fbpx

Minori in carcere, numeri record dopo il DL Caivano. Rischio di suicidi e violenze

Il 48,8% dei minori in carcere "è detenuto tra Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania", regioni che contano "nove dei 17 istituti in funzione in Italia". La maggior parte delle denunce, tuttavia, arriva dal Nord. Rischio di violenze e suicidi nelle strutture. Il report Antigone

In Italia i minori in carcere sono “trattati come pacchi postali“, spostati continuamente da una struttura all’altra, anziché come “ragazzini bisognosi di cure, aiuto, amore”. Il 48,8% “è detenuto tra Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania“, regioni che contano “nove dei 17 istituti in funzione in Italia”. Di questi ben quattro sono in Sicilia, a Catania, Acireale, Caltanissetta e Palermo. La maggior parte delle denunce, tuttavia, arriva dal Nord. A dirlo è il VII report sulla giustizia minorile di Antigone, associazione per i diritti dei carcerati. All’inizio del 2024 “sono circa 500 i detenuti nelle carceri minorili“, cifra che per l’associazione “non si raggiungeva da oltre dieci anni”, anche per le conseguenze del decreto Caivano introdotto dal governo Meloni. Anziché un percorso di rieducazione, spesso i minori trovano disagio e violenza negli Ipm (Istituti penali minorili). Come dimostra l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato all’arresto di 13 agenti penitenziari, accusati di maltrattamenti, concorso in tortura, e in un caso di tentata violenza sessuale nei confronti di detenuti minorenni.

Leggi anche – Una pena dignitosa? Non in carcere. Il racconto della detenzione in Sicilia

Minori in carcere, la situazione in Italia

La giustizia farà il suo corso, ma a descrivere la situazione delle carceri bastano i numeri. Gli ingressi nelle carceri minorili, scrivono da Antigone, sono in netto aumento. “Se sono stati 835 nel 2021, ne abbiamo avuti 1.143 nel 2023, la cifra più alta almeno negli ultimi quindici anni”. Un incremento dovuto “quasi interamente a ragazze e ragazzi in misura cautelare“, quindi ancora in attesa di giudizio. Secondo gli autori del rapporto ciò è dovuto al Decreto legge 123/2023, meglio noto come decreto Caivano, varato dall’Esecutivo come risposta ai casi di criminalità minorile registrati nella città campana. “I ragazzi in Ipm in misura cautelare erano 340 nel gennaio 2024, mentre erano 243 un anno prima, segno evidente degli effetti del decreto Caivano“. Le conseguenze della nuova legge non finiscono qui. “Altro effetto del decreto è la notevole crescita degli ingressi in Ipm per violazione della legge sugli stupefacenti, con un aumento del 37,4% in un solo anno. La presenza negli Istituti oggi è fatta soprattutto di ragazzi e ragazze minorenni“.

Leggi anche – Le pene degli istituti di pena: tre metri quadri a detenuto, niente acqua calda

L’impatto del decreto Caivano sulle denunce

Gli Ipm, infatti, a dispetto del nome non ospitano soltanto detenuti di età inferiore ai 18 anni. Secondo la legge devono essere destinati a queste strutture anche gli ultra-diciottenni fino ai 25 anni, “qualora il reato cui è riferita la misura sia stato commesso prima del compimento della maggiore età”. Fino a poco tempo addietro costoro erano la maggioranza, ma il decreto Caivano ha cambiato le cose. “La fascia più rappresentata è quella dei 16 e 17 anni, ed in totale i minorenni sono in larga maggioranza, quasi il 60% dei presenti. Due anni fa la situazione era esattamente invertita”. Al di là dei cambiamenti prodotti dal nuovo ordinamento, secondo l’associazione Antigone i numeri della criminalità minorile sono in aumento. “Nel 2021, dopo il trend in discesa degli anni precedenti, si è registrato un lieve aumento rispetto al 2020 (28.954 segnalazioni) mentre nel 2022 si rileva un considerevole incremento delle segnalazioni, con 32.522 minori segnalati, andando quasi ad eguagliare il picco raggiunto nel 2015“.

Leggi anche – Suicidi e carenze d’organico, situazione critica nelle carceri italiane

La geografia dei detenuti minori in Italia

Se la maggior parte degli Istituti penali minorili si trova nelle regioni del Mezzogiorno, e in particolare in Sicilia, è nel Nord Italia che avvengono la maggior parte delle denunce. Il numero di segnalazioni è particolarmente alto nel Nord Est (Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta), “con 9.849 segnalazioni nel 2021 e 10.486 nel 2022”. Quanto al Nord Ovest (Emilia- Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto) “l’andamento della criminalità minorile è quasi sovrapponibile, seppure su un ordine di grandezza inferiore”. Il resto dello Stivale mostra numeri più contenuti, se non in calo rispetto alle rilevazioni precedenti. “Nelle regioni del Centro (Lazio, Marche, Toscana ed Umbria) si rileva un lieve incremento negli ultimi anni mentre nelle regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia) si registra un significativo decremento“. Traducendo in numeri, si parla di “circa seimila segnalazioni nel Centro, circa cinquemila nel Sud (erano circa settemila nel 2015) e circa tremila nelle Isole“.

Leggi anche – Carceri in Sicilia: troppi detenuti, problemi psichiatrici, pochi medici

Rischio di violenze e suicidi in carcere

Nel rapporto si insiste sulla scarsa capacità rieducativa degli Istituti. “Le storie da noi raccolte dei ragazzi e delle ragazze che finiscono negli Istituti penali per minorenni ci spiegano come i tassi di recidiva siano altissimi“, scrivono da Antigone. Una tendenza che si fa più marcata “soprattutto quando i ragazzi, al compimento del diciottesimo anno d’età, vengono catapultati nelle carceri per adulti, interrompendo un percorso di presa in carico educativo”. Dagli altri detenuti, insomma, “puoi solo imparare a delinquere“. Inchieste come quella di Milano mostrano come negli Ipm i detenuti minorenni possano essere vittima di violenza da parte di chi dovrebbe sorvegliarli. Ma secondo l’associazione i pericoli per la loro incolumità non finiscono qui. “Dai dati raccolti nell’ultimo biennio, sono stati segnalati ripetuti tentativi di suicidio nell’Ipm di Cagliari, due nell’Ipm di Airola e uno nell’Ipm di Catanzaro“. Le cose non migliorano con il passaggio al carcere per adulti, “sistema che, nei primi 45 giorni del 2024, ha cumulato già 20 suicidi“.

- Pubblicità -
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Social

25,010FansMi piace
712FollowerSegui
392FollowerSegui
679IscrittiIscriviti
- Pubblicità -

Ultimi Articoli