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Sicilia promossa nel check-up di Confindustria. Ma non spende i fondi Ue

La Sicilia nel 2021 è la prima regione d’Italia per nuove società di capitali. Ma è anche quella con i peggiori ritardi nei pagamenti delle Pmi.. Per Srm il giudizio è nel complesso positivo per l’economia in uscita dal Covid, ma sarà fondamentale la programmazione dei fondi Europei: a oggi l'Isola fa peggio di tutti in Italia

Economia in crescita, con un indice sintetico delle principali voci che quasi raggiunge i valori pre-pandemia del 2019. Questo in sintesi il Check-up sul Sud Italia condotto da Confindustria ed Srm, il centro di studi ricerche sul Mezzogiorno legato ad Intesa-San Paolo. Lo studio è stato effettuato per i primi tre trimestri del 2021 sulle sette regioni meno sviluppate d’Italia, ovvero Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e naturalmente Sicilia. Alle ecnomie nel loro complesso è stato assegnato un valore di sintesi complessivo di 472,4 punti, sulla base dell’anno 2007, ultimo anno prima della crisi mondiale del 2008, segnato con un valore base da 500 punti. All’interno sono considerati il Pil, in crescita nell’area per un complessivo 5 per cento, gli Investimenti fissi lordi, anche questi in crescita anche sull’ultimo anno pre-Covid, e anche le Imprese attive sono in netto aumento. Crescono meno Export ed Occupati, anche se con significative differenze per settore e regione. Per un confronto diretto, il 2020 si è chiuso a 443,5 punti, contro un 2019 a quota 474,4. E la Sicilia, in questo quadro che nell’insieme viene definito “di diffusa ripresa in uscita dalla pandemia”, eccelle in alcuni parametri. Ma restano le grandi incognite legate a un ritardo strutturale.

Sicilia prima per nuove società di capitali

La Sicilia è prima non solo nel Mezzogiorno, ma in tutta Italia per il numero di nuove società di capitali, cresciute nel 2021 del 6,2 per cento, passate da 69.428 del terzo trimestre 2020 alle 73.754 del terzo trimestre 2021. La media del resto del Mezzogiorno è del 5,9 per cento, circa 21 mila nuove imprese di capitali. La media è più alta di quella nazionale ferma al 4,9, e secondo il Check-up sono “dati che mostrano una maggiore dinamica imprenditoriale nel Mezzogiorno”. Il dato del totale delle imprese attive vede invece primeggiare la Campania, passata da 495 mila a 5050 mila imprese (più 2,1 per cento). In termini percentuali la Sicilia non è molto distante, attestandosi a un più 2 per cento, passando da 373.941 imprese attive nel terzo trimestre 2020 alle 381.269 di un anno dopo. E, come sottolineato da Inps, la Sicilia è la Regione d’Italia con meno perdite di imprese attive.

Ma la Sicilia è ultima nei pagamenti delle Pmi

Ma nell’analisi di Confindustria ed Srm, la Sicilia primeggia anche in negativo: è la Regione d’Italia “con il valore nettamente più elevato”, il 9,5 per cento, per quanto riguarda le Piccole e medie imprese in grave ritardo nei pagamenti. Seguono quelle della Calabria (6,6 per cento) e della Campania (6,1 per cento), contro una media del MEzzogiorno ridottasi dal 12. Tradotto in giorni, significa che in Sicilia quasi una impresa su dieci nel terzo trimestre 2021 aveva ritardi superiori ai due mesi nei pagamenti ai fornitori. La media regionale, come confermano i dati Cribis si attesta su poco meno di 20 giorni, in netto miglioramento rispetto al terzo trimestre 2020 quando la media era di oltre 25. Nel Mezzogiorno, pur essendosi ridotti i giorni di ritardo da 19,4 a 13,6 tra il terzo trimestre 2020 e il terzo trimestre 2021, c’è comunque un forte divario rispetto al calo da 11,4 a 7,4 giorni registrato a livello nazionale.

