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Miniere, il Governo vuole riaprirle per le “terre rare”. In Sicilia fa gola l’antimonio

Dall'Unità d'Italia la Sicilia è stata per decenni "capitale" delle miniere. Poi la crisi, anche per motivi di sicurezza. Il governo vuole riaprirle per cercare le terre rare, materiali di interesse strategico per l'Europa. Nell'Isola è presente l'antimonio, che ha molteplici applicazioni

C’erano una volta le miniere siciliane. Oltre 400 negli anni Venti, momento di massimo splendore del sistema minerario dell’Isola, che da sola ospitava oltre il 40 per cento di tutti gli scavi d’Italia. Nel corso dei decenni il settore è entrato in crisi, e oggi le miniere attive in Sicilia sono solo tre. Presto però le cose potrebbero cambiare. Il ministro dello Sviluppo economico e del Made in Italy Adolfo Urso ha infatti affermato che l’Italia possiede “16 delle 34 materie prime critiche indicate dall’Unione europea”, e che queste ultime si trovano proprio “in miniere che sono state chiuse 30 anni fa”. Il riferimento è alle cosiddette “terre rare“, “materiali di strategica importanza economica”, tra cui spiccano berillio, cobalto, gallio, magnesio e tungsteno. Alcune sarebbero disponibili nel sottosuolo italiano. Per la Sicilia, secondo Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, si tratta soprattutto dell’antimonio, materiale particolarmente richiesto in industria. Secondo Urso occorre “riattivare queste potenzialità, riaprendo le miniere entro fine anno”.

Miniere terre rare Sicilia

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Breve storia delle miniere in Sicilia

La storia delle miniere siciliane ha ispirato pagine fondamentali della letteratura (tra gli altri, i racconti Ciaula scopre la luna di Luigi Pirandello e L’antimonio di Leonardo Sciascia) ma è fatta soprattutto di numeri. A fornirli è proprio Ispra. Per decenni, dopo l’Unità d’Italia, la Sicilia è stata la regione con il maggior numero di miniere attive. Nel 1870 erano 107, nel 1900 erano salite a 259, nel 1920 avevano raggiunto le 406 unità. Il materiale più ricercato era lo zolfo – spesso estratto in condizioni proibitive per i minatori, non di rado bambini – ma l’Isola si distingueva anche per i suoi giacimenti di salgemma, bitume e lignite. Presenti, in misura minore, anche la marna, roccia utilizzata nella composizione del cemento, e materiali per la fabbricazione delle ceramiche. Dopo il boom degli anni Venti, il settore minerario nell’Isola andò lentamente a sfumare. Nel 1960 le miniere nell’Isola erano scese a 311, nel 1970 a 71, nel 1980 ad appena 55. La causa principale, scrive l’Istituto, fu l’abbandono dell’estrazione dello zolfo, “totalmente azzerata dagli anni Ottanta”.

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Alla ricerca delle terre rare

All’origine della chiusura delle miniere, come nel resto d’Italia, ci fu anche un fattore di sicurezza. I problemi che possono avvenire in miniera sono molteplici e riguardano soprattutto i crolli, scrive Ispra, “con conseguenti frane, alluvioni, inquinamenti delle acque superficiali”. Un rischio che riguarda soprattutto “l’estrazione di minerali metalliferi”, con problematiche che si trascinano “anche dopo la fine delle attività, se vengono a mancare le normali pratiche di manutenzione e sicurezza delle gallerie e dei depositi di rifiuti estrattivi”. La Sicilia è una delle Regioni con più miniere considerate pericolose. Ben 23 siti siciliani, infatti, rientrano nella categoria Res, Rischio ecologico-sanitario, che indica i siti “con strutture di deposito di rifiuti di estrazione chiuse o abbandonate, potenzialmente pericolose per l’ambiente”. Nel dettaglio, 19 miniere risultano a rischio medio, tre a rischio medio-alto e una a rischio alto. La Sicilia è al quinto posto in Italia dopo Sardegna (209), Lombardia (128), Toscana (70) e Piemonte (57).

Miniere terre rare Sicilia

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Le prospettive delle miniere italiane

Soltanto una miniera siciliana, invece, rientra nella categoria Rss, Rischio statico-strutturale. Su questo fronte, avverte però Ispra, “la valutazione è stata completata solo da alcune regioni”. Oltre alla Sicilia comunicano i dati Piemonte (sette miniere), Liguria (cinque), Trento (quattro) Friuli Venezia Giulia (due) e Calabria (una). Secondo gli ultimi dati disponibili, relativi al 2020, le miniere siciliane attive sono tre, e si trovano a Racalmuto e Realmonte, nell’agrigentino, e a Petralia Soprana, nel palermitano. Tutte e tre producono salgemma. A guidare la classifica mineraria oggi è la Sardegna con 22 miniere, seguita da Piemonte (15), Toscana (14), Lombardia, Veneto, Umbria e Lazio (quattro), Abruzzo ed Emilia-Romagna (due) e Trentino Alto-Adige (una). Secondo Ispra anche nel 2020 si è registrata “un’ulteriore diminuzione delle concessioni vigenti”, ma in generale “si registra un rinnovato interesse per le risorse minerarie metallifere nazionali“. Vedremo se, come prospettato da Urso, questo interesse porterà alla riapertura.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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