La Sicilia, il Sud e lo statuto speciale

Alla voce "rischi" in merito al nuovo progetto di statuto speciale per il Sud vedasi modello Sicilia

Tre le merendine e i biglietti aerei, tassassero meglio le prime. Non che le tortine Tomarchio o i cornetti Dais non ci stiano a cuore, sia chiaro. Eppure, considerando le poche infrastrutture funzionanti sull’asse Catania Palermo – e in buona parte a suon di tangenti Anas, a quanto pare – un volo economico per collegarsi al resto del mondo sarebbe meglio tenerselo stretto. Che poi, tra il disavanzo di sette miliardi della Regione (saranno solo sette?), le scaramucce del trio Miccichè-Musumeci-Armao e le previsioni nefaste del redivivo Silvio Berlusconi (“la Sicilia è sull’orlo del suicidio”), si ha come l’impressione che il “diventerà bellissima” rischia di far la fine del motto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire”. Fine del governo gialloverde.

L’arte di illudere, giocando con le coperture, è cosa vecchia. Ogni volta che si mette mano alla contabilità sicula è come guardar infinocchiare il passante col gioco delle tre carte. Collegato da 61 articoli, poi 25. Anzi no, il rischio è che sia una scatola vuota. Mancano i fondi: 400 milioni svaniti nel balletto di cifre, poi passati a 40 per una minifinanziaria. Ora nemmeno questo. Stralciato tutto, all’Ars si fa passare un testo che non ha nuove spese da affrontare. Come a dire, approvare tutto senza approvare niente, in attesa che arrivi il parere della Corte dei conti. Eppure il debito, che sia o no frutto degli ultimi trent’anni di malgoverno regionale, ci tocca ripagarlo. E con gli interessi.

Tutto questo accade mentre il neo direttore di Bankitalia Fabio Panetta propone uno statuto speciale per il Sud. Per Panetta una riforma fiscale organica che porti a una ricomposizione del gettito a favore dei fattori della produzione e in particolare del lavoro è una priorità per il Paese e un’urgenza per il Mezzogiorno. Ma per il Sud “pare necessario modificare la convenienza del fare impresa abbassando l’intera struttura dei costi invece di operare con misure che incentivino soltanto nuove assunzioni”. Come a dire: “va valutata la possibilità di riaprire in sede europea la discussione sulla fiscalità di vantaggio per le regioni in forte ritardo per lo sviluppo. Un taglio del cuneo fiscale al Sud pari all’1 per cento del suo Pil – una riduzione di circa 2 punti dell’aliquota fiscale pagata dalle imprese – favorendo l’aumento della domanda di lavoro potrebbe alla fine portare ad una crescita dell’1,2 per cento del Pil nel Meridione”.

L’idea piace anche a Conte che, alla sua prima visita a Bruxelles, ha già cercato di “provare a ottenere dall’Ue il riconoscimento di uno statuto speciale per poter varare misure straordinarie per lo sviluppo”.

Subito al lavoro: oggi sarò a Bruxelles dove si prospetta una giornata fitta di incontri con i vertici delle Istituzioni…

Pubblicato da Giuseppe Conte su Mercoledì 11 settembre 2019

Ma è chiaro che statuto speciale per statuto speciale il dubbio resta: forse la Sicilia è riuscita a garantire lavoro, sviluppo e un bilancio regionale stabile con la sua piena autonomia? I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Spendere soldi non basta, occorre spenderli bene, come ricorda lo stesso direttore di Bankitalia. Per questo serve un innalzamento dell’efficienza delle stesse amministrazioni meridionali. Altrimenti si rischia di fare gli stessi errori del passato: sterile assistenzialismo, avido clientelismo, pessima dirigenza.

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