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Mercato immobiliare, crollo di un terzo. Tiene solo Ragusa

Nel primo trimestre del 2020 le compravendite nel settore residenziale calano del 28 per cento. E se il capoluogo ibleo sembra non conoscere crisi, nelle aree interne prezzi e compravendite crollano

Meno 28 per cento: è l’andamento del mercato immobiliare residenziale siciliano nel primo trimestre 2020 rispetto al periodo tra ottobre e dicembre del 2019. Il dato, elaborato dall’Agenzia delle Entrate, mostra un vero e proprio crollo, solo in parte dovuto all’emergenza Covid-19. Tra i capoluoghi di provincia, l’unico a contenere la caduta è Ragusa: la sua flessione è stata del 7,7 per cento, passando da 196 immobili venduti nell’ultimo scampolo dello scorso anno ai 176 dell’inizio del 2020. Sul fronte opposto la provincia di Enna, che perde quasi la metà delle compravendite (meno 48 per cento, passando da 266 a 137), mentre a livello di capoluogo le perdite percentuali maggiori sono quelle di Caltanissetta (da 152 a 95, meno 37 per cento), e di Messina, che perde il 30 per cento, passando da 496 a 346.

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A Palermo e Catania metà del mercato regionale

Le compravendite perse sono state 2900, rispetto alle oltre 10.300 dell’ultimo trimestre 2020. A incidere sono i due maggiori mercati della Sicilia, ovvero quelli dei comuni di Palermo e Catania e delle rispettive città metropolitane. Da soli coprono il 49 per cento dell’intero immobiliare residenziale siciliano. Le perdite rispetto al precedente trimestre sono del 22 per cento per il capoluogo regionale e del 29,9 per cento per Catania. La provincia di Palermo fa registrare un meno 28 per cento e quella etnea un calo del 31 per cento. Insieme, le due città metropolitane perdono 1384 compravendite. Il dato resta significativo anche considerando la variazione tendenziale, ovvero sul primo trimestre 2019: il calo medio siciliano è del 15 per cento (da 8804 a 7745 compravendite). A Palermo città la variazione è del 10,3 per cento (da 1354 a 1214), e anche Catania resta sotto la media, perdendo il 14,5 (da 710 a 607).

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Vanno bene solo gli estremi: periferie e centro

Nel dettaglio delle principali aree delle grandi città spiccano differenze considerevoli in base alle zone. Nel 2019 (periodo cui fanno riferimento i dati più aggioranti), a Catania le compravendite nei pressi dell’aeroporto (Villaggio Santa Maria Goretti), dove l’indice Ntn (il numero di transazioni normalizzate), hanno registrato un crollo del 59 per cento. Segue la zona dello stadio Cibali, dove il calo è arrivato al 30 per cento, mentre le centralissime zona di Corso Sicilia, del quartiere San Berillo e della stazione, da anni caratterizzate da un progressivo abbandono di molte attività commerciali nonostante l’arrivo della linea metropolitiana, raggiungono un meno 27 per cento. Bene invece le zone periferiche ai due lati opposti della città, ovvero Barriera-Canalicchio (più 48 per cento), e San Giorgio (più 40 per cento), caratterizzare da prezzi sotto la media, rispettivamente di 1040 e 838 euro a metro quadro. Aumento nelle compravendite anche nella zona più cara della città (oltre 1900 euro al metro quadro), ovvero quella compresa tra Corso Italia, Viale Vittorio Veneto e Corso delle province, dove si registra una crescita del 10 per cento. Situazione simile a Palermo, dove la fascia costiera Sud (Oreto e Brancaccio) vede un aumento delle compravendite nel 2019 sul 2018 del 22 per cento, ma con i prezzi al metro quadro più bassi dell’area urbana (985 euro). A seguire l’aumento delle compravendite nella centralissima zona del teatro Politeama, con un più 6,2 per cento e i prezzi più alti della provincia (1674 euro al metro quadro).

Quotazione media e variazione annua per capoluogo e resto provincia (dati Agenzia delle Entrate)

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A Catania e Trapani le maggiori svalutazioni

Le case, nelle due principali città dell’isola, si vendono a valori più elevati. La media di prezzo al metro quadro, calcolata dall’Agenzia delle Entrate sull’anno 2019, è di 1203 euro a Palermo, 1207 euro a Messina e 1174 a Catania. Tra i centri più grandi si inserisce Enna, con una quotazione media di 1181, anche grazie a un lieve incremento (dello 0,2 per cento). Un’eccezione, insieme a Siracusa e Agrigento. Tutti gli altri capoluoghi hanno quotazioni in calo. Palermo tiene, mentre sono più consistenti i cali di Messina (-1,7 per cento) e soprattutto Catania (-2,3 per cento). A profondare però è Trapani città, dove il calo è stato del 5,6 per cento, portando il prezzo medio a 747 euro a metro quadro. Hanno perso quota anche i prezzi di Caltanissetta (580 euro per metro quadro), nonostante fossero già i più bassi della regione: la variazione per il capoluogo nisseno è del 1,8 per cento sul 2018. Solo in provincia si compra a meno: 535 euro di media, frutto di un calo del 1,7 per cento. Il dato, negativo, è influenzato soprattutto da San Cataldo, che a quota 494 euro perde il 2,6 per cento.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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