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Le imprese femminili crescono: “Non siamo più mogli di”

Un'impresa su quattro è guidata da donne. Ma non è solo questione di numeri, come racconta Ornella Laneri, presidente di Aidda Sicilia

In Sicilia un’azienda su quattro è guidata da donne. Più che in Lombardia, Lazio e Piemonte. “Il fatto che ci siano più donne al comando di imprese rispetto al passato è sicuramente un segnale positivo”, afferma Ornella Laneri, presidente delegazione Sicilia dell’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda (Aidda). “Ci sono molte startup di donne che si sono lanciate in imprese che sembravano impossibili e che invece si sono rivelate vincenti. Nel settore dell’agricoltura sono specialmente le donne ad aver recuperato le tradizioni delle coltivazioni dei grani antichi”.

Sicilia quarta in Italia

Delle 464.397 aziende rilevate in Sicilia al 31 dicembre 2018, 113.309 sono amministrate da donne. Una minoranza rispetto alle imprese a conduzione maschile, ma in crescita rispetto al 2017. Le imprese femminili sono dedite ad agricoltura e turismo in tre casi su quattro. E rappresentano il 24,4 per cento di quelle attive nella regione, una quota superiore – ad esempio – alla Lombardia, che non arriva al 20 per cento, pur mantenendo il primato in numeri assoluti (178.614 aziende guidate da donne). In Italia solo tre regioni fanno meglio: Basilicata (26,64 per cento), Abruzzo (25,82 per cento), e Umbria 24,85 per cento. La media italiana è del 21,92 per cento.

Non più “mogli di”

Non è solo una questione numeri: “Non sempre un ruolo all’interno di un’azienda significa gestione del potere”, spiega Laneri. “Fino a qualche decennio fa eravamo prevalentemente ‘le figlie di’ o ‘le sorelle di’ o ‘le mogli di’ e ci limitavamo per lo più a curare le relazioni pubbliche delle aziende di famiglia. La figura della donna non aveva un ruolo riconosciuto legalmente. Oggi la situazione è cambiata: abbiamo insegnato agli uomini ad avere una visione diversa del ruolo delle donne, oggi ‘compagne di lavoro’”. Il prossimo passo è far spazio alle imprenditrici più giovani. Laneri è convinta che “attuando il passaggio generazionale del comando delle nostre imprese mentre si è ancora in vita, possiamo trasferire ai nostri figli la memoria, la storia e la competenza”. E l’obiettivo dell’associazione che presiede è proprio quella di “mantenere il rispetto per le socie fondatrici, facendole dialogare con le giovani donne per far sì che possano imparare dalle difficoltà vissute da noi veterane”.

Più spazio alle under

Che l’imprenditoria siciliana sia ancora poco “under” lo certificano anche i numeri: solo il 14 per cento delle oltre 113 mila aziende femminili ha al timone una giovane al di sotto dei 35 anni. Un buon risultato in confronto ad altre regioni. Ma resta di fatto che il tessuto imprenditoriale femminile è ancora molto “over”. O le giovani donne hanno poco spirito imprenditoriale o faticano a ritagliarsi il proprio spazio. E per una serie di ragioni. “Oggi le vecchie aziende hanno poche donne al comando”, conferma la presidente di Aidda Sicilia: “La maggior parte di quelle che fanno impresa sono giovani donne che scelgono di scommettere sulla propria idea imprenditoriale, accettando di spostarsi in piccoli paesi proprio per avviare la propria attività. Sono spinte dalla ‘pancia’ e quando la pancia è accompagnata da una testa si tratterà quasi certamente di una vittoria”.

Il calo delle imprenditrici straniere

Le imprese guidate da straniere in Sicilia, secondo i dati relativi al 2018, sono 7.807. Che su un totale di 27.375 con ai vertici cittadini non italiani equivale al 28,5 per cento. Una porzione maggiore rispetto a quella media nazionale, ancorata al 24 per cento. Anche questo un buon segnale, inficiato però da un punto debole: nel 2017, le imprese guidate da donne straniere erano 7.825. C’è stata una flessione. Di poche unità (appena 18), ma tanto basta per rendere la Sicilia l’unica regione italiana con un saldo negativo. Un primato del quale si poteva fare a meno.

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Paola Giordano
Paola Giordano
Classe ‘89, sono cresciuta, nel paese che diede i natali a Giovanni Verga, con la passione per il giornalismo.

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