Programmazione Fondi SIE 2014-2020. Stato di avanzamento al 31 agosto 2021 della spesa dei POR FESR e FSE

Fondi europei Sie: Sicilia ultima nella spesa

In conclusione il “Check-up”, con il suo indice sintetico delle principali variabili macroeconomiche nel 2021, conferma come nel secondo anno caratterizzato dalla pandemia da Covid-19 si siano quasi recuperati i valori del 2019, con due variabili rilevanti, gli investimenti e per la Sicilia in particolare il numero di imprese attive, che hanno superato il dato registrato nella pre-pandemia, “segno evidente di una vitalità imprenditoriale che ha saputo reagire alla crisi”, scrivono Confindustria e Srm. Le previsioni sul Pil confermano però una maggiore crescita del Centro-Nord (6,8 per cento) rispetto al Mezzogiorno (5 per cento) nel 2021. Nel 2022 la crescita del Mezzogiorno dovrebbe avvicinarsi sensibilmente (4,4 contro 4,6 per cento). Ma la condizione principale, sottolineata dallo studio esattamente come già fatto da Svimez, Banca d’Italia e dalla stessa Regione siciliana nel su ultimo aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, è quella di intercettare e sfruttare al meglio non solo i fondi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ma anche dalla programmazione dei fondi europei per il periodo 2021-2027.
Il “Check-up” sottolinea che mentre “la fase attuale delle policy è fortemente centrata sull’avvio del Pnrr e degli investimenti complementari”, tarda invece “l’avvio del nuovo ciclo di programmazione 2021-2027 dei Fondi strutturali, in quanto l’Accordo di Partenariato dovrebbe chiudersi solo alla fine del 2021, con l’auspicio che nel 2022 siano presentati ed approvati i Piani Nazionali e Regionali”. A tal riguardo lo scenario nel breve periodo è ben esemplificato dai fondi strutturali e di investimento Sie, sui quali si basano i vari Piano operativi regionali (Por), della precedente programmazione 2014-2020. La Sicilia al 31 agosto 2021 era la Regione del Mezzogiorno con il maggiore ritardo nell’attuazione, con un residuo su un ammontare di risorse di circa 5 miliardi di euro del 57,6 per cento, ovvero circa 3 miliardi di risorse ancora da impegnare. La media dell’area delle Regioni meno sviluppate è del 47,9, dato che comprende però l’ottima performance della Puglia, che con un residuo 28,8 per cento è ben al di sopra non solo della media italiana (43,3 per cento) ma anche del Centro-Nord (36,4 per cento).

Leggi anche – Pil, lavoro, export: nel primo semestre 2021 Sicilia in ripresa. I dati di Bankitalia

Per la Sicilia oltre 9,3 miliardi nella bozza di Adp

Un ritardo che potrebbe compromettere oltre alla continuità dei progetti finanziati con Pnrr, anche l’arrivo dei nuovi fondi dell’Accordo di partenariato (Adp) 2021-2027. So tratta in grand parte dei fondi europei Sie, 24,7 miliardi, a cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale, arrivando a 56 miliardi di euro, il 61 per cento dei quali destinato al Mezzogiorno. La bozza di Adp prevede ben nove miliardi e trecento milioni di euro da destinare alla Sicilia, le maggiori dotazioni a livello nazionale. Un conteggio ai quale si aggiungono i fondi del Piano sviluppo e coesione (Psc) che assegnano alla Sicilia ben 7 miliardi di euro, la maggiore dotazione dietro alla virtuosa Puglia (7,5 miliardi). Opportunità da non perdere, come sottolineato dallo studio: “Ovviamente, il Pnrr non esaurisce il ventaglio delle opportunità programmatiche e di investimento nel Mezzogiorno nel prossimo decennio. Fondi Sie ed Fsc possono integrare ampiamente quanto previsto in misura limitata dal Pnrr. Fondamentale è quindi un disegno complessivo e coerente dell’azione di sviluppo del Mezzogiorno e soprattutto la capacità di attuarlo”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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