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Gestire l’emergenza tra federalismo e burocrazia

I poteri pubblici hanno generato un'incessante e disordinata alluvione di provvedimenti. Adesso serve una vera cabina di regia per gestire le politiche antirecessione

In uno dei momenti più difficili della storia recente i poteri pubblici hanno generato un’incessante e disordinata alluvione di provvedimenti che hanno modificato, integrato, abrogato quelli precedenti, attraverso una fitta trama di disposizioni caratterizzate da linguaggio prettamente burocratico, da numerosi richiami e rimandi ad altre norme. Decreti legge, decreti del presidente del Consiglio dei ministri, ordinanze della protezione civile e dei ministeri competenti a gestire specifici aspetti dell’emergenza (sanità, ordine pubblico ecc), ordinanze regionali e comunali hanno prodotto un intreccio inestricabile di norme scarsamente intelligibili e non coordinate, e un disordinato sovrapporsi di adempimenti, eccezioni e limitazioni. Cinque modelli diversi di autocertificazione in neanche 30 giorni oltre a quelli specifici di singole regioni (Sicilia ad esempio), una disciplina ramificata ed eterogenea delle attività consentite e delle relative limitazioni e l’intricata matassa di disposizioni che ha disciplinato ogni aspetto della quotidianità hanno generato una babele normativa difficile da dipanare, che ha dato vita ad una disciplina disomogenea nei diversi ambiti territoriali.

Un groviglio di normative statali e regionali

Per comprendere il perimetro entro il quale è consentito allontanarsi dall’abitazione, il limite della “prossimità” per l’attività fisica e l’uscita con il cane, le attività che è possibile svolgere e le modalità di svolgimento, cittadini professionisti ed imprese sono costretti ad una proibitiva attività di decodificazione del linguaggio burocratico e di coordinamento delle numerose disposizioni statali e regionali e del reticolo di divieti, limitazioni ed eccezioni e ad individuare le norme applicabili nel proprio territorio e quelle che devono ritenersi abrogate perché incompatibili con le nuove disposizioni. La normativa nazionale consente l’apertura di supermercati per tutta la settimana, alcune ordinanze regionali (Sicilia, Emilia Romagna ecc) impongono la chiusura domenicale, Sicilia e Campania hanno prescritto l’isolamento fiduciario per chi entra nei rispettivi territori, la Sicilia ha introdotto divieti e limitazioni alla mobilità e alle attività motorie non previsti dalla normativa statale recentemente attenuati, la Regione Lazio ha rinviato la riapertura delle librerie (20 aprile) rispetto al resto d’Italia, in Toscana bisogna osservare la distanza di un metro e ottanta fra un lavoratore e l’altro, diverse regioni hanno introdotto deroghe ed eccezioni alle prescrizioni nazionali sull’attività di raccolta dei rifiuti, Emilia Romagna e Campania hanno inasprito le regole nazionali, la Liguria ne ha attenuate alcune, alcune regioni progettano la riapertura anticipata delle attività produttive e la Campania minaccia blocchi all’ingresso del suo territorio, il sindaco di Messina ha imposto a “chiunque intende fare ingresso in Sicilia attraverso il porto di Messina “l’obbligo di registrarsi sul sito comunale e di “attendere il rilascio da parte del Comune del nulla osta allo spostamento”, con un’ordinanza annullata dal Consiglio dei ministri per contrasto con fondamentali principi costituzionali.

L’eterna disputa tra Stato e Regioni

Il complesso puzzle di regole contrastanti, deroghe ed eccezioni ha determinato prassi applicative differenziate e disordinate (attività commerciali aperte di domenica in ottemperanza alla normativa statale ed altre chiuse in forza di quella regionale), penalizzando alcuni dei destinatari dei divieti e favorendo quelli che hanno utilizzato l’incertezza come scudo contro possibili sanzioni. Questa difficile situazione è determinata da una pluralità di cause: la spiccata attitudine per la complicazione burocratica che da sempre contraddistingue i poteri pubblici italiani, la concezione di autonomia come libertà di derogare alle regole “degli altri” e di imporre la propria visione politica e filosofia di governo, la persistente incertezza delle competenze di Stato e Regioni ed il proliferare dei conflitti in materie particolarmente sensibili e strategiche: ordine pubblico e sicurezza, professioni, tutela della salute, protezione civile. Secondo le regole costituzionali il governo centrale dovrebbe stabilire gli interventi generali e le Regioni dovrebbero limitarsi ad adattarli alle specifiche esigenze dei propri territori, senza prevedere limitazioni di diritti e libertà non strettamente necessarie. Tuttavia i principi di semplificazione e uniformità dei diritti e delle libertà fondamentali sono stati sacrificati sull’altare dell’emergenza e mortificati dalla moltiplicazione di norme, apparati burocratici, adempimenti, controlli, e l’incerto confine tra competenze statali e regionali ha consentito ad ogni governatore di strutturare autonomi sistemi di gestione dell’emergenza sanitaria, economica, sociale e di ordine pubblico, anche a prescindere da effettive esigenze di differenziazione rispetto al regime comune.

Come gestire le politiche antirecessione

Una simile situazione suscita fondati timori per la gestione delle politiche antirecessione indispensabili per salvaguardare l’occupazione, stimolare il sistema produttivo, garantire le prestazioni sociali fondamentali, tutelare gli ampi strati di popolazione danneggiati dall’emergenza. I decreti “Cura Italia” e “Liquidità”, infatti, necessitano di almeno cinquanta provvedimenti attuativi e di una serie innumerevole di adempimenti e passaggi burocratici di competenza di amministrazioni statali, regionali e locali, per l’erogazione dei 100 milioni di euro garantiti dal governo per l’accesso alimentare alle famiglie bisognose, delle garanzie per il credito alle imprese, dei vari bonus e voucher, per l’attivazione della cassa integrazione ecc. Non si può fare a meno, pertanto, di efficaci forme di coordinamento e leale collaborazione. Anche perché la recessione che minaccia drammatiche riduzioni del Pil e dei fatturati delle attività produttive può essere affrontata solo adottando una nuova formula di autonomia fondata su una responsabile capacità di autogoverno e sulla leale collaborazione con lo Stato, indispensabile per strutturare efficaci politiche economico sociali, recuperare le risorse necessarie a finanziare le prestazioni essenziali e gli investimenti infrastrutturali, rimuovere gli ostacoli burocratici alle attività economiche, garantire l’efficienza dell’intervento pubblico nei settori fondamentali dell’economia e della società, dalla sanità alla scuola, dall’Università alle attività produttive e al governo locale. Proprio a questo scopo è stata istituita una cabina di regia Stato – Regioni – enti locali, e il Governo ha promosso l’adozione di linee-guida nazionali “per gestire in modo coordinato e uniforme la ripresa delle attività economiche”.

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Dario Immordino
Dario Immordino
Avvocato, componente del Comitato scientifico per il Piano Strategico Sicilia 2030, componente della Commissione di studio per i rapporti finanziari Stato Regione e le norme di attuazione dello Statuto siciliano, dottore di ricerca in diritto comunitario all'Università degli studi Palermo

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