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Medici di base, picco di pensionamenti in Sicilia. Rischio carenze sul territorio

Nell'Isola il rapporto tra medici di medicina generale e pazienti è migliore rispetto ad altre parti d'Italia, ma spetta alla Regione mantenerlo in equilibrio finanziando le borse di specializzazione. Negli ultimi anni non sempre ciò è avvenuto, denuncia la categoria

“In Sicilia, nei prossimi cinque anni, andranno in pensione circa 2.800 medici di base. Per sostituirli la Regione dovrà autorizzare un numero sufficiente di borse per la formazione specialistica, altrimenti parte della popolazione potrebbe rimanere scoperta”. Così Luigi Galvano, presidente regionale della Fimmg, Federazione italiana dei medici di medicina generale, nonché vicepresidente di Enpam, l’Ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri. Ad oggi, le cose nell’Isola vanno meglio rispetto ad altre regioni italiane. “In Sicilia abbiamo circa un medico di medicina generale ogni mille abitanti, con un equilibrio sostanziale tra pensionamenti e nuovi ingressi”. Questo equilibrio, tuttavia, dipende molto dalle scelte di Palermo e Roma. “Se si creassero dei buchi il rapporto tra medici e cittadini sarebbe alterato”, sottolinea il presidente di Fimmg Sicilia.

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Medici di base in diminuzione

Complessivamente, al 2021, i medici di base e i pediatri di libera scelta siciliani sono circa 4.500 su un totale di poco meno di novemila. Secondo l’ultimo rapporto dell’agenzia di riferimento per il Servizio sanitario regionale, Agenas, dal 2019 sono circa 200 in meno. Nello stesso periodo, però, la popolazione siciliana è scesa sotto i cinque milioni, mantenendo inalterato il rapporto tra medici di base e pazienti. Il calo non riguarda soltanto la Sicilia. In Italia, negli ultimi tre anni, il numero dei medici di base si è ridotto di oltre duemila unità. In molte regioni il turnover è stato bloccato per problemi di finanza pubblica, ma anche nelle regioni “virtuose” i numeri sono in calo. Una tendenza che ha costituito un problema durante la pandemia da Covid-19, costringendo lo Stato ad autorizzare “procedure straordinarie di reclutamento”, a predisporre “incentivi e incarichi di lavoro autonomo” includendo anche “specializzandi all’ultimo e al penultimo anno di corso”.

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Il tema delle borse di specializzazione

Se i numeri attuali della Sicilia non preoccupano, per gli addetti ai lavori l’ondata di pensionamenti dei prossimi anni richiederà un’attenzione particolare. “Informiamo costantemente la Regione sui flussi in uscita, in modo da poter calibrare il numero di posti da autorizzare per mantenere il meccanismo in equilibrio”, dice Galvano. Nel 2020 le borse di specializzazione autorizzati sono state soltanto 89, contro le 140 del 2019 e una media di 120 degli anni precedenti. “Quelle autorizzate l’anno scorso sono state oltre 300, in linea con i pensionamenti. Alla base potrebbe esserci stato un motivo economico, considerando che la specializzazione è cofinanziata dalla Regione e dallo Stato”, ipotizza il presidente dei medici di base siciliani.

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Situazione migliore rispetto al Nord

Secondo gli accordi collettivi nazionali, un medico di medicina generale può assistere fino a 1.500 pazienti. Come detto in Sicilia il rapporto è di circa uno a mille, inferiore rispetto alla media italiana di uno ogni 1.200. Ribaltato il classico gap tra Nord e Sud del Paese. Secondo Agenas ci sono più pazienti per ogni medico di base nel Settentrione (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Meridione (1.102). Le regioni con il maggior numero di assisiti per medico di medicina generale sono Trentino-Alto Adige (1.454), Lombardia (1.408) e Veneto (1.365), mentre in coda ci sono Calabria (1.055), Basilicata (1.052) e Umbria (1.049). I numeri, precisa l’agenzia, vanno inquadrati anche sulla base della densità della popolazione, minore al Sud. “Le medie riportate rappresentano la forte disomogeneità di distribuzione degli assistiti per medico esistente fra le aree metropolitane e le aree a bassa densità di popolazione come le aree rurali, le comunità montane e le Isole”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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