fbpx

Mvmant, da Mirabella a Dubai. “C’è la Sharia, ma c’è rispetto”

Nata al centro della Sicilia, da due anni l'azienda informatica Edisonweb opera negli Emirati col suo progetto di mobilità sostenibile. "Ma ci è voluto tempo per avviare relazioni stabili"

Dubai, la grande metropoli degli Emirati Arabi Uniti, in pochi anni si è affermata come uno dei centri economici mondiali. E oggi in Sicilia, camere di commercio e confederazioni vedono nella metropoli nata dal deserto un’opportunità di investimento grazie ad Expo 2020. Il grande evento si svolgerà all’ombra del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021. C’è però chi in Sicilia ha già instaurato rapporti consolidati con gli emiri. Parliamo di Mvmant, “piattaforma di mobilità intelligente ondemand”, spin-off dell’azienda informatica di Mirabella Imbaccari Edisonweb. Si tratta di un servizio di minibus urbani prenotabili via app, e la cui implementazione è finanziata dal governo di Dubai. Un’opportunità sulla quale Riccardo D’Angelo e Blochin Cuis, i due imprenditori mirabellesi fondatori di Edisonweb, hanno scommesso a partire dal 2016, anno in cui partecipano a una call internazionale dei Dubai future accelerators per la fornitura di servizi di mobilità innovativa e sostenibile. Una sfida vinta tra oltre duemila aziende da ogni parte del mondo. “Insomma, ci siamo trovati fuori da tutti gli stereotipi che conosciamo. Qui – afferma Cuius, uno dei due creatori di Mvmant -, vige la legge della Sharia, nonostante questo Dubai è estremamente liberale e rispettosa delle diversità”. Agli imprenditori siciliani dà un consiglio: “Nei Paesi arabi tutto si basa sulle relazioni umane, che vanno costruite nel tempo, dimostrando affidabilità e serietà”.

Forse è troppo tardi per puntare a Expo 2020

A distanza di un poco più di un anno dall’inizio di Expo, potrebbe non esserci tempo sufficiente per presentarsi al potenziale partner arabo. “In realtà – prosegue Cuius -, i giochi per l’Expo 2020 sono chiusi da tempo. La leadership di Dubai ha lavorato immediatamente e con enorme dispiegamento di forze alla realizzazione della manifestazione, fin dall’annuncio. Adesso ci sono soltanto alcune rifiniture da fare e alcune piccole opportunità che possono essere interessanti per le imprese siciliane. L’ufficio del turismo di Dubai prevede circa 25 milioni di visitatori. Sicuramente ci sarà un incremento di importazioni di generi alimentari e qui la Sicilia potrebbe inserirsi agevolmente, ma con le dovute cautele del caso”.

Una “dittatura illuminata”, ben diversa dalla Sicilia

Cuius, presente a Dubai ormai stabilmente da due anni, lavora in un open space nello stesso palazzo del governo, “per cui l’interscambio con ministri e alti funzionari è all’ordine del giorno. Questo – prosegue il fondatore di Mvmant -, ci ha consentito di conoscere in maniera approfondita la mentalità della società, e in maniera poco politically correct, possiamo dire che Dubai gode dei vantaggi della dittatura illuminata. Ha la fortuna di avere un leader visionario che è riuscito in un miracolo: creare una delle città più avanzate al mondo nel deserto”. Un Paese molto diverso dall’Italia, e dalla Sicilia in particolare, dove prima della burocrazia viene la volontà politica. “Se la leadership vuole che un progetto venga realizzato, tutto concorre affinché ciò avvenga. Fortunatamente anche il principe ereditario, Sheik Hamdan, porta avanti la visione del padre, per cui il futuro di Dubai è in ottime mani”.

“L’Italia ha perso la capacità di sognare”

A vantaggio degli imprenditori siciliani vi è però la storia e la cultura del nostro Paese. “La leadership di Dubai è molto appassionata della cultura e della storia dell’Italia. E credo che la differenza maggiore sia nel fatto che l’Italia abbia perso la capacità di pensare e di sognare in grande. Mentre noi dibattiamo se sia necessario costruire l’autostrada Catania-Ragusa o Catania-Gela o avere un treno a velocità ‘europea’, a Dubai costruiscono il grattacielo più alto del mondo o pensano di dotarsi dell’Hyperloop o, per rimanere nel nostro caso specifico, offrire la copertura del primo e ultimo miglio con uno dei servizi più efficienti e comfortevoli al mondo. Un’altra cosa che mi ha colpito molto è la capacità di ascoltare: spesso mi sono trovato a discutere con dei ministri su argomenti molto delicati e ho avuto modo di esprimere la mia opinione e dare qualche consiglio. Suggerimenti che poi, con mia grande soddisfazione, sono stati recepiti e messi in pratica. Una cosa del genere in Italia o in Sicilia è praticamente impossibile”.

La Storia comune come ponte tra le culture

Nella propria strategia di avvicinamento a Dubai, le organizzazioni confederali degli imprenditori siciliani puntano maggiormente sul settore alimentare e il turismo. “Il settore agroalimentare e il turismo offrono grandi potenzialità. Dubai – prosegue Blochin Cuius -, come gli altri sei Emirati, importa quotidianamente derrate alimentari fresche via aereo, principalmente da Olanda, Francia e Spagna. La Sicilia gode di un vantaggio di almeno due ore di aereo per tratta, che su beni a basso margine è un dato estremamente rilevante. Poi ci sarebbero le specialità come l’olio di oliva, che gode di una ottima reputazione. Il lato negativo è che l’import è gestito da pochi grandi conglomerati, che dettano le condizioni. In molti settori, pagamenti a sei mesi sono la norma, per cui se non si dispone di una copertura finanziaria solida, si rischiano grosse perdite”. Un discorso che per l’imprenditore mirabellese estende anche al turismo, pur con le dovute differenze. “La Sicilia è poco conosciuta negli Emirati. Qui c’è molto potenziale, soprattutto per le città d’arte. Si potrebbe sfruttare l’enorme eredità della dominazione dei Saraceni per mettere in risalto la nostra storia comune. Persino il mio paese di origine, Mirabella Imbaccari, ha un retaggio arabo nel nome: Imaqara”.

Restare in Sicilia, terra dalle grandi potenzialità

Nonostante le soddisfazioni professionali all’estero, Cuius è sicuro di voler restare in Sicilia. “La nostra azienda ha e manterrà le radici in Sicilia”, afferma sicuro l’ideatore di Mvmant. “A Mirabella abbiamo il nostro team di sviluppo e godiamo della collaborazione con l’Università di Catania, che ci mette a disposizione ricercatori e scienziati di prestigio internazionale. Dal punto di vista del marketing ci appoggiamo alla Germania, perché è al centro dell’Europa e rende gli spostamenti e i contatti molto più agevoli. Purtroppo la Sicilia ha un enorme potenziale non sfruttato: in un’epoca dove l’economia si dematerializza, potrebbe diventare un hub di innovazione di livello mondiale. Basterebbe seguire gli esempi virtuosi dei Paesi baltici, del Portogallo o Bali, che in tempi brevissimi sono riusciti a ritagliarsi una ottima posizione e ora sono diventati dei poli di attrazione sia di investimenti che di talenti”.

- Pubblicità -
Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,110FansMi piace
462FollowerSegui
325FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli