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Manovra 2022, per Confindustria contiene misure “deludenti”

Sentita in audizione congiunta dalle Commissioni congiunte Bilancio del Senato e della Camera dei Deputati, l'associazione degli industriali chiede più risorse per ridurre la pressione fiscale e dare più fondi alle industrie inquinanti per la riconversione

Una manovra di bilancio espansiva da 36,8 miliardi, ma che per Confindustria contiene ancora dei punti “deludenti”, in particolare le misure volte a sostenere l’accesso al credito e la liquidità delle imprese. L’associazione degli industriali ha consegnato le proprie analisi sull’insieme di interventi volti a far ripartire l’economia nel post-Covid previsti dal Governo e attualmente all’esame del Parlamento, “finanziati per due terzi in deficit”, alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. E, pur riconoscendo all’impianto il merito di “accompagnare l’Italia lungo il sentiero di uscita dalla crisi”. All’interno infatti vengono sottolineati “la riduzione della pressione fiscale e contributiva e il caro bollette, per oltre 9 miliardi complessivi, il riordino degli ammortizzatori sociali per 4,8 miliardi, il rafforzamento della sanità per 4,2 miliardi, di cui quasi la metà destinata all’acquisto dei vaccini anti-covid”. Tuttavia questo impianto “non riesce a sostenere adeguatamente quelle istanze trasformative profonde dell’economia e della società italiana che sono alla base del Piano Next Generation EU e delle aspirazioni del Pnrr”.

Credito d’imposta R&S&I e Patent box

Fatto salvo il manifestato apprezzamento per l’ampliamento dell’orizzonte temporale delle principali misure di sostegno agli investimenti privati, a partire dalla conferma del Piano 4.0 e degli incentivi edilizi, tra cui il superbonus 110%, Confindustria rimarca in prima istanza la necessità di correggere alcune misure. Tra queste il credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo e Innovazione Industriale (R&S&I) e il credito per investimenti in beni 4.0, nonché di ripristinare la disciplina del Patent box, ovvero un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, di brevetti industriali, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Chiede inoltre di “intervenire sul riallineamento degli avviamenti e sulla rivalutazione dei marchi di impresa”.

Proventi d’asta CO2 per riconvertire le industrie

Punto chiave del documento redatto da Confindustria è però la cosiddetta transizione energetica. L’associazione a livello nazionale porta le istanze di settori energivori e inquinanti, particolarmente penalizzati dall’aumento del costo della C02, un aspetto sottolineato nelle scorse settimane anche da Confindustria Siracusa in merito al grande polo petrolchimico sviluppato nell’area della Rada di Augusta. Sul punto, sottolinea Confindustria “la Manovra contiene alcune prime misure. Istituisce due fondi per supportare la transizione ecologica e gli investimenti in decarbonizzazione dei settori energivori, cosiddetti hard to abate“. Ma sarebbe “necessario che almeno il 50 per cento dei proventi d’asta CO2 futuri abbiano come principali destinatari i settori energivori che effettuano investimenti in innovazione di processo sostenibile e che sono a rischio delocalizzazione”. L’appunto si riferisce al sistema europeo di compravendita delle quote di anidride carbonica, diventate nel periodo Covid particolarmente onerose passando da 30 a 70 euro a tonnellata. Chiesti interventi anche in tema di costi di produzione, sui quali Confindustria ricorda di aver “richiesto azioni urgenti per contrastare l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia”·        

Ridurre il cuneo fiscale con il fondo Irpef e Irap

Per gli industriale è inoltre necessario utilizzare il fondo destinato alla riduzione di Irpef e Irap, portato a 8 miliardi di euro dal 2022 “per la riduzione della pressione fiscale per ridurre la componente contributiva del cuneo fiscale, a favore di lavoratori e imprese”. Un intervento che servirebbe a stimolare la domanda interna, sia delle imprese, per renderle più competitive. Del resto, secondo Confindustria “tagliare
il costo del lavoro non è più procrastinabile, considerato anche il rincaro dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici, che in taluni casi sta rendendo antieconomico produrre”. Si sottolinea infine il recepimento, seppur parziale, “della nostra richiesta di avviare un percorso per gestire le transizioni occupazionali”. Accanto a questi però “perdurano lacune nel collegamento tra gli ammortizzatori sociali e le politiche attive, cosi come l’assenza di una rivisitazione del reddito di cittadinanza, che non ha portato risultati apprezzabili sul fronte occupazionale”.

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Redazione
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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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