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Zone franche montane, la rabbia di 132 sindaci siciliani: legge bloccata

Approvata in Sicilia nel 2019, le norma per contrastare la perdita di capitale umano e favorire l'imprenditorialità nei comuni montani aspetta ancora il via libera dal Senato. A Irosa manifestano il comitato e i primi cittadini

Protestano i sindaci di 132 Comuni siciliani, tutti situati al di sopra dei 500 metri sul livello del mare e con popolazione inferiore a 15 mila abitanti. La legge che dovrebbe dovuto dargli una fiscalità di vantaggio, in quanto territori montani, è stata approvata dall’Assemblea regionale siciliana nel dicembre 2019. Come previsto dall’articolo 18 dello Statuto regionale aspetta il via libera dal Senato, ma l’avvio della pandemia, di fatto, ha bloccato tutto. Una situazione che ha fatto scattare dapprima la mobilitazione, poi una conferenza stampa, infine un presidio permanente.

“Fiscalità di sviluppo”

Il termine fiscalità di vantaggio non piace ai membri del comitato per l’istituzione delle Zone franche montane. “Chiediamo una fiscalità di sviluppo”, spiega Vincenzo Lapunzina, portavoce del comitato. Si tratta di disposizioni che consentano ai Comuni montani dell’isola, più piccoli e svantaggiati, “di recuperare il gap rispetto ad altri territori e di avere le stesse opportunità”. La protesta per il mancato avvio è partita l’11 dicembre e ha portato a un presidio permanente con un camper nei pressi dello svincolo di Irosa, nella zona di Petralia Sottana. Il comitato chiede che la legge venga approvata al più presto dai due rami del parlamento. Per accelerare il processo chiedono una spinta da parte delle cariche politiche della politica siciliana. Senza la legge e con il taglio dei trasferimenti, con la crisi economica e il progressivo spopolamento, il rischio è che i piccoli comuni saranno costretti a tagliare i servizi essenziali.

Fermare la desertificazione umana

La misura è attesa da oltre duemila giorni e i sindaci lo hanno scritto nero su bianco alle più alte cariche siciliane. “Riteniamo ingiustificato e dannoso per la nostra economia il rallentamento della procedura in itinere”. Una “battaglia di civiltà”, la definisce il coordinatore Lapunzina. La legge siciliana ha già un anno di vita ed il comitato spera che il 2021 possa vedere un’effettiva defiscalizzazione delle attività economiche dei comuni montani. Serve a “fermare il processo di desertificazione umana e imprenditoriale dei paesaggi interessati”. L’obiettivo è di potenziare le attività imprenditoriali che già insistono nei Comuni montani, ma anche attrarre iniziative imprenditoriali che fungano da volano sociale ed economico. Tutto questo potrebbe accadere tramite l’esenzione dei tributi sui redditi, l’esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive, l’esonero dal versamento dei contribuiti sulle retribuzioni da lavoro dipendente, l’esenzione dalle imposte comunali, Iva agevolata per le imprese.

Nessuna volontà di fermarsi

Il freddo glaciale degli ultimi giorni ha messo a dura prova la protesta, ma i protagonisti sono decisi ad andare avanti. “Non abbandoneremo il presidio finchè questa legge non sarà approvata”, cobferma Lapunzina. I sindaci e gli amministratori si danno il turno per essere sempre presenti. E non mancano le visite e il sostegno dei parlamentari siciliani. “La fiscalità di vantaggio è un atto dovuto verso i territori che maggiormente pagano il peso dell’insularità”, spiega la parlamentare di Attiva Sicilia Angela Foti, vicepresidente del’Ars. “Isole nell’isola, le terre alte sono custodi della autentica identità siciliana”.

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