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Gamification per le aziende. “Risultati misurabili, senza manipolare”

Le regole dei videogiochi sono sempre più usate dalle imprese, "per l'apprendimento ma anche per la sicurezza aziendale", afferma il siciliano Salvo Mica, che se ne occupa con due società: Gameful in Inghilterra e RécréAction in Francia

Il divertimento può essere utile a raggiungere importanti obiettivi aziendali. Grazie alla gamification: applicare le regole dei videogiochi “per dare interesse ad azioni che sono banali o ripetitive”. A spiegare questa frontiera ormai non nuova, ma nettamente in crescita, è Salvatore Mica, gamification designer e digital project manager, ieri ospite in diretta di FocuSicilia. Mica, siciliano, è Ceo and Founder di Gameful Ltd e Coo di RécréAction Sarl: le due società, come suggerisce l’acronimo societario, hanno sede all’estero, rispettivamente in Regno Unito e in Francia, “due realtà dove il mercato è molto più sviluppato”. Ma l’avventura di Mica comincia in Sicilia poco più di dieci anni fa, quando fonda E-Ludo, oggi associazione culturale, che sviluppa videogame. Il passaggio dal mondo dell’intrattenimento a quello dell’imprenditoria non sarebbe stato possibile “senza conoscenze di project managing legato al mondo dei videogiochi, che in questi anni si è ramificato in tanti ambiti diversi, che possiamo sintetizzare in due grandi tronconi: il classico intrattenimento, e quello di cui ci occupiamo noi il game applicato”.

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Un esempio di applicazione: la sicurezza sul lavoro

Oggi le applicazioni, in un mercato globale in costante crescita, sono tantissime: dalle app di allenamento che tengono conto dei chilometri percorsi in costante sfida con amici e conoscenti fino ai software di apprendimento. “Un esempio perfetto sono le regole per la sicurezza sul lavoro, molto conosciute sulla carta ma disattese all’atto pratico viste le statistiche”. Il punteggio, i livelli, e il coinvolgimento tipico del videogioco oggi hanno per le aziende altri obiettivi, “come l’apprendimento, il training, il commitment, la valutazione di soft skill e attitudini”. Proprio sulla sicurezza, Mica ha realizzato con RécréAction l’app “StaySafe” per l’azienda di logistica Schenker France. Il feedback degli utilizzatori è stato del 97 per cento positivo, e soprattutto un 76 per cento di utenti ha registrato un miglioramento nei parametri di percezione del rischio. “L’engagement serve a capire quanti si renderanno conto di quanto succederà, non potrebbe succedere. E lo stesso vale per altri ambiti di utilizzo nel mondo aziendale”. C’è comunque una regola fondamentale: “Si cerca di fare cambiare i comportamenti, ma non in maniera manipolatoria, come impone un manifesto internazionale del gamification design”.

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Il designer “è come un dottore, o un gelataio”

I risultati della gamification sono quindi “sempre misurabili”, e in modo semplice grazie alle app, basate nel caso di Mica sul framework di micro-learing Bravo realizzato da Gameful. App “che comunque non sono l’unico ambito di utilizzo. Lo stesso approccio si può applicare anche ad altri ambiti, anche degli eventi”, afferma. Eppure “statisticamente l’80 per cento dei tentativi di applicare la gamification fallisce”. Non perché il metodo non funzioni, ma per errori in fase di impostazione. “Si applicano degli elementi di gamification senza conoscere tutto quello che sta dietro. Come quando prendi i medicinali senza aver consultato il medico”. Un ruolo da clinico dunque per un gamification designer, o anche di gelataio, secondo un altro esempio di Mica. “Noi utilizziamo un framework per impostare il nostro lavoro, standardizzato esattamente come quando si va ad acquistare un gelato: il numero di palline ha un costo, e si possono aggiungere finché piacciono”. Prima, però, bisogna mettere la base, e questa “ha un costo relativamente contenuto, la nostra analisi dura solitamente 50 ore, due settimane”. Da qui, con un approccio simile a quello che si ha in agenzie pubblicitarie o specializzate in marketing, si costruisce quel che serve. “Spesso la richiesta iniziale del cliente è quella di riuscire a incrementare il parametro x. Per poi scoprire che in realtà ci sono anche le esigenze per raggiungere y e z”. Gli obiettivi dell’azienda si devono poi incrociare con quelli del pubblico da coinvolgere, “un lavoro certamente oscuro per l’azienda, che pensa ai propri obiettivi, ma da cui poi nasce il risultato reale della gamification“, conclude Mica.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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