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La lenta agonia dei distretti. “Ma ci crediamo ancora”

Attivi dal 2007, fermi dal 2013 e oggi destinatari di un nuovo decreto di rinnovo regionale. "Ma dobbiamo avere un ruolo nella programmazione europea", commenta Federica Argentati del Distretto Agrumi, uno dei quattro ancora operativi

Istituiti nel 2005, attivi dal 2007 e, di fatto, fermi dal 2013. Sono i ventitré distretti produttivi della Sicilia, definiti dalla Regione siciliana come “espressione della capacità del sistema delle imprese e delle istituzioni locali di sviluppare una progettualità strategica che si esprime in un patto per lo sviluppo del distretto”. Gli ultimi patti per lo sviluppo ufficialmente approvati dalla Regione siciliana sono però quelli del 2013, poi prorogati nel 2016 e, oggi, in attesa di un nuovo riavvio. Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano, autore di un decreto nel quale si chiede la documentazione per il riconoscimento. Aprendo anche a eventuali nuove adesioni. “Abbiamo 45 giorni per presentare la documentazione integrativa a quella già inviata nel giugno del 2017. Speriamo che questa volta la Regione faccia la sua parte senza farci attendere altri due anni e mezzo”, commenta Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia. A rischio, se non si ufficializzeranno i distretti, la programmazione dei fondi europei dal 2021 al 2027.

Nell’agroalimentare, solo in tre hanno chiesto il rinnovo

Le premesse, però, non sono delle più incoraggianti. Nel 2017 tra i dieci distretti del settore agroalimentare e pesca, solo due avevano presentato richiesta di rinnovo insieme al Distretto Agrumi, il Distretto Pesca e crescita blu con sede a Mazara del Vallo, e il Distretto del Ficodindia di Sicilia che raggruppa produttori da Belpasso, Roccapalumba, Santa Maria Del Belice e San Cono. Tra i nove distretti industriali solo quello della Meccatronica ha richiesto il rinnovo, mentre a pesare è il sostanziale dissolvimento del Distretto Etna Valley, nel quale è ricompreso il colosso STMicroelectronics. “Noi – prosegue Argentati – ci crediamo ancora, e da utenti della pubblica amministrazione vogliamo dare credito all’assessore Mimmo Turano. Ma per operare con risultati in questi anni ci siamo dovuti costituire in società consortile”. Un escamotage tecnico amministrativo che oggi consente al Distretto Agrumi di proseguire la propria attività anche in questa situazione di attesa, “con 53 associati che si occupano della produzione alla trasformazione di agrumi, con all’interno tutti i consorzi di tutela siciliani, ovvero Arancia rossa Sicilia Igp, Limone Siracusa Igp, Limone interdonato Igp di Messina, Arancia Dop Ribera, Limone dell’Etna in fase di riconoscimento Igp e Mandarino tardivo di Ciaculli presidio Slow food”, specifica Argentati.

Leggi anche: Distretti produttivi, nuovo bando per il riconoscimento

Lo studio: “I distretti non hanno saputo cooperare”

Le difficoltà dei distretti produttivi non sono una questione soltanto burocratica. Già nel marzo del 2013 uno studio sui distretti produttivi siciliani nel periodo 2007-2010, a cura del professore Daniele Schilirò, docente di Economia dell’Università di Messina, per la Fondazione Res, individuava tra le criticità “la sottovalutazione dell’aspetto cooperativo”. “L’intento del legislatore nel definire i distretti – prosegue Schilirò – non era certamente quello di giustificare varie forme di finanziamento ad hoc per alcune realtà produttive regionali, quanto piuttosto creare uno strumento per stimolare, anche attraverso gli incentivi messi a disposizione dall’Unione europea, lo sviluppo economico locale. L’esperienza dei Patti di Sviluppo dei distretti nel triennio 2007-2010 ha evidenziato che una buona parte delle imprese siciliane non ha purtroppo compreso e saputo cogliere il potenziale racchiuso nei distretti, la loro capacità di creare economie esterne e di abbassare i costi. Troppo spesso le aziende che hanno firmato il Patto di sviluppo hanno sorvolato sull’aspetto cooperativo. Mentre sono state attirate spesso dalla disponibilità degli incentivi finanziari”, conclude l’analisi del docente.

La richiesta: “Un ruolo nella programmazione europea”

Ma il rinnovo dei distretti, anche per quelli che hanno fatto dell’attività consortile un valore, non basta. “Serve che i distretti produttivi siano coinvolti nei tavoli di concertazione per la programmazione europea 2021-2027”, sottolinea Argentati. Dall’Europa passano infatti ben 7 miliardi di investimenti in Sicilia, e “i distretti, che sono delle strutture aggregate molto complesse, nella stesura della nuova programmazione dovrebbero essere sentiti per far emergere le peculiarità. Insomma: se sono un’azienda aggregata di una grande filiera, che comprende anche partner pubblici e istituti di ricerca, penso che la programmazione debba tener conto di questo valore, che è anche una complessità. Se i rappresentanti dei distretti non vengono coinvolti nella fase di programmazione, e inseriti come beneficiari all’interno della programmazione non abbiamo fatto niente. Ci sorprende, però – continua Argentati – che all’annunciato tavolo permanente sui fondi Po-Fesr 2014/2020 non siano stati chiamati a sedere anche i distretti produttivi che, da tempo, chiedono un accesso privilegiato alla programmazione del Po-Fesr proprio nell’ottica, ribadita dal governo regionale, di valorizzazione delle filiere produttive e degli strumenti che le aggregano, quali sono proprio i distretti”, conclude Argentati.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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