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Isole minori senza voli diretti. “Viaggio apocalittico”

Come se non bastassero maggio e giugno persi e le prenotazioni in calo, i collegamenti marittimi e aerei tardano. Risultato: andare in pari sarebbe già un successo

Le isole minori della Sicilia attirano ogni anno un gran numero di viaggiatori. Il turismo rappresenta la principale fonte di reddito per buona parte degli abitanti. La creazione di un nuovo logo, progettato per rilanciare il turismo internazionale, e l’investimento di 75 milioni di euro da destinare all’acquisto di pacchetti da parte di operatori del settore alberghiero non basteranno a ribaltare la situazione delle strutture ricettive stagionali. La riapertura è vicina ma la ripresa è ancora lontana.

Maggio e giugno azzerati

Grazie a una convenzione con la prefettura, l’Hotel O’Scià di Lampedusa riesce a lavorare tutto l’anno, riservando alle forze dell’ordine dieci delle sue 26 camere. È però nei mesi estivi che l’attività entra nel vivo. “Solitamente da maggio a ottobre ci sono molti turisti sull’isola, grazie alla presenza dell’aeroporto che garantisce voli diretti con il resto d’Italia”, spiega il direttore Giuseppe De Francisci, che da dieci anni gestisce il tre stelle”. Nonostante le molte richieste da parte dei clienti provenienti dal nord, De Francisci e gli altri albergatori lampedusani sono stati costretti in questo periodo a cancellare le prenotazioni per la mancanza di vettori, con incassi praticamente azzerati tra maggio e giugno.

Senza voli non si decolla

“I voli diretti riprenderanno dal 3 luglio. Gli aliscafi che collegano Porto Empedocle a Lampedusa e Linosa sarebbero invece già dovuti ripartire dal 20 giugno ma torneranno a pieno regime dal primo luglio”. L’alternativa per i turisti veneti, emiliani e lombardi, fra i più presenti a Lampedusa, sarebbe arrivare agli aeroporti di Palermo o Catania, prendere un autobus fino ad Agrigento, imbarcarsi su una nave e raggiungere l’isola. “Un viaggio apocalittico che nessuno è disposto a fare”, aggiunge De Francisci. Anche per Umberto Trani, proprietario dell’Hotel Therasia di Vulcano, “la vera riapertura avverrà solo quando Easyjet e Ryanair rimetteranno tutti i voli e le tratte”. Negli ultimi due anni, Trani ha puntato a intercettare “quella clientela che per le Eolie non è così frequente”. Come americani e australiani, che “preferiscono ancora la Costiera Amalfitana, Taormina, Venezia, Roma e altre località che si possono raggiungere senza troppi spostamenti”. È per questo che, già da tempo, aveva previsto l’utilizzo di elicotteri da 15 persone in grado di collegare velocemente l’aeroporto di Catania a Vulcano. Per quest’anno però il progetto è cancellato. Se ne riparlerà nel 2021.

Come cambia il turismo nell’estate del Covid

In 15 anni d’attività il si è dotato di una discesa a mare, tre bar, una spa, quattro ristoranti, piscine esterne e spazi ampi. Ma gli ospiti che arriveranno dal 26 giugno troveranno soprattutto una novità: le camere sono state ampliate, diventando da 90 a 84. L’adeguamento della struttura è iniziato a novembre del 2019, ma sembra calzare alle nuove esigenze post lockdown. Il Covid-19 ha infatti modificato anche il concetto di vacanza. Se fino all’anno scorso si optava per una settimana in albergo e per brevi week end nelle capitali europee, “oggi si preferisce trascorrere una decina giorni in un unico posto. Se prima la media era di quattro giorni in hotel, oggi si parla di sei”. Qualcuno in meno per i villeggianti di Lampedusa, che in tempi normali si spostano con voli infrasettimanali forniti da Blue Panorama, al momento ferma. Sembra quindi emergere la volontà di spostarsi meno. A cambiare poi sono anche i parametri, prosegue Trani: “I turisti quest’estate prediligeranno i viaggi di prossimità, cioè entro le quattro ore, in strutture non molto grandi dove viene garantita la qualità del servizio. In questo senso gli hotel quattro stelle superior e i cinque stelle sono un po’ più avvantaggiati”. Per lo più si tratterà di clienti che hanno già alloggiato nella struttura: “Quest’anno da noi i repeater saranno quasi il 75 per cento, con una crescita rispetto all’anno precedente del 15 per cento”. Per l’hotel di De Francisci, invece, i clienti di ritorno saranno “circa il 30 per cento”.

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Gli esempi di Croazia e Portogallo

È ancora prematuro fare una stima delle perdite, ma con una disponibilità di camere ridotta, un periodo di attività più limitato e i costi per sanificare gli ambienti, sarebbe già un ottimo risultato andare in pari. “Il Governo ha previsto un provvedimento sui cali di fatturato di aprile, ma per noi sono stati più significativi quelli di maggio e giugno”, afferma De Francisci. “E se la situazione si dovesse protrarre, a farne le spese non saranno solo gli imprenditori ma anche i lavoratori”. L’obiettivo allora è pianificare per il prossimo biennio. “Proprio come stanno facendo la Croazia e il Portogallo”, spiega Trani. “Grazie a una massiccia presenza nelle fiere internazionali e a una comunicazione efficace stanno mangiando fette di mercato. Purtroppo gli imprenditori del turismo italiano, intenti a lamentarsi e a richiedere aiuti, non hanno capito”.

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Laura Cavallaro
Laura Cavallaro
Giornalista pubblicista e critica teatrale, associata all’Anct (Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), si è laureata con lode in Comunicazione all’Università di Catania scrivendo una tesi dal titolo “Mezzo secolo di teatro: l’avventura dello Stabile catanese”. Da oltre dieci anni collabora con diverse testate giornalistiche, cartacee e online, di approfondimento culturale ed economico

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