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Meno abitanti e lavoro. Dieci anni perduti in Sicilia

L'ultimo annuario statistico per la Sicilia mette nero su bianco la crisi demografica dell'isola, che perde 27 mila abitanti in un anno. In dieci anni l'industria ha 80 mila lavoratori in meno

Ventisettemila abitanti in meno tra il 2017 e il 2018 in Sicilia. E dal 2008 si sono persi 110 mila lavoratori. L’ultimo annuario statistico per la Sicilia diffuso da Istat conferma la complicata situazione dell’isola, già certificata nel corso del 2019 dalle analisi di Banca d’Italia e Svimez. I dati diffusi ieri, aggiornati al 31 dicembre 2018, permettono però di scendere nel dettaglio dei vari settori dell’economia siciliana. I servizi si confermano primo settore per occupazione in tutte le province, seppur in calo. E mentre industria e costruzioni perdono oltre 80 mila addetti, l’agricoltura ne guadagna 11 mila.

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Occupati in calo tranne a Siracusa

Meno trentamila gli occupati di Palermo e provincia tra il 2008 e il 2018, che passa da 361 a 330 mila. Catania perde 15 mila addetti, passando nel decennio da 313 mila a 298 mila. E nelle altre province siciliane il quadro non cambia: meno 28 mila a Messina (da 200 a 172 mila), meno 22 mila a Trapani (da 131 a 108 mila), meno 12 mila ad Agrigento (da 124 a 112 mila). La piccola provincia di Enna perde 5 mila lavoratori (da 49 a 44 mila), mentre Ragusa ha una flessione di duemila unità (da 106 a 104 mila). Unico segno positivo è Siracusa, passata dai 117 mila lavoratori del 2008 ai 121 mila del 2018, concentrati soprattutto nel settore agricoltura (più 7 mila unità). Per la provincia aretusea c’è da sottolineare anche l’incremento rispetto al 2017, quando il totale degli addetti era fermo a 112 mila. In totale in Sicilia, nel decennio, si è passati da un milione e 472 mila occupati a un milione e 362 mila, un calo di 110 mila.

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Industria e costruzioni, persi 80 mila posti

Nel computo dei centodiecimila lavoratori in meno, la maggior parte vengono dall’industria. Il settore ha avuto un calo di quasi 80 mila unità nei dieci anni, passando da 296 mila a 219. E all’interno del comparto, la maggiore flessione è quella relativa alle costruzioni, che da solo perde 62 mila lavoratori, passando dai 150 ai 78 mila. A livello provinciale, Messina e Catania sono le province che più hanno subito la crisi dell’industria, con rispettivamente 16 e 15 mila lavoratori in meno. Seguono Agrigento (meno 11 mila), Palermo (meno 10 mila), Siracusa (meno 8 mila), Trapani (meno 7 mila) ed Enna (meno 5 mila). Ragusa perde invece 300 lavoratori nel comparto. In calo anche i servizi, che calano di quasi 50 mila unità, passando da un milione e 73 mila del 2008 a un milione e 24 mila del 2018. Settori in crescita sono invece il commercio (da 308 a 312 mila addetti), e l’agricoltura, che passa da 108 mila a 119 mila addetti. Un dato che conferma la Sicilia come la regione con più addetti d’Italia nel settore.

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Più morti che nati. Ma pesa l’emigrazione

Il trend negativo del lavoro si accompagna a quello della popolazione: meno 27 mila abitanti in un anno. La provincia di Palermo perde oltre 7 mila e 600 abitanti, seguita da Messina (meno quattromila e 400) e da Caltanissetta (meno tremila e 900). Tremila e 400 gli abitanti persi ad Agrigento dal 2017, duemila e 100 a Catania. Seguono Trapani (meno millenovecento), Siracusa ( meno milleseicento), Enna (in calo di millequattrocento), mentre la flessione di Ragusa si ferma a 477 unità. Sui dati pesa il rapporto negativo tra morti e nascite in tutta l’isola – 52 mila morti a fronte di 40 mila e 600 nati -, ma soprattutto l’emigrazione, con oltre 17 mila cittadini che hanno lasciato la Sicilia tra il 2017 e il 2018.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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