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Iva, salario minimo, flat tax, Sud: il programma M5S-Pd

Nei 29 punti del programma M5S-Pd ci sono molte promesse e qualche indicazione sull'orientamento del governo. Ecco quali

Ventinove punti, tanta nebbia e qualche indizio. La bozza di programma M5S-Pd è una lunga trafila di propositi e promesse. Parlarne senza fare i conti con le coperture è un esercizio poco più che astratto, ma alcune indicazioni – setacciando i proclami di circostanza (più export, turismo, agricoltura, made in Italy e via dicendo) – ci sono. Ecco quali.

Neutralizzazione dell’Iva

È stato una delle leve che ha sostenuto l’alleanza Pd-M5S: neutralizzare l’aumento dell’Iva – previsto dalle clausole di salvaguardia, è definito un atto “prioritario”. E non a caso è contenuto nel punto uno. Servono 23 miliardi di euro. Una bella zavorra, che limiterà la libertà di movimenti dell’esecutivo. Perché – come ammesso in filigrana nel programma – la “politica economica espansiva” deve essere perseguita “senza mettere a rischio l’equilibrio di finanza pubblica”. Un approccio più cauto rispetto ai proclami (poi rientrati) sullo sforamento del deficit del precedente governo.

L’equilibrio sul salario minimo

Nei 29 punti c’è il salario minimo. La nomina di Nunzia Catalfo al ministero del Lavoro era già un segnale. La senatrice catanese del M5S non è solo la prima firmataria del reddito di cittadinanza, ma anche del disegno di legge sul salario minimo. Se la Lega non era favorevole, con il Pd si dovrà mediare. Questione di principio, ma anche di misura. La proposta Catalfo fissa la base oraria a 9 euro, il livello più alto tra i Paesi Ocse. Il Pd non ha mai nascosto di preferire un’altra strada: estendendo a tutti i lavoratori (“erga omnes”) le condizioni ottenute da Cgil, Cisl e Uil. Il programma M5S-Pd tenta di saldare questi due approcci: parla di “salario minimo” inteso come “retribuzione giusta”, da ottenere “anche attraverso il meccanismo dell’efficacia erga omnes dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”. Attraverso questa finestra normativa, si punta a far entrare non solo una paga di base ma anche diritti come ferie e malattia.

Addio flat tax

Se gli stendardi economici di Lega e M5S erano stati flat tax e reddito di cittadinanza, il nuovo governo fa cadere l’accento sul lavoro. Tornano due parole che per lungo tempo – e con risultati magri – sono stati al centro dei buoni propositi: “cuneo fiscale”, cioè la differenza tra quanto un lavoratore costa a un’impresa e quanto trova in busta paga. L’obiettivo è, chiaramente, ridurla. C’è poi la promessa di una “riforma fiscale”, che sia semplificata e leggera. “Rimodulazione delle aliquote” sì, ma “in linea con il principio costituzionale della progressività della tassazione”. Punti vaghi, che però dicono con chiarezza una cosa: addio alla flat tax, che si fondava proprio sull’assenza di progressività. Già nel corso del primo governo Conte, l’allora ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio aveva detto “sì alla tassa piatta, a patto che sia progressiva”. Un ossimoro, che adesso – visto il cambio di alleati – non è più necessario sostenere.

Innovazione: startup e raider

C’è un ministero dell’Innovazione. E a guidarlo è Paola Pisano, una figura tecnica che gode di stima trasversale. Purtroppo, non basta questo per avere certezze. La trasformazione degli obiettivi indicati (“digitalizzazione, robotizzazione e intelligenza artificiale”, “quarta rivoluzione industriale”) in atti concreti è ancora nebulosa. Così come lo è la promessa di “aumentare gli investimenti privati in startup e Pmi innovative”. Lo strumento potrebbe essere il Fondo nazionale innovazione, voluto dal governo precedente ma non ancora operativo. Potrebbe collegarsi a un’altra misura dei 29 punti, il piano Impresa 4.0: il pacchetto di incentivi per l’ammodernamento degli impianti è stato alleggerito nella legge di Bilancio 2019 rispetto a quella precedente. Stando agli indizi, potrebbe rimpolparsi. Nel programma c’è spazio anche per i “i rider”, i fattorini che consegnano cibo a domicilio le ordinazione che passano dalle piattaforme online. Si dovrebbe ripartire da una bozza del M5S, che ipotizza una formula mista tra cottimo (più consegne fai, più vieni pagato) e paga minima oraria (si parte da una base fissa, che però scatta solo dal primo ordine).

Il piano per il Sud

C’è un ministero del Sud. A differenza di quello per l’Innovazione, non è un inedito. Alla pugliese Barbara Lezzi subentra il siciliano Giuseppe Provenzano, vice direttore dello Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Il programma M5S-Pd prevede “un piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro al Sud”. Lo strumento scelto sarebbe “il rafforzamento dell’azione della banca pubblica per gli investimenti, che aiuti le imprese in tutta Italia e che si dedichi a colmare il divario territoriale del nostro Paese”. Anche attraverso una “autonomia differenziata giusta e cooperativa, che salvaguardi il principio di coesione nazionale e di solidarietà”.

Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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