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I Balneari: “Le linee guida sono una porcheria. Difficile riaprire”

Ignazio Ragusa, presidente regionale del sindacato balneari di Confcommercio, definisce "incomprensibili" le indicazioni di Inail e Iss. "Gli stabilimenti non sarebbero sostenibili"

Una parola basta per definire tutto quello che i balneari pensano delle line guida di Inail e Iss: sono “una porcheria”. Ignazio Ragusa, presidente regionale del sindacato italiano balneari di Confcommercio. La catasta di indicazioni sono “inapplicabile”. E non solo perché rispettarle tutte (quantomeno) complicato. Tenere le file di ombrelloni a cinque metri di distanza vuol dire “lavorare al 30-40 per cento delle possibilità”. Con gli incassi tagliati e con le spese in aumento, uno stabilimento, spiega Ragusa, “non è sostenibile”. Ecco perché, se le norme fossero confermate, “non tutti riapriranno” nonostante il via libera del governo. La speranza degli imprenditori sta nella Regione. Il presidente della Regione Nello Musumeci e l’assessore al Territorio e Ambiente Salvatore Cordaro stanno spingendo per allentare i vincoli e ottenere la possibilità di indicare linee guida regionali. Perché, come sottolineano i balneari, non tutte le spiagge sono uguali.

Ragusa: “I costi non sono sostenibili”

Le linee guida non sono, per definizione, regole. Ma, stando al loro indirizzo, i balneari dovrebbero trasformare i loro stabilimenti nel giro di qualche settimana: spazi di ingresso e uscita differenziata, divieti (come le attività sportive e l’uso delle piscine), sanificazione. E distanze: cinque metri tra una fila e l’altra, quattro e mezzo tra un’ombrellone e quello successivo, due metri tra i lettini. “Con questi parametri è probabile che non si apra”, afferma Ragusa. Le strutture stanno in piedi solo se gli incassi (che si ottengono con ombrelloni e servizi) sono proporzionati alle spese. Ma se aumentano le distanze, i posti diminuiscono. E lo fanno anche, ad esempio, le entrate di bar e chioschi. Le spese, invece, aumentano. “Già in una condizione normale, demanio, contributi, personale e tasse assorbono il 60-70 per cento del fatturato”. Rivoluzionare gli stabilimenti comporta “costi non sostenibili già per un periodo a pieno regime. Figuriamoci in uno come questo”.

Costo aggiuntivo: l’incertezza

Ragusa definisce “incomprensibili” alcune indicazioni: “Non capiamo perché su un autobus ci debba essere una certa distanza e all’aperto, sotto il Sole, in Regioni che hanno quasi azzerato i contagi ci debbano essere cinque metri tra un ombrellone e l’altro. Qualcosa ci sfugge”. Per il rappresentante dei balneari, il lavoro di Inail e Iss “sarà sicuramente fatto bene dal punto di vista scientifico, ma non è applicabile alla realtà di molti stabilimenti”. Chi ha redatto le regole, “non ha mai provato a fare impresa”. Ragusa, infatti, non contesta solo le indicazioni ma anche il loro percorso: “È chiaro che il dialogo con le categorie è stato carente o non è stato tenuto in considerazione”. A moltiplicare il possibile impatto delle linee guida c’è l’incertezza. “Aspettavamo di poter riaprire e invece è arrivata la fregatura”, dice Ragusa. Non si sa ancora esattamente quando si potrà riaprire né come. “Ci attendevamo una semplificazione, invece tutte le procedure sono state burocratizzate. Non sappiamo se montare o no. Siamo ancora appesi, è ridicolo”.

Cordaro spinge per linee guida regionali

I balneari guardano a Palermo per avere risposte. In commissione hanno avanzato la proposta di allargare gli spazi disponibili. Ragusa loda Musumeci e la sua giunta, che si è dimostrata “più vicina alla categoria del governo nazionale”. I gestori sono stati esentati dal canone demaniale per quest’anno e e ottenuto, nella finanziaria, l’estensione della concessione fino al 2033 (in accoglienza della norma europea). Il presidente della Regione, spiega il rappresentante di Confcommercio, “sta dialogando” con Roma per un allentamento delle misure. Domani, 14 maggio, l’assessore Cordaro porterà alla conferenza delle Regioni tre obiettivi: l’individuazione di una data di apertura certa, lo studio di distanze sostenibili e la gestione di linee guida regionali. Ragusa è favorevole: “Sarebbe utile perché le indicazioni sarebbero strutturate in base alla realtà locale, sia per quanto riguarda i contagi sia per la conoscenza dei territori”. Le coste, infatti, non sono tutte uguali. “A Rimini, cinque metri tra un ombrellone e l’altro potrebbero non spaventare, in Sicilia sì”.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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