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Il digitale pesa come il contagio: in Sicilia la fase 2 sarà lenta

Le città più colpite dal Covid-19 dovranno essere caute. Ma essere una città con infrastrutture e servizi efficienti aiuterà la ripartenza. A Enna situazione "critica". Un rapporto di EY

Sarà una fase 2 “differenziata”, come l’ha definita il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Con quali criteri è ancora tutto da capire. Per prevedere quali città sarebbero più pronte, EY ha osservato l’epidemia da un punto di vista singolare: la ripartenza dipenderà, oltre che dall’intensità del contagio, anche dalla capacità di “resilienza”. Dietro questo termine, tradotto in un punteggio, il rapporto valuta l’efficacia di risposta sanitaria, mobilità, connettività, digitalizzazione dei servizi pubblici. Chiaro che le zone più esposte esigano più cautela, ma l’idea di base è che una città più “smart” possa ripartire prima e meglio. In una scala di quattro gradini (facile, lenta, frenata e critica), EY indica per le province siciliane una “ripartenza lenta”, perché a un basso livello di contagio si contrappone una “scarsa resilienza”. C’è una sola eccezione (in negativo): a Enna la ripartenza sarà “critica”.

Il caso di Enna

Solo altre 23 province si trovano nella stessa condizione di Enna. Nessun’altra è al Sud. Si tratta infatti spesso di aree molto colpite dall’epidemia, come Lodi o Cremona. A Enna, secondo gli ultimi dati, i positivi individuati sono 323. Nulla a che vedere con le migliaia di morti della Lombardia. Cos’è allora che renderebbe “critica” la ripartenza della città? L’incidenza dei contagiati è maggiore rispetto alle altre province siciliane. Il numero dei positivi è infatti simile a quello di Palermo, che però è quasi 25 volte più popolosa. A penalizzare Enna, però, è soprattutto l’indice di resilienza: 9,39 punti, tra i più scarsi d’Italia. Come spiega EY, nelle città dove la ripartenza appare più critica si abbinano “situazioni di contagio molto elevate” con livelli di resilienza molto bassi: reti di trasporto pubblico poco capillari e scarsa presenza del car sharing, limitate coperture tlc, pochi sensori sul territorio e mancanza di piattaforme e centrali di controllo dove raccogliere i dati”. Sono città, tra le quali anche Lecco, Alessandria e Verbania, “dove sembrano mancare le leve delle infrastrutture moderne e delle tecnologie avanzate per potersi risollevare prontamente”.

Sicilia, “ripartenza lenta” causa infrastrutture

Enna esclusa, per tutte le altre città siciliane EY prevede una “ripartenza lenta”. Sono città “dove potrebbe avvenire assai presto, dato il basso livello di contagio”. Ma sarà ostacolata “perché le infrastrutture di mobilità e comunicazione non sono di livello elevato e non consentono grandi prestazioni”. Da questo punto di vista, il punteggio più basso è quello di Caltanissetta. Ridotto è anche quello di Agrigento. Fanno meglio Trapani, Ragusa, Messina e Siracusa. Poco più avanti Palermo e Catania, sugli stessi livelli di Roma e Napoli. I capoluoghi “lenti” sono in tutto 44 capoluoghi di provincia, per la maggior parte del Sud, anche se non mancano città del centro. In sintesi: la risposta della Sicilia e dei siciliani all’epidemia ha funzionato. Ma i difetti di un tessuto debole per digitalizzazione e sviluppo economico non scompaiono né al momento del “contagio zero” né con un vaccino. La mancanza di infrastrutture penalizzerà la ripartenza siciliana più di qualche contagiato in più.

Promosse e frenate

Più complicato è il quadro delle 29 città con una ripresa “frenata”. Sono spesso settentrionali e “tradizionalmente ‘smart’, come Milano, Bergamo, Brescia, Piacenza”. Pur avendo “sistemi di mobilità, reti tlc e reti di sensori molto avanzate, appaiono frenate nella ripartenza da alti livelli di contagio (spesso correlati ad elevati livelli di ospedalizzazione e carenza di medici di base sul territorio)”. La ripartenza sarebbe invece “facile” in 12 città. “Hanno le infrastrutture e le tecnologie già pronte, e possono controllare meglio i pochi contagi sul loro territorio”. Cagliari è quella dove la ripartenza potrebbe essere più facile, grazie a “un ottimo sistema di trasporto pubblico integrato dai servizi di sharing mobility e fortemente digitalizzato, e ad una rete di sensori collegati ad una centrale di controllo urbano molto avanzata”. Promosse anche “città del Sud tradizionalmente dinamiche come Bari e Lecce, ma anche alcune città medie del centro-nord, come Siena, Pisa, Pordenone, Udine, che hanno infrastrutture e tecnologie di ottimo livello, e che sono state abbastanza al riparo dal contagio”.

Cosa c’entrano le smart city con il Covid-19

Come dimostra la volontà del governo di utilizzare dati e applicazioni, EY è convinta che nella fese di convivenza con il virus il digitale sarà decisivo per rimettersi in moto rispettando il distanziamento sociale. Ecco perché, oltre ai posti letto e ai medici di famiglia disponibili, crede che avranno un peso “infrastrutture di mobilità capienti flessibili” (in modo da gestire l’affollamento), “ampia copertura delle infrastrutture di comunicazione a banda ultralarga e mobile, wi-fi pubblico capillare, scuole e amministrazioni già connesse in fibra ottica”, “capacità di tenere sotto controllo la città attraverso la sensoristica” (indispensabili per monitorare in tempo reale i flussi di spostamento ed evitare picchi degli orari di punta), “servizi pubblici interamente digitalizzati” (che non obbligano a frequentare uno sportello), una popolazione più abituata digitalizzata e quindi più propensa a usare le app di tracciamento. Le città del Nord, per molti di questi punti, sono più mature. Ma, sottolinea EY, “partono da una situazione di contagio molto più elevato e saranno quindi costrette ad una ripartenza più cauta”. Ma il problema riguarda anche chi sul digitale non ha investito abbastanza. “Stimiamo che più del 20 per cento dei capoluoghi italiani farà molta fatica – spiega Marco Mena, responsabile dello Smart City Index di EY – perché non ha le infrastrutture e le tecnologie adatte ad affrontare la complessità della ripartenza”.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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