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Meno mascherine, più incassi per i negozi. Non tutti, però, esultano

I rappresentanti dei commercianti valutano "positivamente" le ultime scelte del governo Draghi, mentre quelli di turismo e ristorazione chiedono "stabilità". Dure critiche da cinema e teatri, per i quali la proroga delle FFP2 mette a rischio "centinaia di posti"

L’addio alle mascherine al chiuso potrebbe portare “un incremento delle vendite del 20 per cento in 15 giorni”. Quanto a tornare ai livelli pre-Covid, “difficile che avvenga nell’immediato, ma tra un mese potremo senz’altro capire quale sarà il trend”. Lo afferma Gianluca Manenti, presidente di Confcommercio Sicilia. Sono molti quelli che aspettavano il momento di togliere le mascherine e fare a meno dell’uso del green pass e secondo le previsioni di Manenti la decadenza dell’obbligo farà bene all’economia. A mostrare un cauto ottimismo anche gli operatori di turismo e ristorazione, che chiedono soprattutto stabilità.

A teatro e cinema ancora “mascherati”

Non tutti sono soddisfatti. Fino al prossimo 15 giugno per recarsi in teatro, al cinema o ad altri spettacoli sarà necessario indossare la FFP2. “È incomprensibile che centinaia di persone accalcate in discoteca o nei negozi non debbano avere la mascherina, mentre gli spettatori di un multisala areato, distanziato e sicuro sì”, dice Filippo Virzì, segretario di Ugl Creativi Sicilia, federazione che riunisce i lavoratori dell’arte e dello spettacolo. “Per citare un famoso film di Dario Argento, siamo in ‘profondo rosso’. Se continua così, molte attività saranno costrette a chiudere”.

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Dove restano le mascherine

Le nuove regole sono contenute nell’ordinanza del 28 aprile del ministro della Salute Roberto Speranza. L’obbligo di mascherina FFP2 rimane fino al 15 giugno per i mezzi di trasporto – aerei, navi, traghetti, treni interregionali, pullman, trasporto pubblico – nonché per i lavoratori, gli utenti e i visitatori di strutture sanitarie, socio-sanitarie e assistenziali. Per questi ultimi resta in vigore anche il green pass rafforzato, fino al 31 dicembre 2022. Per quanto riguarda le attività commerciali, come detto, l’obbligo di indossare dispositivi di protezione individuale viene meno quasi dappertutto, eccetto che “per gli spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo”. L’obbligo di mascherina viene mantenuto inoltre per “gli eventi e le competizioni sportive che si svolgono al chiuso”. Con un’altra ordinanza firmata lo stesso giorno, inoltre, il ministro ha eliminato l’obbligo di esibire il digital Passenger Locator Form per l’ingresso sul territorio nazionale. Si tratta del documento europeo per il tracciamento dei contatti in caso di malattie infettive, potenziato nel corso dell’emergenza Covid-19. Fino al 31 maggio resta invece l’obbligo di esibire il green pass per i turisti in arrivo in Italia.

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La prudenza dei commercianti

Nonostante l’addio, almeno per il momento, a mascherina e pass molti commercianti scelgono di mantenere la prudenza. “Gli avventori, all’80 per cento, utilizzano ancora la mascherina in buona parte dei settori merceologici. Quindi, si ravvisa un grande senso di responsabilità generalizzato da parte di tutti”, dice il presidente di Confcommercio Sicilia Manenti. “Non ci sono dubbi sul fatto che l’impatto sulle vendite, con riferimento sia alle mascherine quanto al green pass, sarà positivo”, aggiunge il presidente. L’incremento potrebbe arrivare “anche al 25, in alcuni casi anche al 30 per cento”. Per il presidente è presto per parlare di ritorno ai livelli pre-crisi, mentre nel breve periodo sarà possibile fare delle valutazioni “per quanto riguarda la stagione estiva”. Osservato speciale è il turismo, “dal quale si attendono numeri rilevanti anche se, così come abbiamo già evidenziato nei mesi scorsi, verrà a mancare il turismo russo e, più in generale, dai Paesi dell’Est Europa”. Il risultato è che “i numeri non saranno performanti come quelli del 2019”, anche se per un bilancio effettivo bisognerà aspettare settembre.

