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Meditchain, la blockchain siciliana guarda al Mediterraneo

Fare rete tra le imprese, sfruttando la tecnologia nata con i bitcoin per diversi settori, dall'agricoltura ai rifiuti. È questo l'obiettivo del consorzio fondato da Marco Di Marco

Sviluppare una rete blockchain del Mediterraneo partendo dalla Sicilia. Una sfida, lanciata appena un anno fa dal fondatore e presidente di Meditchain, Marco Di Marco, che oggi sembra dare i primi frutti. In 12 mesi, infatti, il numero degli aderenti al consorzio è cresciuto, così come i progetti e i settori in cui impiegare questa tecnologia: dal mondo dell’arte all’agricoltura, dalle banche ai rifiuti sono infiniti i campi di applicazione. Lo scopo di Meditchain è strutturare e condividere una rete privata di nodi telematici basandosi su un registro (ledger) distribuito e condiviso garantendo decentralizzazione, trasparenza, sicurezza e immutabilità dei dati sfruttando i concetti e i principi della blockchain. L’idea di base, tuttavia, è di andare oltre, mettendo a disposizione competenze con l’obiettivo di favorire la realizzazione di progetti con al centro una tecnologia ancora poco diffusa. Con questo obiettivo è nata la rete Meditchain, il primo consorzio che mette in condivisione costi e ricavi, oltre che il delicato aspetto di formazione e consulenza.

Chi fa parte della rete

Presentato nel novembre 2018, il consorzio, che ha sede a Palermo, unisce fin da subito un gruppo di imprese di settori eterogenei: da Informamuse, nata nel 2009 come spin-off accademico del dipartimento di Ingegneria Informatica dell’Università di Palermo e dal 2016 una Pmi innovativa, alla Banca Popolare di Sant’Angelo; da Elmi, una delle più importanti società informatiche palermitane, a NdM Holding, società di consulenza alle imprese; da Giglio.com, piattaforma di vendita on line di abbigliamento di lusso, a RmStudio, il primo studio di consulenza tradizionale ad offrire servizi professionali con soluzioni blockchain; a Partitalia, società leader nel mercato delle smart card e delle soluzioni con tecnologia Rfid, specializzata anche in soluzioni cloud per il mondo della logistica e della gestione dei rifiuti. “I nostri soci fondatori sono tutte aziende del territorio siciliano”, spiega Di Marco, per il quale il consorzio si candida come “Rete tecnologica naturale” che mette in connessione nodi del Mediterraneo per sviluppare attività economiche e cambiamenti sociali condivisi.

Dalle banche ai rifiuti

Da allora il consorzio si è ampliato con l’arrivo di nuovi partner e oggi ne conta una decina. Tra questi c’è anche una società di Milano, Partitalia, con oltre venti anni di esperienza nel settore Ict, che produce e commercializza smart card, tag e lettori Rfid in tutta Europa. Per il prossimo biennio prevede il lancio di nuove tecnologie, tra cui la blockchain applicata alla raccolta dei rifiuti, un progetto che gode della collaborazione della rete e che verrà presentato in maniera dettagliata a Ecomondo 2019, la fiera di riferimento per l’innovazione industriale e tecnologica dell’economia circolare che si terrà a Rimini il prossimo mese. “Tra le nuove adesioni – rivela Di Marco – c’è anche quella di uno studio legale dell’Abruzzo che fornisce consulenza per lo sviluppo di progetti basati sulla tecnologia blockchain mentre, proprio il mese scorso, il raggruppamento di imprese di Elmi e Informarmuse ha vinto un bando del Mise di ricerca e sviluppo nell’ambito del tracciamento delle filiere agroalimentari”. In questo modo, ogni consorziato rappresenta un nodo della rete incarnando pienamente la filosofia della blockchain dove tutti i soggetti sono interdipendenti ma creano un legame grazie al quale si possono gestire informazioni e dati certificati. “Come tecnologia utilizziamo l’hyperledger – sottolinea Di Marco – standard che oggi viene utilizzato in diverse parti del mondo. Ma è anche un software open source che chiunque può contribuire a sviluppare”.

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Primo bilancio e scenari futuri

Finalità di Meditchain è anche consentire alle imprese che hanno necessità di ricorrere a queste tecnologie di utilizzarle senza grossi investimenti. A distanza di un anno è possibile, quindi, tracciare un bilancio positivo, “anche se ovviamente seguiamo il trend del mercato. In un certo modo, possiamo rifarci all’esperienza dell’avvento di internet alle soglie del 2000. Al suo esordio, nessuno sapeva bene cosa aspettarsi. Oggi, di fronte a una innovazione come questa, c’è un grande fermento nel mercato e via via si stanno diffondendo delle applicazioni. Il nostro auspicio è che possano aderire anche le pubbliche amministrazioni, centri di ricerca e università. Il nostro fine – aggiunge – è di valorizzare sempre di più un network di competenze”.

Dai musei al grano: il caso RmStudio

Nel consorzio siciliano c’è chi aveva già sviluppato e messo in commercio un’applicazione blockchain. Come RmStudio, società palermitana nata del 2017, che da due anni ha tradotto questa tecnologia in offerta commerciale di servizi. Un’intuizione di Raffaele Mazzeo, il presidente dell’azienda oggi impegnata su più fronti: dalla produzione e l’attestazione dei flussi informativi della dichiarazione non finanziaria all’applicazione nell’agricoltura per la certificazione della filiera del grano, fino a un sistema per l’archiviazione delle opere d’arte e per l’emissione del certificato di autenticità. “Quest’ultima attività – spiega Mazzeo – la svolgiamo principalmente su Milano, vera e propria industria dei beni culturali in Italia, mentre vorrei lanciarla anche in Sicilia, dove si trova il 20 per cento dei beni culturali italiani. Si tratta di musei, fondazioni e collezioni private che grazie al nostro applicativo potrebbero tracciare il loro patrimonio valorizzandolo con cataloghi digitali, e garantendone la fruibilità in tutto il mondo. Abbiamo un patrimonio spesso dimenticato e ciò consentirebbe di rivalutarlo offrendo trasparenza in un settore che fino a oggi è stato opaco”. Un’altra area di particolare interesse è il comparto agricolo: “Abbiamo tracciato l’intera filiera del grano – racconta ancora – dal prodotto finito è possibile risalire sino al mulino e al produttore. Già 11 aziende siciliane hanno aderito ma è un processo di certificazione che si può applicare anche all’olio e al vino”.

Il mercato in Sicilia

Anche in Sicilia, quindi, c’è fermento e, per certi versi, la regione può dirsi più avanti rispetto ad altre. “Il mercato è finalmente partito perché le aziende hanno capito che la blockchain non è sinonimo di cripto valute – prosegue Mazzeo – e la Sicilia è certamente avanti rispetto ad altre regioni del Paese. A conferma di ciò, recentemente è stata approvata la legge sull’agricoltura che prevede l’istituzione di un registro regionale per la certificazione dei prodotti”. Inoltre, nella finanziaria è stato previsto lo sblocco di un fondo da 16 milioni per l’Irfis rivolto a imprese giovanili, startup, e a chi utilizza la tecnologia blockchain. “Sono tutti ingredienti per dire che il mercato è partito”, ribadisce. “Ci sono grandi opportunità e il futuro è imminente: la tecnologia è già matura, è disponibile, è a basso costo e fa risparmiare molte operazioni nel processo produttivo e organizzativo. Le prossime applicazioni si giocheranno soprattutto nel settore dell’energia”.

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