali in ogni provincia e definito procedure per svolgere più celermente gli interventi. La stagione invernale sarà di certo occasione per valutare i risultati.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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