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Isab Priolo, il Governo interviene per riaprire il credito e valuta garanzia Sace

La raffineria dà lavoro a circa diecimila persone, ma da dicembre potrebbe rimanere senza petrolio da utilizzare. Atto formale dell'Esecutivo per convincere le banche a riaprire il credito, ma potrebbe non bastare. I dubbi di Confindustria Siracusa e dei sindacati

Una “lettera di garanzia” per rassicurare le banche e convincerle a erogare credito alla Isab s.r.l. di Priolo, per acquistare petrolio sul mercato anche dopo l’embargo al greggio russo che scatterà a dicembre. È la mossa del governo Meloni per sbloccare la situazione dello stabilimento petrolifero di proprietà della multinazionale russa Lukoil. A emettere la “comfort letter”, richiesta da sindacati e associazioni già al governo Draghi, il Comitato di sicurezza finanziaria del ministero dell’Economia, autorità competente in materia di sanzioni disposte dall’Unione europea in seguito alla guerra tra Russia e Ucraina. Il documento attesta che Isab – società italiana di proprietà di una finanziaria svizzera riconducibile a Lukoil – non è sottoposta a sanzioni e dunque non ha problemi di solvibilità. Rassicurazioni che però potrebbero non bastare a convincere le banche a erogare il credito. Tanto che il neo ministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso, parlando nelle scorse ore a Radio24, ha definito “pensabile” un intervento diretto del Governo attraverso Sace, controllata del Mef che fornisce garanzie finanziarie alle aziende strategiche italiane.

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Diecimila posti di lavoro a rischio

La situazione di Isab è sotto i riflettori sin dall’inizio del conflitto russo-ucraino. Prima della guerra lo stabilimento importava dalla Russia “soltanto” il 40 per cento del petrolio lavorato. La progressiva chiusura dei rubinetti da parte delle banche, preoccupate dalla possibilità delle sanzioni, ha reso la società totalmente dipendente dal greggio di Mosca. Tra poche settimane, però, quest’ultimo sarà sottoposto a embargo, creando un concreto rischio di chiusura per l’azienda siracusana, che secondo le stime di Confindustria occupa circa diecimila persone tra dipendenti e lavoratori dell’indotto. Il governo Draghi aveva risposto istituendo un tavolo di crisi presso i ministeri dello Sviluppo economico, della Transizione ecologica e delle Finanze. Nel corso dell’ultima riunione l’amministratore delegato Eugene Maniakhine aveva sottolineato “la necessità per Isab di ottenere le lettere di credito per l’acquisto del grezzo non russo”, e di un pronunciamento ad hoc da parte del Governo per evidenziare “che Isab non è società soggetta a sanzioni e che come tale non deve essere oggetto di restrizioni”. Una richiesta esaudita nelle scorse ore dal Governo Meloni.

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Dubbi degli industriali sulle tempistiche

Un provvedimento accolto “con moderato ottimismo” dagli industriali siracusani. “Speriamo che questa mossa sia risolutiva, anche se non ne abbiamo la certezza in quanto non c’è stato ancora un pronunciamento delle banche”, dice a FocuSicilia Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa. “Il ministero non ha fatto altro che verificare l’assetto della società, e confermare che né l’azienda né i suoi vertici sono oggetto di sanzioni e di provvedimenti cautelari”, prosegue Bivona. Un intervento chiesto a Roma “già otto mesi fa” e la cui tempistica di realizzazione “lascia qualche perplessità”. Dubbi a parte la mossa del governo Meloni è “assolutamente positiva”, e la speranza è che basti a convincere le banche “visto che la data dell’embargo si avvicina”. La vicenda, tuttavia, potrebbe non essere ancora chiusa. “Qualche preoccupazione sulla risposta che daranno le banche c’è”, ammette il presidente di Confindustria Siracusa. “Le parole del ministro Urso, che dice che il Governo sarebbe pronto a erogare una garanzia statale, vanno in questa direzione”.

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Il tema della transizione ecologica

A salutare positivamente la lettera del Mef anche il sindacato. “Si tratta di un primo passo verso la soluzione della vicenda, ma naturalmente restiamo vigili per verificare che l’azienda e i posti di lavoro siano tutelati”, commenta Giacomo Rota, segretario generale di Filctem Cgil Sicilia, il sindacato dei lavoratori dell’industria e dell’artigianato. Il sindacalista ricorda le altre vertenze aperte sullo stabilimento siracusano. “C’è un tema di sicurezza, legato alla gestione dei reflui e del depuratore, che speriamo possa essere risolto in tempi veloci nel pieno rispetto della magistratura”. Sullo sfondo anche il tema della transizione energetica, delineata nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e rivolta in particolare alle industrie del fossile. “Il governo regionale e quello nazionale devono garantire che si svolga in modo efficace, senza portare alla chiusura degli stabilimenti”. I tempi, conclude Rota, sono importanti per non cadere negli estremi. “Se la transizione fosse troppo veloce, creerebbe un disastro economico e industriale. Se fosse troppo lenta, creerebbe un disastro ambientale. Occorre muoversi nei tempi giusti per tutelare tutti gli interessi”.

La richiest

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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