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E-learning e digital divide. Lagalla: “Spinta inattesa”

L'emergenza coronavirus ha spinto istituti e istituzioni a puntare sulla didattica a distanza. Con alcuni buoni risultati e alcune criticità. Dal digital divide ai costi di dispositivi lievitati

Per mettere in pratica l’e-learning, le scuole siciliane hanno dovuto fare un corso accelerato. E, considerando anche il punto di partenza, i risultati si sono visti: tra le regioni italiane, l’isola è al decimo posto (al primo nel Mezzogiorno) per percentuale di scuole che hanno attivato la didattica a distanza. Risultato per nulla disprezzabile se si considera che le famiglie siciliane sono in penultima piazza per possesso di pc o tablet (quattro su dieci ne sono sprovviste). Per l’assessore regionale all’Istruzione, Roberto Lagalla, “si registrano ancora criticità”. Ma l’emergenza potrebbe accelerare “un inatteso cambiamento metodologico della didattica”.

Lagalla: “Non si perderà traccia di quanto fatto”

Per Lagalla la formazione a distanza “è inidonea a garantire, da sola, una piena continuità didattica” e non potrà “sostituire l’irrinunciabile rapporto diretto tra docente e studente”. L’assessore è però convinto che l’e-learning “contribuisca positivamente ad ampliare il ventaglio di opportunità all’interno di ogni percorso formativo: scolastico, universitario e di formazione professionale”. Lagalla si dice “certo” che “non si perderà traccia di quanto acquisito sino a questo momento, anche al cessare della situazione emergenziale”. C’è quindi parecchio da fare, perché l’obiettivo fino a ora è stato garantire, in qualche modo, la continuità delle lezioni, si trasformi in un “progetto per la creazione di un più innovativo modello di apprendimento”. Lagalla non trascura i problemi, tutt’altro che semplici. C’è “la necessità di superare il digital divide che, specie in Sicilia, evidenzia un significativo gap tecnologico e sociale, tanto nella dotazione di dispositivi, quanto nella più generale e differenziata sensibilità di docenti e famiglie”.

Che cosa hanno fatto le scuole

L’équipe formativa territoriale, istituita all’iniziato dell’anno scolastico dal ministero dell’Istruzione e presente in tutte le regioni, ha fatto gli straordinari per supportare lo sforzo delle scuole. In Sicilia ne fanno parte dodici docenti. Il loro compito è supportare le scuole nella digitalizzazione e, soprattutto in questa fase, nella didattica a distanza. Uno dei componenti è Anna Scarpulla, di Marineo, in provincia di Palermo. “Le scuole, in Sicilia, hanno lavorato tanto e bene. Sulla didattica a distanza era stato avviato un percorso, ma nulla che potesse sostituire interamente la didattica tradizionale. Era una difficoltà reale e impensata”. Scarpulla descrive gli sforzi delle scuole “immani”: “In pochi giorni hanno messo in moto una macchina che, nonostante le difficoltà, è stata messa a regime. L’utilizzo delle piattaforme suggerite dal ministero, già presenti sul sito del Miur, si è allargato a macchia d’olio. In poche settimane, sono state colmate le lacune informatiche anche dei docenti più anziani o di chi non si era ancora confrontato con le nuove tecniche. Qualcuno, magari alla vigilia della pensione, ha fatto uno sforzo veramente encomiabile”.

Pc e scuola: i prezzi aumentano

Da una parte la scuola, dall’altra le famiglie. Perché la didattica digitale possa funzionare è necessario che gli studenti siano dotati di un dispositivo. Tutte le famiglie posseggono almeno un cellulare, ma lo smartphone non è lo strumento ideale per gare lezione a distanza. Meglio pc o tablet, che però mancano in una famiglia meridionale con minori su cinque. Qualcuno, quindi, è rimasto escluso. Alcune scuole hanno “smontato” i laboratori informatici per prestare i computer ai loro ragazzi rimasti a casa. In altri casi, grazie ai fondi arrivati dalla Regione, si sono acquistati dei tablet o dei pc. Il governo Musumeci ha destinato 2500 euro a ciascuna scuola. Il governo centrale dovrebbe assegnare una somma tra 9 e i 14 mila euro, sulla base della popolazione scolastica e della grandezza dell’istituto. Lo stanziamento complessivo è di 85 milioni. Purtroppo, però, i costi sono lievitati. “Un computer che qualche mese fa avremmo potuto acquistare per 350 euro – racconta una dirigente scolastica – oggi costa 450 euro. In passato avevamo una scontistica per le scuole, oggi dobbiamo acquistare a prezzo pieno. Vorremmo poter utilizzare al meglio i fondi assegnati”. Anche i comuni hanno dato una mano. In altri casi a farlo sono state Caritas o altre associazioni di volontariato, talvolta anche con un tablet donato direttamente allo studente.

Leggi anche – Niente didattica a distanza: la formazione è in stallo

Tablet in comodato d’uso e studenti “invisibili”

Nella piccola Marineo, su una popolazione scolastica di poco oltre i mille studenti, solo il 4 per cento della scuola primaria e il 2 per cento di quella secondaria di primo grado non sono stati raggiunti dalla “scuola digitale”. “Si tratta di 29 studenti – spiega Scarpulla –, 22 della scuola primaria e sette della secondaria”. Cosa è accaduto? “La scuola è arrivata alla maggior parte dei computer e dei tablet in dotazione. Ne sono stati consegnati 65 in comodato d’uso. Chi non lo ha avuto è perché non lo ha chiesto. I motivi sono tanti: qualcuno non è capace di utilizzarlo. E in queste condizioni, con il distanziamento sociale, non ci è permesso raggiungere fisicamente le famiglie per aiutarle”. In altre zone della Sicilia, il numero dei ragazzi esclusi è, con tutta probabilità, maggiore, anche se difficilmente quantificabile. Soprattutto tra gli immigrati, infatti, ci sono bambini che sfuggono alla regolare frequenza della scuola tradizionale. Sono “invisibili”. “Non abbiamo dati certi sul numero di studenti rimasti esclusi”, spiega Carmelo Distefano, di Comiso (Ragusa), anch’egli componente dell’équipe formativa territoriale. “Lo sforzo però è stato importante, sia da parte di Stato e Regione, sia da parte delle scuole”.

Il futuro della didattica è ibrido

Quasi tutti gli istituti avevano avviato il “team dell’innovazione” e individuato la figura dell’animatore digitale. “Ma il lavoro era iniziato da poco e, in alcuni casi, andava a rilento”, afferma Distefano. “Nell’emergenza, invece, si è fatto uno sforzo in più. Sono stati previsti dei piani particolari anche per gli studenti portatori di handicap. Anche e soprattutto per loro, la didattica a distanza, deve prevedere delle modalità particolari”. Adesso, però, bisognerà guardare al futuro. L’e-learning forzato lascerà traccia? “È facile immaginare – afferma Lagalla – che siamo all’inizio di un’epocale sfida educativa e di un radicale cambiamento metodologico della didattica, che tenderà a divenire ‘ibrida’, formata cioè da lezioni in presenza e contributi interattivi online”.

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