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La Sicilia dei mutui di Stato: Cdp pronta a rinegoziare

La speranza di una finanziaria regionale espansiva si sposa per i comuni siciliani con una opportunità concreta: la rinegoziazione dei mutui. A Palermo valgono mezzo miliardo

Ore di attesa per la politica regionale: a Palazzo dei Normanni l’Ars è riunita per votare il bilancio regionale. Il rendiconto 2019 si annuncia in perdita di almeno un paio di miliardi, come emerso a dicembre dalle relazioni della Corte dei Conti. Per correre ai ripari l’assemblea domani dovrà trovare il coraggio di approvare quella che l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao ha definito una “manovra espansiva anti-Covid”. Un vero e proprio piano di emergenza in una regione che, per ammissione dei suoi amministratori, “non riesce a coprire i propri costi”. In attesa del voto un aiuto concreto viene da Cassa depositi e prestiti: la rinegoziazione di 1,5 miliardi di euro di mutui. Una possibilità, prevista dal decreto Cura Italia (convertito in legge pochi giorni fa), che partirà dal 6 maggio.

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I mutui per provincia: Palermo sopra il mezzo miliardo

Dei 4 mila e 400 mutui dei 366 enti locali siciliani, mille sono nella provincia di Catania. Nel territorio etneo il debito complessivo raggiunge i 390 milioni. In mezzo, anche le disastrate casse del capoluogo, in dissesto di bilancio. Prima per l’importo è invece la provincia di Palermo: sono 500 i milioni da rinegoziare con Cassa depositi e prestiti, divisi in 550 mutui. Segue Messina: qui i mutui rinegoziabili sono poco meno di mille, per un debito complessivo residuo di circa 250 milioni. A Ragusa i milioni sono 130, divisi in 530 pratiche, mentre a Siracusa gli oltre 400 mutui rinegoziabili pesano per un debito complessivo residuo di oltre 114 milioni. Trapani ha oltre 380 mutui rinegoziabili per un debito complessivo residuo di oltre 97 milioni, Caltanissetta 150 mutui per 47 milioni. Chiude Enna, con circa 90 mutui rinegoziabili per un debito complessivo residuo di circa 20 milioni.

Come rinegoziare il mutuo

Per rinegoziare un mutuo con Cdp, è necessario avere le credenziale per accedere al portale Enti Locali e Pa oppure registrarsi qualora se ne fosse sprovvisti. Il percorso prevede tre passaggi. Il primo è la scelta del mutuo da ricalibrare, selezionato nell’elenco fornito da Cassa depositi e prestiti. È infatti Cdp a mettere a disposizione di ciascun ente i prestiti ammissibili e a rendere note le condizioni applicate. Sono quindi esclusi in partenza i mutui che non rispondono ai criteri necessari. L’ente locale può così visionare le condizioni della rinegoziazione. Secondo passo: inoltro della richiesta. Il Comune o la Provincia confermano la proposta di Cdp, generano la domanda e gli altri documenti necessari e infine carica la documentazione richiesta. La terza fase è quella del “perfezionamento”: ricevuto l’esito dell’operazione, l’ente invia una “proposta contrattuale”, che sarà confermata via Pec entro il 19 giugno. Se i termini della domanda scadono il 27 maggio, la documentazione deve arrivare a Cdp entro il 3 giugno. Tuttavia, vista l’emergenza Covid-19, Cdp concede la “facoltà di trasmettere le predette delegazioni di pagamento anche successivamente al perfezionamento del contratto di rinegoziazione, ma entro e non oltre il 30 luglio 2020”.

Quali sono i mutui rinegoziabili

Possono essere rinegoziati i prestiti ordinari, a tasso fisso o variabile, e flessibili; gli oneri di oneri di ammortamento interamente a carico dell’ente; in ammortamento al primo gennaio 2020, con debito residuo pari o superiore a 10 mila euro e scadenza successiva al 31 dicembre 2020. Per dare il via all’operazione, entro il 27 maggio, non basta una delibera di giunta. È necessaria quella del Consiglio. L’ente che intende rinegoziare il mutuo deve aver approvato il bilancio di previsione 2020 o la relativa variazione. La durata dei prestiti rinegoziati viene allungata fino al 2043 (tranne che per quelli la cui scadenza originaria è uguale o successiva al 31 dicembre 2043, la cui durata resta invariata). Ciascun ente può ricalibrare singoli mutui e non l’intero elenco dei propri prestiti rinegoziabili.

Finanziaria regionale: altri 300 milioni, in attesa dello Stato

Nel frattempo, in attesa del voto dell’Ars, la legge di Stabilità certifica una esigenza: nella Sicilia in crisi (anche) per il Covid-19, i miliardi necessari per tenere in piedi il sistema Sicilia dovrà metterli lo Stato, tramite la rinuncia alle restituzione dei contributi al risanamento (almeno 700 milioni come richiesto da Armao sul totale di 1,1 miliardi del fondo). E soprattutto tramite la rimodulazione del Poc, il Programma operativo complementare destinato alla Sicilia in quanto regione obiettivo 1 per l’Ue, per spese straordinarie. Parte di questi, nell’ipotesi del governo Musumeci, finanzieranno un fondo perequativo per gli enti locali da 200 milioni, che si aggiungono ai trasferimenti già previsti (stimati dalla Regione in quasi 300 milioni). In attesa della risposta dello Stato centrale.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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