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Investimenti, trasporti pubblici, differenziata: Sicilia ultima

Gli indicatori per le politiche di sviluppo confermano la fragilità del sistema economico regionale. Ultimissima anche per disoccupazione e raccolta differenziata

In Sicilia il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è al 53 per cento. Ventidue famiglie su cento vivono sotto la soglia di povertà. E, per quanto riguarda gli occupati nelle zone rurali, l’isola è all’ultimo posto in Italia con il 40 per cento. Sono alcuni degli indicatori territoriali per le politiche di sviluppo diffusi dall’Istituto nazionale di statistica lo scorso 22 ottobre. Si tratta di 324 voci, organizzate in formato tabellare, che fotografano la situazione italiana suddivisa per regione, provincia e comune, e frutto della nuova convenzione stipulata tra Istat e il dipartimento per le Politiche di Coesione (DPCoe) della presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Agenzia per la Coesione territoriale (Act). I dati aggiornati al 2018 forniscono una conferma della fragilità del sistema economico regionale, aspetti sottolineati nei più recenti rapporti di Svimez e Bankitalia.

Dati negativi su disoccupazione e giovani inattivi

La disoccupazione, con una media del 22 per cento, conferma la Sicilia in fondo alla classifica nazionale, e i dati Istat permettono un confronto con i dati storici a partire dal 2004, quando la disoccupazione era al 17 per cento. Un aumento in 14 anni di cinque punti percentuali, ma in flessione rispetto al dato del 2014 (23 per cento). Da sottolineare il dato della provincia di Agrigento, con un tasso di disoccupazione che supera il 27 per cento (era il 20 nel 2004). La Sicilia è invece seconda, dietro la Sardegna, per il numero di giovani inattivi. Al termine del 2018 erano 22 su cento i giovani tra i 18 e i 24 anni con al più la licenza media che hanno abbandonato prematuramente i corsi di formazione. Un dato comunque in miglioramento: nel 2004 erano 30 su cento. L’esclusione sociale resta comunque uno degli indici peggiori per l’isola. Per Istat 22 famiglie su cento in Sicilia vivono al di sotto della soglia di povertà fissata a 1050 euro mensili. Un dato che sale al 26 per cento in rapporto alla popolazione: le famiglie più numerose sono spesso anche le più povere. Il dato è in miglioramento rispetto al 29 per cento calcolato da Istat nel 2013, ma pone comunque la Sicilia al terzo posto nazionale rispetto a Calabria (35 per cento) e Campania (29).

Chart by Visualizer

Trasporti pubblici e differenziata, ultimi in Italia

Gli indicatori toccano anche aspetti poco dibattuti negli studi più recenti come i trasporti pubblici: secondo i dati Istat dal 2000 a oggi la Sicilia è in calo di oltre un terzo nel rapporto tra il numero di passeggeri trasportati dal Trasporto pubblico locale nei comuni capoluogo di provincia e la popolazione residente media nell’anno. Il rapporto, che in Sicilia è pari a 37.3, è inferiore alla media del Mezzogiorno (55.5), e oltre quattro volte inferiore alla media italiana (180). Da sottolineare, in negativo, la performance di Catania: la provincia si mantiene prima in Sicilia con un rapporto di 54 nel 2017, ma dal 2000 ha perso quasi due terzi dei passeggeri medi nel trasporto pubblico locale. Anche la raccolta differenziata vede la Sicilia ultima a livello nazionale, con un dato del 22 per cento a fronte di una media nazionale del 55. Nel Mezzogiorno la media è del 42 per cento, ma la peggiore regione italiana dopo la Sicilia, il Molise, supera il 30 per cento.

Chart by Visualizer

Competitività: ultimi in investimenti privati

Istat fornisce infine anche dati sulla competitività regionale: la Sicilia è ultima per investimenti privati in rapporto al prodotto interno lordo. La regione nel 2018 si è fermata poco sotto il 12 per cento, a fronte di una media nazionale vicina al 16, mentre per il Mezzogiorno la media è superiore al 13. Il dato è comunque in flessione in tutta la penisola, dove nel 2007 l’investimento privato medio in rapporto al Pil era del 19 per cento, e in Sicilia sfiorava il 17.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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