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Le aspettative per il turismo

A proposito di turismo, alcuni passi avanti erano stati fatti già nei mesi scorsi. “La stagione estiva 2021 non è andata male”, dice il presidente regionale di Assoturismo Messina. Lo scorso anno “si è lavorato soltanto cinque settimane”, mentre solitamente la stagione nell’Isola “dura molto di più, da aprile fino a ottobre”. Ciononostante la ripresa è stata consistente, “con un incasso di circa il 60 per cento rispetto a una stagione regolare, che diventa il 20/25 per cento su tutto l’anno lavorativo”. L’auspicio per il 2022 è di raggiungere e superare questi risultati. “La Pasqua è andata abbastanza bene, e anche il 25 aprile ha dato buoni risultati”. Per tirare un sospiro di sollievo però è ancora presto. “Oggi facciamo i conti con un’altra difficoltà, legata al conflitto in Ucraina, che sta bloccando importanti flussi dall’Europa dell’Est”. La speranza è che l’emergenza geopolitica “possa rientrare il prima possibile”, e che al contempo sul fronte sanitario “si possa avere stabilità, evitando nuove aperture e chiusure a singhiozzo che comporterebbero un grave danno per il settore”. Il turismo siciliano, ricorda Messina, “vale circa il 21/22 per cento del Pil dell’Isola”, e porta con sé “un indotto di migliaia di lavoratori” che sperano di ripartire dopo la crisi.

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Al ristorante con tavoli distanziati

Mostra ottimismo anche il presidente di Fipe Confcommercio Sicilia Dario Pistorio. “In questi primi giorni senza green pass e mascherina stiamo vivendo una specie di normalità, dopo un periodo difficile”. Non tutto è tornato come prima, precisa il presidente. “Abbiamo ancora degli obblighi sul distanziamento dei tavoli, fino al 31 dicembre. Quindi la capacità di ristoranti e locali rimane ridotta”. Se le regole sono venute meno, l’approccio di molti ristoratori resta improntato alla prudenza. “Diverse attività hanno chiesto ai loro dipendenti di mantenere le mascherine anche dopo la fine dell’obbligo”. Anche per Pistorio una ripresa vera passa dalla stabilità. “Abbiamo bisogno di pianificare il lavoro con serenità, cosa che non è stata possibile negli ultimi due anni”. Da questo punto di vista “l’abolizione dello stato d’emergenza è un bene”, anche se “le notizie dalla Cina, con intere città nuovamente chiuse, non sono molto rassicuranti”. Un ulteriore elemento di difficoltà riguarda il reperimento del personale. “Malgrado le garanzie offerte, fatichiamo a trovare persone che vogliono impegnarsi in questo lavoro”. Per il numero uno di Fipe ciò dipende “anche dal reddito di cittadinanza”, con una difficoltà a ricollocare i percettori “incrociando la domanda e l’offerta”.

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Le contraddizioni del decreto

A essere sul piede di guerra i rappresentanti di cinema e teatri. “Il prolungamento dell’obbligo di mascherina è una scelta che non sta né in cielo né in terra”, dice il segretario di Ugl Creativi Virzì. L’ultimo decreto del ministero della salute, aggiunge il sindacalista, rischia di dare il colpo di grazia al settore favorendo lo streaming. “Film che in tempi normali sarebbero stati campioni d’incassi oggi vengono visti da poche decine di spettatori. Molti produttori preferiscono lanciare le pellicole direttamente sull’home video evitando il passaggio in sala”. Non solo. Dallo scorso marzo, ricorda il segretario, è venuto meno il divieto di consumare cibi e bevande durante gli spettacoli. Per Virzì si tratta di “una scelta giusta, dopo il massacro dei mesi scorsi”, ma anche di un controsenso visto che “chi consuma è libero di tenere la mascherina abbassata durante tutto lo spettacolo”. Decisioni “insensate”, quelle del Governo, che arrivano in un momento critico per la categoria. “Il cinema e il teatro italiano sono fanalino di coda in Europa, e quelli siciliani lo sono in Italia”. A rischio ci sono “centinaia di lavoratori, che diventano migliaia con l’indotto”, per i quali non ci sono garanzie. “Molte attività chiuderanno i battenti, senza che sia stato fatto nulla per evitarlo, anzi”, denuncia Virzì.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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