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Miele, agrumi e millefiori introvabili. Crisi continua per colpa del clima e dell’uomo

La crisi del settore è ormai permanente, dice il vice presidente degli apicoltori siciliani Giovanni Caronia. Difficoltà per i produttori ma anche per la sicurezza alimentare. Secondo Ispra sono "il presupposto per la conservazione della biodiversità e della nostra stessa esistenza". La Giornata mondiale delle api 2024

“Noi con la produzione di miele non campiamo più. I cali sono continui da cinque anni. Viviamo una calamità naturale permanente, dovuta soprattutto al cambiamento climatico, con siccità e ondate di calore sempre più frequenti”. Giovanni Caronia, vice presidente di Aras, Associazione regionale apicoltori siciliani, fa il punto sulla situazione del settore in occasione della Giornata mondiale delle api, celebrata ogni anno il 20 maggio. La situazione per l’esperto è disperata. “Quest’anno la produzione di miele di agrumi e mille fiori è stata zero. Speriamo di recuperare qualcosa dalla Sulla. Per il resto è tutto fermo”. L’auspicio è che le cose vadano meglio in estate, “quando ci sarà la fioritura di piante come il rovo, il sommacco e l’ailanto“, mentre non ci sono grandi speranze sull’eucalipto, “alle prese da diversi anni con la psilla, un parassita che compromette le piante“. In questa situazione, la categoria chiede aiuto alle Istituzioni, “dallo sblocco dei fondi europei agli aiuti regionali sulla cura delle api, fino all’attuazione delle leggi sull’agricoltura sostenibile“.

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L’importanza delle api per l’economia

Le api hanno un ruolo importante sia sul fronte ambientale che più strettamente economico. Secondo Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, “quasi il 90% delle specie di piante da fiore selvatiche del mondo e il 75% delle specie mondiali di interesse agrario dipendono per la loro riproduzione, interamente o in parte, dall’impollinazione“. Ciò significa che le api e gli altri impollinatori “sono il fondamento della sicurezza alimentare e il presupposto per la conservazione della biodiversità e della nostra stessa esistenza”. Quanto al valore economico, “il servizio di impollinazione operato dagli animali è stimato valere circa 153 miliardi di euro a livello mondiale, dei quali circa 22 nella sola Europa e 2,5 per l’Italia, mentre la produzione agricola mondiale direttamente associata all’impollinazione rappresenta un valore economico stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari”. Una montagna di soldi che senza le api andrebbe in fumo, e che non tiene ancora conto del mercato del miele in sé, su cui l’Italia vanta una tradizione importante.

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La situazione del settore in Italia

Secondo gli ultimi dati Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare, “la produzione mondiale di miele 2021 si attesta su circa 1,7 milioni di tonnellate, stabilizzata dopo sette anni di crescita (fino al 2017) e due di ridimensionamento (2018-2020)”. Quanto all’Europa, “contribuisce per un quinto alla produzione mondiale”, ma la maggior parte “deriva dai primi sette paesi produttori, tra cui spicca la Cina con un quarto del totale”. Relativamente all’Italia, nel 2022 “si registrano oltre 72 mila apicoltori, il 54% in più rispetto al 2017″. In crescita anche gli alveari, “oltre 1,57 milioni (più 8% vs 2021 e più 29% rispetto al 2017), di cui il 79% con una destinazione commerciale“. Venendo alla produzione di miele, “è stimata in circa 23 mila tonnellate, con buon recupero rispetto all’anno precedente (più 90%)”. Il confronto, precisano però i tecnici di Ismea, “è con il 2021, un’annata da ritenersi tra le peggiori del decennio“. Calcolare il contribuito della Sicilia, osserva Caronia, non è semplice. Anche a causa della normativa nazionale.

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Apicoltori alle prese con la crisi del miele

“Di recente è stata varata una legge per unificare la situazione delle varie regioni, che andavano ciascuna in ordine sparso. Il risultato però è stato altrettanto confuso”, spiega il dirigente di Aras. A preoccupare, in particolare, è la norma che fissa a dieci il numero minimo di alveari richiesti per dichiarare la produzione. “Sotto quella soglia si parla di autoconsumo, ma in realtà c’è una grande zona grigia nella quale non è possibile sapere quanto miele viene prodotto. Come associazione abbiamo lottato per fare luce, ma non è un lavoro semplice”. Caronia snocciola comunque qualche numero. “Al momento siamo intorno a 2.500 codici aziendali, vale a dire persone che posseggono almeno un’arnia. Il loro numero è pressoché raddoppiato negli ultimi cinque anni, ma ciò non ha significato un raddoppio della produzione di miele”. Quanto agli alveari, quelli censiti “sono quasi 140 mila“, e secondo l’esperto “sono detenuti in gran parte da apicoltori professionisti“. Proprio coloro che stanno scontando la crisi “permanente” degli ultimi anni.

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Le richieste di Aras alle istituzioni

Da qui le richieste messe nero su bianco dall’Associazione regionale apicoltori siciliani, che saranno presentate tra qualche giorno alle forze politiche che si presentano alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno. Proprio l’Europa, infatti, è il teatro di una delle richieste principali, anticipate da Caronia a FocuSicilia. “Chiediamo di potenziare l’Aca 18, misura agro climatica alimentare che riconosce la funzione sociale degli apicoltori. Al momento per la Sicilia ci sono circa cinque milioni, spalmati su cinque anni, cifra assolutamente insufficiente“. Altre richieste sono indirizzate alla Regione siciliana. “Chiediamo l’attuazione immediata della legge sull’agroecologia, che prevede il finanziamento delle aziende agricole che puntano alla sostenibilità. L’agricoltura intensiva, infatti, è un altro dei fattori che provocano la moria delle api”. Fondamentale, inoltre, “garantire contributi per i presidi sanitari delle api e per la loro nutrizione. Specialmente in estate, quando i pascoli apistici sono devastati dagli incendi. Se questi aiuti non arriveranno, rischiamo di non farcela“.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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