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Lumacapizzi, l’azienda etnea che ha vinto contro la mafia dei pascoli

Anni di intimidazioni, con la distruzione dell'impianto di irrigazione e danni alle piante, nella terra dove alleva le lumache con cui produce dei sughi. Ma il giovane imprenditore Francesco Capizzi ha denunciato e vinto. Grazie anche all'aiuto di Asaec

Da giovanissimo, ventenne, avvia la sua attività nella terra di famiglia sulle pendici dell’Etna. Qui, a Biancavilla, produce un prodotto raro, quasi unico: sughi a base di lumache. Lui è Francesco Capizzi, oggi poco più che trentenne, e la sua azienda si chiama Lumacapizzi. A dicembre 2017 arrivano le intimidazioni. Qualcuno entra nel suo terreno, spaccando con un’ascia tre chilometri di tubature per l’irrigazione, danneggiando gli alberi da frutto e distruggendo anche un capanno, appiccando un incendio. Danni, per almeno 60 mila euro, causati da chi voleva continuare il pascolo abusivo sui suoi terreni, quattro ettari acquistati un paio d’anni prima accanto a quelli di famiglia. Per rendere più chiaro il messaggio, chi ha attaccato il terreno pianta anche delle inequivocabili croci a terra. Capizzi non demorde, e denuncia, più volte. Tutto anche grazie all’aiuto di Asaec, l’associazione antiestorsione etnea dedicata a Libero Grassi. Oggi, al termine di quasi quattro anni caratterizzati dalle intimidazioni, ha reso pubblica la sua vittoria. Capizzi ha contattato l’associazione nel settembre 2018, dopo l’ennesimo episodio di danneggiamenti. “Prima di me nessuno aveva mai denunciato. Ma da allora l’associazione mi è sempre stata vicina in tutto il percorso contro il racket. In tutte le iniziative i soci mi hanno dato un grande supporto”, racconta a FocuSicilia il giovane imprenditore.

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Niente acqua, recinti tagliati, piante distrutte

Il terreno di Capizzi che ha subito i danneggiamenti fa parte di un unico consorzio di 90 ettari totali, che si estende tra i comuni di Biancavilla e Centuripe. Capizzi ha aderito a una cooperativa nel novembre 2017, poco prima degli attacchi. Che hanno causato “spese enormi per l’acqua. Poi le recinzioni sono subito state attaccate dai pascoli abusivi, tagliate”. Dopo le intimidazioni, e dopo aver denunciato tutto ai carabinieri, “sono tornate le mucche nel terreno, di nuovo hanno tagliato il recinto”. La situazione, grazie alle continue denunce, è pian piano “migliorata rispetto ai primi anni, con gli animali che continuavano a entrare mangiando i germogli, rosicchiando la corteccia degli alberi, indebolendo le piante”. Piante che servono anche da nutrimento alle sue preziose lumache, “prodotte con alimentazione esclusivamente vegetale”.

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Grassi: “C’è chi non denuncia e fa affari coi clan”

Nicola Grassi, presidente di Asaec, non nasconde l’emozione per i risultati raggiunti da Capizzi, che considera “un esempio e un incitamento. Proteggere le terre dalla prepotenza della mafia dei pascoli significa dare speranza all’imprenditoria giovanile che scommette sull’agricoltura”. Negli anni le denunce fatte tramite Asaec, la prima associazione antiracket a Catania nel 1991, e la seconda in Sicilia, sono state tante. L’associazione è composta “da 40 soci, imprenditori quasi tutti vittime del racket. Oggi la situazione è stazionaria, con la pandemia le richieste di aiuto sono diminuite. Ma sono aumentate le denunce di usura di episodi nati prima del Covid”. Tra le denunce quelle di estorsione sono sempre molto presenti e, nonostante il recente caso della denuncia fatta dall’imprenditore Condorelli, proprietario della famosa azienda dolciaria di Belpasso, “altri imprenditori invece di denunciare si mettono in affari con i clan”.

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Una donazione in segno di gratitudine

Nel suo terreno Capizzi oltre alle lumache, descritte come “non solo buone, ma adatte a chi ha disfunzioni glicemiche o colesterolemia perché la carne è altamente proteica e ha pochissimi grassi”, produce anche olio d’oliva, limoni, fichidindia e arance. Mille e duecento chili dell’agrume, raccolti nei suoi terreni “che la mafia dei pascoli non è riuscita a riprendersi”, li ha donati a diversi enti benefici. “Sono i miei primi raccolti, i primi frutti del terreno dal 2017”. Ben 120 cassette consegnate a diversi enti benefici, l’oratorio Giovanni Paolo II di Librino, il Centro Astalli e la Locanda del Samaritano di Catania e la parrocchia di Biancavilla. Un gesto non solo simbolico, ma di gratitudine per la fine di un lungo periodo di difficoltà. Oggi che il peggio è passato afferma: “La donazione è una cosa bellissima, quando fatta con passione. Ho sentito storie e visto tanti volti di persone che mi hanno ringraziato ed emozionato”.

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Emergenza a Randazzo. Ma lo Stato c’è

Lo Stato, per fortuna, non sta a guardare, racconta Grassi. “Le azioni delle forze dell’ordine contro il fenomeno criminale mafioso sono molto intense. La prefettura fa un intervento imponente sul territorio con controlli intensivi anche con i droni”. E anche dal punto di vista politico si muove qualcosa. “La commissione regionale antimafia guidata da Claudio Fava ha fatto iniziative mai viste prima su rifiuti, sanità, beni confiscati”. Le vicende simili a quella di Capizzi, però, continuano ad accadere. “Abbiamo un problema enorme su Randazzo, dove a luglio faremo una manifestazione. Ci sono interessi economici enormi di chi vuole i pascoli abusivi di bovini, in terreni destinati invece a vigneti o uliveti. E continuano i furti delle piante e i danneggiamenti”. Ma, conclude Grassi, “finché non diventa una priorità, avremo sempre questo problema, e la gente abbandona le terre”. E, per chi non crede di farcela, Francesco Capizzi ha un messaggio chiaro: “Bisogna affidarsi a queste associazioni, sono fondamentali per il territorio”.

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Turi Caggegi e Leandro Perrotta
Turi Caggegi e Leandro Perrotta
Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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1 commento

  1. Bravo non sei solo io sono un testimone di giustizia io purtroppo ho dovuto lasciare la mia azienda a Padova e la cosa è ancora più grave.

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