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La cannabis non basta? “Coltiviamola in Sicilia”

La canapa terapeutica viene prodotta in piccole quantità e solo dal ministero della Difesa. Per De Luca (M5S), la Regione dovrebbe investire nel settore. Ma i privati, nel frattempo, vanno via

“La Sicilia granaio della Repubblica”. La frase, risalente a oltre due millenni fa e attribuibile al politico romano Catone il Censore, nel 2020 potrebbe essere aggiornata: “Sicilia fornitore di cannabis d’Italia”. O almeno, per quella ad usi terapeutici. È l’idea presentata da un deputato regionale del Movimento 5 Stelle, Antonio De Luca, che chiede al governo regionale di attivarsi per individuare i potenziali terreni da adibire alla produzione. Del resto, spiega commentando la sua mozione per il governo Musumeci presentata all’Assemblea regionale, “il decreto del 25 giugno 2018 del ministro della Salute Giulia Grillo inserisce i medicinali a base di cannabis per il trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard. Quindi, in pratica, per qualunque patologia”. Il fabbisogno, da allora, è aumentato, raggiungendo una tonnellata l’anno della pianta con principio attivo Thc ad alta concentrazione. A produrla, con una previsione di 300 chilogrammi per il 2020, attualmente in Italia è il solo Ministero della Difesa, nel suo stabilimento farmaceutico militare di Firenze.

Fabbisogno insufficiente, ma bando senza esito

Proprio il ministero, esaurita la produzione propria, lo scorso giugno ha emanato un bando di gara per la “fornitura di 400 kg di cannabis per le esigenze dello Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze“. Ma nessuno dei fornitori, tutti stranieri, ha soddisfatto gli stringenti requisiti tecnici. Società come Wayland, Tilray Portugal, Medical Organic Cannabis Australia, Aurora Deutschland e Canopy Growth Germany hanno prodotto documentazione tecnica non sufficiente. Causando, a detta del deputato regionale, “ritardi anche di due mesi nella fornitura dei farmaci”. De Luca riporta anche un aneddoto personale: “Ho conosciuto un ragazzo, con il padre malato di glaucoma, e non avendo a disposizione il farmaco mi raccontava di aver cercato qualcosa per aiutarlo. Evidentemente nel mercato illegale. Quando ascolto queste storie penso, come si può fare? Da qui nasce la proposta al governo regionale”

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La Regione ha detto “sì”, ma con dei limiti

La Regione siciliana ha già affrontato il tema, emanando un decreto a firma dell’assessore alla Salute Ruggero Razza che pone a carico del sistema sanitario regionale l’acquisto dei farmaci. L’ambito di utilizzo, però, è quello descritto dal decreto ministeriale del 9 novembre 2015. Gli usi medici della cannabis sono quindi cura del dolore cronico, di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale, a cui si aggiungono le terapie da dolore cronico per casi oncologici o Hiv. E i preparati somministrabili sono “le sole preparazioni galeniche magistrali a base di cannabis per uso medico”, cioè creati in farmacia e con prescrizioni di strutture pubbliche.

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De Luca: “Il governo cerchi i terreni adatti”

Il decreto del ministro cinquestelle Grillo aprirebbe però uno spiraglio per la coltivazione in Sicilia e, secondo De Luca, “la Regione potrebbe arrivare prima in Italia a coltivare e integrare la produzione del ministero della Difesa e quella estera, che al momento ha degli evidenti problemi con autorizzazioni e trasporto”. Il governo regionale dovrebbe quindi, fin da subito, “individuare i territori, facendone una caratterizzazione, recintandoli e aprendo anche a partnership private, tutto previsto dalla legge. E l’eventuale produzione in eccesso potrebbe essere venduta all’estero”.

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Investimenti privati in fuga. Canapar in Bulgaria?

I privati in Sicilia, però, faticano a trovare spazio. Secondo Giuseppe Sutera Sardo, presidente dell’Associazione per la canapa siciliana, la situazione è precipitata proprio durante il primo governo Conte: mentre la ministra alla Salute pentastellata Grillo apriva al settore, i decreti Sicurezza emanati dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini hanno creato “un clima di terrore tra i produttori”, soprattutto quelli locali. E anche investimenti internazionali, come quello del colosso canadese Canapar, che aveva avviato le prime partnerhsip con produttori locali, sono attualmente bloccati. Un investimento da 14 milioni di euro, che rischia di essere trasferito in Bulgaria. De Luca, però, ci crede ancora. “La Regione siciliana, da sola o in partnership, potrebbe avere dalla sua un mercato con un fabbisogno previsto in crescita fino a 4 tonnellate nel 2025”. E dove, soprattutto, l’unico acquirente “sarebbe lo Stato”. A giovare del nuovo settore produttivo “sarebbero centinaia di lavoratori”.

Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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