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Covid, non solo crisi. Massaro: “Per noi fatturati triplicati”

Creatore di Free Mind Foundry e Bax Energy, Simone Massaro ha sfruttato le opportunità date dal lockdown. Da Acireale e con il remote working. Anche se questo "non è adatto alla Sicilia"

“Nella tecnologia Covid-19 ha avuto un impatto positivo. E tra marzo aprile e maggio le mie aziende hanno avuto un aumento del fatturato con punte del 300 per cento sullo stesso trimestre del 2019”. Parola di Simone Massaro, ingegnere 44enne, Ceo di Bax Energy, azienda produttrice di software per il monitoraggio di impianti di produzione di energia rinnovabile, ma anche di Intellysinc (data science) e Wisnam (telecomunicazioni e biomedicina), tutte con sede ad Acireale, dentro Free Mind Foundry. Creata e diretta sempre da Massaro, la “foundry” è un campus dedicato al coworking, ma anche un hub tecnologico che ospita nove aziende con quasi 400 dipendenti in totale. Nei mesi del lockdown, è rimasto tutto chiuso: attività solo in remoto. “Abbiamo chiuso a metà febbraio, un mese prima del lockdown per ridurre i rischi, e riapriremo definitivamente lunedì prossimo, inaugurando una scuola di alta formazione nel management digitale, la cui apertura era prevista ad aprile”. Interrotte solo le attività di manutenzione all’interno della struttura, la mensa, la vigilanza e le pulizie “con impatto solo su una decina di lavoratori”. E duecento nuove assunzioni tra le aziende all’interno di Free Mind Foundry, annunciate lo scorso ottobre, sono state quasi tutte completate. “Abbiamo ancora una settantina di posti che ci separano dal nostro obiettivo che contiamo di completare da qui alla fine dell’anno”, afferma Massaro.

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“La pandemia ha ingenerato un bisogno di tecnologia”

Catanese, Massaro ha vissuto 10 anni negli Stati Uniti, dove ha avuto modo di lavorare per Microsoft ma anche per Pentagono e Nasa. Poi il trasferimento in Germania, dove si è specializzato nel settore delle energie rinnovabili. Una competenza trasferita in Bax Energy, con sede in Sicilia, che oggi impiega circa 90 persone. Alle quali se ne aggiungono circa 60 di Intellysinc, e un’altra trentina per la stessa Free Mind Foundry e per Wisnam. “Sono circa 230 le persone che dipendono dalle mie società, e tutte hanno potuto lavorare da remoto perché si focalizzano sulla creazione di tecnologie digitali”, racconta Massaro. Tecnologia che viene esportata in circa 16 paesi del mondo, dal Sud Africa all’India, dal Brasile alla Germania. “Noi siamo tra virgolette lo specchio di tutte queste nazioni, abbiamo visto l’effetto della pandemia a livello globale su un campione in quattro continenti diversi”, spiega. E la Covid-19 ha paradossalmente “ingenerato un bisogno di tecnologia maggiore a mano a mano che i paesi del mondo venivano contagiati”. Un esempio è la Namibia, tra gli ultimi colpiti ma che ha “reagito immediatamente con investimenti sul software di controllo degli impianti di produzioni di energia rinnovabile. Questo ha consentito che venissero avviati una serie di progetti che normalmente avrebbero impiegato mesi”.

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Remote working: non è per tutti. E certamente non per la Sicilia

Ma nonostante le sue aziende abbiano avuto modo di lavorare con continuità, e incrementando i profitti, anche e soprattutto utilizzando il remote working, “il mio parere è che non è comunemente applicabile in Sicilia”, spiega Massaro. La Sicilia, da un punto di vista produttivo sarebbe infatti troppo legata “ad agroalimentare, turismo e produzione industriale e artigianale, è uno dei territori meno vocati al remote working, ed è anche uno dei motivi che hanno fortemente penalizzato la Sicilia, fortemente sbilanciata in questi settori. Quello che ribadisco da tempo – prosegue – è che si può trasformare il proprio territorio e renderlo più resiliente dal punto di vista economico e meglio posizionato in italia e nel mondo aumentando la componente digitale, che ha molti vantaggi. Ma alla fine produzione, raccolta, lavorazione, esportazione, non possono avvantaggiarsi del lavoro da remoto”. Un discorso opposto vale per chi produce software, pronto in qualunque momento “ad esportare in tutto il mondo, superando le difficoltà con dei ponti digitali molto più efficaci ed economici del ponte sullo Stretto. Non vedo però come una cantina che produce vini pregiati o una catena che produce prodotti semilavorati dall’industria del pesce possa remotizzare le proprie attività, se non l’amministrazione che tipicamente pesa meno del 5 per cento”. Per Massaro insomma “non c’è necessità di investimenti nella fibra ottica, ma non è quello che fa la differenza, quello che lo fa sono gli investimenti in ricerca e sviluppo. Come ad esempio facilitare il rientro in Italia di chi ha maturato esperienza. Magari con detassazione dei ricercatori e professionisti che da almeno 5 anni hanno la loro residenza all’estero. Del resto io non sono contrario alla migrazione, utile per fare esperienza, purché ci sia un ritorno”.

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Lavorare dall’Italia: “Costi troppo alti, siamo svantaggiati”

Nonostante gli ottimi risultati, lavorare nel Digitale dall’Italia, producendo software e altre soluzioni immateriali “è uno svantaggio. Nella competizione internazionale le mie aziende devono faticare il doppio o il triplo, con costi più alti del personale a parità di retribuzione, e le aziende ottengono pochissime agevolazioni, e che non fanno altro che ridurre la tassazione invece di intervenire”, afferma Massaro. E nonostante ci siano misure interessanti, come alcune di Invitalia “il made in Italy all’estero è immaginato solo per prodotti artigianali e industriali, non si è mai pensato a chi produce tecnologia digitale, e questa non è tutelata e supportata come in altri paesi inficiati dal coronavirus”. Ma Massaro non ha mai messo in dubbio la propria scelta di tornare in Italia. “Sono tornato nel mio Paese perché ho un amore che deriva dalla mia famiglia, con mio padre che era un pilota dell’aeronautica militare e che è morto quando ero molto giovane. Non ho fatto investimenti, sono una persona di origini abbastanza modeste, e nemmeno ho approfittato di finanziamenti pubblici: la struttura dove ha sede Free Mind Foundry è in affitto dal Credito Valtellinese”, afferma. Massaro spiega il suo percorso in modo molto lineare: “raggiunto un certo livello di maturità professionale ho deciso di mettere la mia esperienza al servizio non del miglior offerente ma del mio Paese, e in un settore che ritengo eticamente positivo come quello delle energie rinnovabili, dopo aver creato negli anni anche software militari e per industrie petrolchimiche”. Massaro definisce quello nel digitale “un investimento sul mio tempo e sulle mie idee, che ho deciso di sviluppare qui perché si può farlo in qualunque parte del mondo. La differenza è l’aspetto etico e morale di chi ha maturato la conoscenza e decide come investirla”. Da Bax Energy, la prima e principale impresa, “recentemente ho iniziato a lavorare alle telecomunicazioni e nella cyber defense, che va oltre la cyber security. Si tratta della difesa delle aziende da attacchi che mirano a danneggiarle sia economicamente che nell’immagine. E credo che questo sia uno dei campi trascurati in Italia”, conclude il Ceo di Free Mind Foundry.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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