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Il sommerso e i salvati: lavoro nero, un’ombra sul reddito di cittadinanza

Non ci sono dati certi, ma tanti indizi. Richieste, bassa occupazione e incidenza del sommerso si concentrano nelle stesse regioni. Come la Sicilia

A distanza di circa sei mesi dall’entrata in vigore, il Reddito di cittadinanza non smette di far discutere. Mentre l’effettivo funzionamento dell’apparato domanda di lavoro – centri per l’impiego – navigator – offerte è ancora tutto da verificare, col passare dei mesi sulla misura economica bandiera del Movimento cinque stelle sembra avanzare in maniera preoccupante l’ombra del lavoro nero.

Gli indizi

Nel Paese dell’evasione fiscale e del lavoro sommerso, il rischio che il sussidio potesse andare a finire nelle mani di chi ha già un reddito era stato messo in conto (tant’è che lo stesso Governo ha previsto controlli straordinari e pene severe per i trasgressori). Adesso che la misura è entrata nel vivo, è possibile tracciare un primo, provvisorio, bilancio. Diciamolo subito: non ci sono ancora certezze. O comunque non esistono dati abbastanza ampi e aggiornati da far dire che il reddito di cittadinanza incoraggi il nero. Ma qualche indizio c’è. Guardando alla diffusione territoriale delle domande, infatti, quello che salta all’occhio è una correlazione tra numero di domande presentate e incidenza del lavoro nero. Il maggior numero di beneficiari è infatti risiede nelle regioni in cui le irregolarità in campo lavorativo sono più diffuse. Tra queste, anche la Sicilia.

I numeri del reddito di cittadinanza

Ma andiamo con ordine. Stando agli ultimi dati diffusi dall’Inps nella nota riepilogativa di settembre, sono 1.460.463 le domande presentate per ottenere il sussidio. Di queste, 960.007 sono state accolte, mentre 90.812 sono ancora in lavorazione (il resto è stato respinto). La Sicilia è la seconda regione (dopo la Campania) per numero di richieste: 224.826 presentate, 165.123 accolte e 11.385 in lavorazione. Naturalmente va considerato che la Sicilia (così come la Campania) è tra le regioni più popolose d’Italia e con il più alto tasso di disoccupazione. Quindi in zone dove gli occupati sono meno (appena il 44 per cento in Sicilia, secondo Eurostat, a fine 2018) era prevedibile che disoccupati e inattivi producessero un volume di richieste maggiore.

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Più lavoro nero, pochi controlli

In Sicilia però si avverte l’ombra del sommerso. Numeri alla mano, il lavoro nero è sempre più diffuso nella regione medaglia d’argento del reddito di cittadinanza. I dati diffusi da Cgil Sicilia dicono che in sei anni, dal 2012 al 2018 – mentre l’Isola perdeva oltre 50 mila occupati – il lavoro irregolare è passato dal 19,5% al 21,2%. La media italiana, oltre a essere molto più bassa, è rimasta pressoché invariata (si è passati dal 13,3 al 13,4%). Secondo il sindacato, questo si traduce in un mancato gettito di 3 miliardi l’anno. Non sono più confortanti le cifre diffuse dal ministero di Economia e Finanza nell’ultimo Rapporto sull’evasione fiscale e contributiva. Il Mef, infatti, ha registrato in Sicilia un indice di irregolarità dell’83 per cento negli interventi di vigilanza effettuati: in 1.346 ispezioni concluse nel 2018, sono stati individuati 474 lavoratori in nero. Non si può parlare di un “effetto reddito di cittadinanza”, perché i dati si riferiscono al 2018, quindi all’anno precedente all’esordio del provvedimento. Resta però una filiera del lavoro che parte dalla disoccupazione, passa dalle domande di reddito di cittadinanza e si innesta in un territorio dove il nero incide più che altrove. Un quadro che richiederebbe ancora più attenzione del solito. E che invece pare avere essere aggravato dalle lacune nel controlli sugli illeciti. La Sicilia, secondo la Cgil, deve infatti fare i conti con una carenza di organico. Può contare oggi su 237 ispettori in tutto, a fronte di 368.816 imprese attive. “Se ne verificassero una al giorno – sottolinea il sindacato – accorerebbero sette anni per controllarle tutte”.

Le prime denunce

Fin qui gli indizi. Ci sono però anche casi concreti: le prime denunce. Tra false separazioni, cambi di residenza fittizi e lavoro nero, i controlli della Guardia di finanza hanno già individuato i primi furbetti, sorpresi a intascare illecitamente il Reddito di cittadinanza. È troppo presto per capire quanto sia ampio il fenomeno, ma a maggio il Nucleo regionale dell’Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri ha parlato di 26 denunce in Sicilia, in appena un mese e mezzo. Più di una ogni due giorni. Un frammento di realtà che, sommato agli altri indizi, invita a puntare gli occhi sulla relazione tra reddito di cittadinanza e lavoro nero, in Sicilia e non solo.

Eleonora Fichera
Eleonora Fichera
Classe ‘89, trent’anni vissuti ai piedi del Vulcano. Giornalista pubblicista, ho studiato Comunicazione e Sociologia.

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