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La Sicilia in piazza per il clima. Emergenza rischi già nota

In migliaia in piazza per lo sciopero del clima. Nell'isola l'impatto del cambiamento è meno intenso, "ma non sottovalutiamo il problema", spiega il climatologo della Regione Luigi Pasotti

“In milioni scenderemo in piazza per dire ‘ascoltiamo gli scienziati’, per una nuova società fondata su uno sviluppo sostenibile”. Paolo Putrino, 24 anni, è il portavoce catanese di Fridays for future, il gruppo ispirato dall’operato della giovanissima attivista Greta Thunberg, e composto da decine di volontari che hanno organizzato anche a Catania la manifestazione per il terzo sciopero globale per il clima. In piazza già dal primo mattino studenti delle scuole, dai piccoli delle elementari a quelli degli istituti superiori, ma anche associazioni ambientaliste, membri della Società civile e migliaia di cittadini. “Io studio Fisica, mi occupo di temi ambientali già da molti anni e quest’anima dell’ambientalismo legata ai dati scientifici non è la prima volta che emerge. Penso alla March for science, partita nel 2017. Ma Greta ha avuto un impatto ben maggiore”.

In Sicilia un grado e mezzo in più

Partendo dalla Scienza, dai dati climatici globali, anche il direttore dell’unità operativa climatologica del Servizio tutela delle risorse idriche della Regione, Luigi Pasotti, invita i cittadini a non sottovalutare il problema. Nonostante i dati dicano che la Sicilia sia stata mediamente meno colpita dall’innalzamento delle temperature. “Negli studi del clima si ragiona con i monitoraggi di decenni, e quelli dal 1900 a oggi ci dicono che mediamente la temperatura nell’Isola è salita meno di un grado e mezzo, mentre in alcune zone del Nord Italia, come nella pianura Padana, siamo arrivati a 2,5”. Tutto bene, quindi? “No – spiega il climatologo -, dobbiamo renderci conto che l’emergenza clima non è diversa da una parte all’altra del mondo, quindi c’è anche in Sicilia indipendentemente dagli eventi osservati fino ad adesso. Che devono essere letti e monitorati costantemente”.

Aumentano le piogge. E i venti dalla Siberia

La lettura suggerita da Pasotti è che proprio il cambiamento climatico globale abbia favorito in Sicilia un innalzamento delle temperature meno severo rispetto ad altre regioni italiane: “Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito ad un grande aumento di CO2, e nel periodo che si sta concludendo, che va dal 1991 al 2020, le precipitazioni in Sicilia sono aumentate. Siamo ancora a fenomeni già osservati in passato, e al di sotto delle precipitazioni degli anni ’50. Ma – prosegue Pasotti – è da sottolineare come il tipo di circolazione atmosferica dia una maggiore frequenza di moti di masse d’aria fredda provenienti dai Balcani, dalla Russia e dalla Siberia. È molto importante imparare a ragionare in un’ottica globale, perché i mari si stanno innalzando, e quando lo fanno si innalzano in tutto il mondo. Se possiamo vedere modifiche limitate nel nostro territorio non vuol dire che non ci sia pericolo. Possiamo essere più o meno preoccupati? No, dobbiamo esserlo”, dice senza mezzi termini il climatologo, invitando a leggere i dati territoriali con l’attenzione che meritano.

La vera emergenza? Rispettare i rischi già noti

Nell’ultimo mezzo secolo i fenomeni di desertificazione e il rischio siccità in Sicilia sono in media diminuiti, come evidenziato da uno studio dell’università di Catania a cura del professore Vincenzo Piccione. Guardando attentamente i dati, però, si vede come a un rimboschimento delle aree interne e montane, sia corrisposto un aumento del rischio nelle aree urbane, dovuto alla cementificazione e al consumo di suolo. “Ci sono strumenti di governo come il piano dell’assetto idrogeologico Pai che classifica il territorio per pericolosità. Molto importante è che gli strumenti di governo del territorio vengano rispettati. Cosa che in Sicilia, a prescindere dall’emergenza climatica globale, dovrebbe portare a considerare i rischi già presenti e documentati”. Pasotti si riferisce a tragedie come quella di Giampilieri, che il primo ottobre compirà dieci anni. “Ci sono territori in Sicilia, soprattutto nel messinese, caratterizzati da sempre da strette vallate, da alluvioni lampo, flash flood che causano un rapidissimo flusso di grandi masse d’acqua verso il mare. In questo, a parte la percezione negli ambienti urbani, non c’è niente di nuovo”. Le cosiddette “bombe d’acqua”, dunque, non sono una novità in Sicilia. Quella che è cambiata, in negativo, è la risposta dell’ambiente urbano. “Negli ultimi anni abbiamo assistito anche a piene dei fiumi più frequenti in zone come Licata, città attraversata dall’Imera meridionale. L’aumento delle temperature è, naturalmente, più rilevante in ambiente urbano. Un fenomeno che denota l’importanza di salvaguardare e proteggere l’ambiente urbano con arie a verde e una gestione più verde anche del flusso di automobili”, conclude Pasotti.

Salvaguardare l’ambiente urbano

Salvaguardare l’ambiente urbano con il maggior uso di mezzi pubblici, la riduzione dell’uso della plastica, dei rifiuti, sono non a caso tutti temi adottati da associazioni come Legambiente, presente al corteo di oggi. “La nostra economia, soprattutto al Sud, non guarda all’ambientalismo, se non con una serie di persone che promuovono uno stile diverso”, spiega Viola Sorbello, presidente di Legambiente Catania. L’associazione aveva invitato pubblicamente il Comune a rendere gratuiti gli autobus per girare in centro nella giornata dello sciopero del clima di oggi. “Catania non ha accettato la richiesta, come quella di diventare plastic free, un provvedimento già adottato da altri comuni, come quello di Siracusa. Convincere le istituzioni e le aziende a convertirsi alla green economy, anche partendo da cose semplici negli eventi pubblici rinunciando alla plastica, è una cosa fondamentale. Purtroppo dipende dalle singole sensibilità, ma ci si arriverà prima o dopo”. Legambiente, come le altre organizzazioni coinvolte nella grande manifestazione, non avrà bandiere, un divieto presente fin dal primo momento, come sottolineato da Putrino: “È da marzo che facciamo assemblee pubbliche locali, con una regola: niente bandiere, non ci saranno simboli di nessuno, ovviamente compresi quelli di partito”. I trasgressori? “Andranno in fondo al corteo”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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