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La Sicilia non è un’isola: il Nord in quarantena è un problema

Un rallentamento delle zone più colpite dal coronavirus rischia di avere ripercussioni ovunque. Le regioni italiane dipendono l'una dall'altra. E per il Sud gli scambi interni pesano più di quelli con l'estero

La Sicilia è un’isola solo per la geografia. Quando di mezzo ci sono gli scambi commerciali, le cose cambiano. Tra i tanti effetti collaterali del coronavirus, c’è anche una sorta di neo-protezionismo meridionale (non solo siciliano e spesso gradito all’opinione pubblica). Come se Lombardia e Veneto potessero essere tagliate fuori per decreto o si potesse vietare l’arrivo di chi in quelle regioni risiede. Non è così: lo suggeriscono i numeri. Tra l’economia del Nord e quella del Sud esiste “un’interconnessione forte, che rende queste due parti del Paese largamente dipendenti l’una dall’altra più di quanto non avvenga” con gli altri Paesi. Lo dice uno studio di Srm e Prometeia del 2014. È passato qualche anno, ma il quadro non è cambiato. Mentre si fa (giustamente) un gran parlare delle ripercussioni dell’export, in questi giorni sembra ci si dimentichi che gli scambi interni pesano sull’economia meridionale e siciliana molto di più rispetto a quelli d’oltreconfine.

L’Italia è il vero “export”

A livello empirico, per intuire quanto sia stretto il legame economico tra le diverse aree del Paese basterebbe guardare i turisti che arrivano, i voli che atterrano, la lista di fornitori e clienti delle imprese. Darne contezza con i numeri non è così semplice: ecco perché uno degli studi più completi risale a oltre cinque anni fa e prende in considerazione dati ancor meno recenti. Nel 2008, le importazioni in Sicilia provenienti da Paesi esteri erano di poco superiori ai 10 miliardi di euro. Quelle dalle altre regioni italiane erano di 72,3 miliardi. Al di là delle cifre (che risalgono a oltre un decennio fa) contano le proporzioni: si importava dall’Italia più di sette volte quello che si acquistava all’estero. Gli equilibri non cambiano molto se si guarda nella direzione opposta: all’estero finivano merci siciliane per 9,6 miliardi, un quinto di quelle acquistate in altre regioni italiane. Emerge quindi come “il commercio interregionale rappresenti una componente rilevante dell’economia meridionale tanto dal lato dell’approvvigionamento, quanto da quello della domanda. Per contro il commercio con l’estero occupa un peso più modesto rispetto all’apertura internazionale che si registra nel Centro-Nord”. Tradotto: è chiaro che per la Sicilia un rallentamento degli scambi con il resto del Paese peserebbe molto di più rispetto a un freno dell’import-export con l’estero. Mancherebbe una fetta importante sia della domanda (consumatori e imprese che comprano siciliano) sia dell’offerta (imprese che vendono ai siciliani). “Il mercato nazionale riveste per l’area meridionale una maggiore rilevanza rispetto a quanto accade nel resto dell’Italia”. Quando si parla di “mercato nazionale”, si parla molto di Nord.

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La rete che intreccia Nord e Sud

Nel Sud e nelle isole, afferma l’indagine Srm-Prometeia, il 40 per cento delle aziende afferma di avere il “committente o subfornitore principale” nella sua stessa regione (nelle altre aree del Paese la quota è più alta). Nel 14 per cento dei casi è invece al Nord. Le filiere del Sud sono le meno locali. Generalmente infatti, le merci provengono principalmente dalla propria zona (nel nord-ovest è il nord-ovest, nel nord-est è il nord-est, nel cento è il centro). Il Mezzogiorno rappresenta l’unica eccezione: le imprese acquistano più dal Nord-Est (il 44,7 per cento) che da altre aziende del Sud. Per la merce in uscita, il principale partner è invece il Centro. C’è sempre un 46,5 delle imprese meridionali che “esporta” verso il nord-ovest e il 45,8 verso il nord-est. In sintesi: se si ferma il settentrione un pezzo di imprese meridionali non saprebbe a chi vendere né da chi comprare. All’interno di queste macro-aree, ci sono delle regioni che fanno da traino e sono quelle più colpite dal coronavirus: Lombardia e Veneto rappresentano un terzo del Pil italiano.

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Gli effetti sull’occupazione

Il tema non è solo il movimento di merci, ma le sue ripercussioni sull’occupazione. Prima di tutto perché, se si compra e vende meno, l’attività rallenta e, di conseguenza, le imprese non assumono. Ma c’è anche un altro tassello, sottolineato da uno studio di Banca d’Italia: “I flussi di risorse provenienti dal Centro Nord rappresentano una quota importante dell’occupazione e degli investimenti dell’industria del Mezzogiorno”. Tra il 2000 e il 2009, circa il 15 per cento degli occupati negli stabilimenti del Mezzogiorno erano impiegati in imprese con sede principale nel centro-nord, capaci di coagulare un quarto degli investimenti. Come sottolinea lo studio, “Durante la fase più acuta della crisi, le imprese del centro nord hanno ridotto gli occupati nei loro stabilimenti del Mezzogiorno più di quanto fatto dalle imprese locali”. Di nuovo: Sicilia e Mezzogiorno non sono immuni da un rallentamento delle regioni settentrionali. E non solo perché arrivano meno turisti.

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Dipendenti l’uno dall’altro

Il legame, sia chiaro, è di dipendenza reciproca. Bankitalia sottolinea anzi che “uno shock” economico con epicentro al Sud “avrebbe effetti più pronunciati” in termini assoluti sul Pil del Centro-Nord che non il contrario. Se invece di uno shock ci fosse un’accelerazione, il discorso non sarebbe molto diverso: “Un innalzamento dei livelli di attività economica nel Mezzogiorno influenza l’economia del Centro Nord in misura significativa, maggiore” rispetto a quella che avrebbe sul Mezzogiorno un’accelerazione centro-nord. Ecco perché Srm e Prometeia parlano di una visione spesso distorta del tessuto produttivo nazionale. Nella maggior parte delle analisi sarebbero sottostimati “il concetto di sistema unitario dell’economia italiana” e “l’apporto delle regioni meridionali alla creazione di ricchezza e di produzione nazionale”. Nel bene e nel male, la Sicilia non è un’isola.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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