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Idrogeno, Sicilia in corsa per ospitare il Centro nazionale. Coinvolte 80 aziende

L'isola punta a essere capofila italiana nel settore, ma deve fare i conti con la concorrenza delle altre regioni, a partire dalla Puglia. L'intervento dell'energy manager Sannasardo

La Sicilia affronta la sfida della sostenibilità energetica. E si candida a ospitare il Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno, chiamando a raccolta gli stakeholders per valorizzare il ruolo dell’isola nel settore. A livello nazionale, ma anche nel Mediterraneo. L’investimento sull’idrogeno è previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina alla transizione energetica il 37 per cento delle risorse. Le ricadute economiche per la Regione siciliana ammonterebbero a circa 200 miliardi di euro. A parlarne, nel corso del Green Expo del Mediterraneo, che si conclude oggi al centro fieristico Le Ciminiere di Catania, l’energy manager della Regione Siciliana Roberto Sannasardo.

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Corsa all’idrogeno

“Lo scorso marzo è stata lanciata una manifestazione di interesse per concretizzare una strategia dell’idrogeno in Sicilia”, ha detto Sannasardo nel corso di un incontro dedicato al tema. Alla “chiamata alle armi” hanno partecipato circa 80 soggetti, prosegue l’energy manager, imprese, centri di ricerca, università. Circa metà di essi vantano una precedente esperienza nel settore, gli altri si affacciano per la prima volta sul comparto energetico. Per questo è particolarmente importante mettere a sistema le candidature, “per avere un centro di sviluppo energetico per il territorio, cercando anche i finanziamenti per i progetti presentati”, spiega Sannasardo.

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Sicilia in prima linea

La Sicilia si candida a ospitare la sede centrale del Centro nazionale, che avrà diverse diramazioni in tutta Italia essendo difficile concentrare tutto in un unico luogo. Come spiegato ieri dall’assessore regionale all’Energia Daniela Baglieri, l’idea è di fare della Sicilia la regione capofila per la produzione di idrogeno. Una sfida non semplice, considerata la concorrenza di altre regioni, a cominciare dalla Puglia, che punta a fare dell’area di Taranto il polo principale dell’intera filiera. Per Sannasandro, l’isola ha le carte in regola per ospitare il Centro. La Regione può contare già su progetti molto avanzati, “come quelli di Capo d’Orlando e Augusta-Priolo. Si tratta di progetti leader a livello europeo”, sottolinea l’energy manager.

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Non solo idrogeno

Idrogeno a parte, la Sicilia è già una delle regioni italiane produttrici di energie rinnovabili, e può contare su una estesa rete di metanodotti, anche se ad oggi non è possibile usare la rete del metano per l’idrogeno. Altre importanti infrastrutture energetiche verranno completate nei prossimi anni. Terna, che gestisce la rete elettrica nazionale, sta realizzando il “Thirrenial link” tra Sicilia e Sardegna, 950 chilometri di lunghezza e 1000 megawatt di potenza. C’è poi il collegamento con la Tunisia, da 200 chilometri e 600 megawatt di potenza. “Anche grazie a queste infrastrutture energetiche si potrà produrre energia elettrica in Africa, per poterla usare in Sicilia”, spiega Sannasardo.

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I prossimi passaggi

Per andare avanti sulla strada della sostenibilità energetica bisognerà fare sistema. “Occorre coinvolgere tutti, società civile, industrie, Regione siciliana”, ribadisce l’energy manager. Tornando all’idrogeno, le 80 aziende che hanno partecipato alla manifestazione di interesse saranno adesso associate per competenze, capacità e interessi. In seguito saranno aggregate su tre “cluster”, dedicati alla produzione, alla costruzione di strumentazione e all’utilizzo finale di idrogeno. Una volta ultimata questa fase di organizzazione, si potrà procedere con i progetti concreti.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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