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Nove miliardi alla Sanità: come spende la Regione

Ospedali e servizi sanitari assorbono il 40 per cento delle spese. Elevata la quota di risorse destinata al personale. I dati emergono dal bilancio consuntivo del 2018 pubblicati dall'Istat

Oltre otto miliardi spesi trasferiti ad Asp e aziende ospedaliere, altri 700 per servizi sanitari locali. Questa è la voce di bilancio più corposa della Regione Siciliana. Un dato, ricavato dal consuntivo 2018, che è stato diffuso dall’Istat, insieme a quello di tutte le altre Regioni italiane. Si può quindi vedere da dove arrivano e in che direzione vanno le risorse, ma si può anche fare un confronto. Si scopre così, ad esempio, che la Sicilia spende poco in Sanità e molto in personale rispetto alla dimensione del proprio bilancio, che alla voce uscite supera i 20 miliardi (17 se si escludono spese per conto terzi e partite di giro che pesano per circa 4 miliardi).

Quanto pesa la Sanità

La Sanità, come detto, ha un peso significativo sul bilancio siciliano: assorbe il 42 per cento delle spese. Se si guarda al Veneto, la regione che in termini di popolazione è più vicina alla Sicilia, la quota destinata a ospedali e Asp è molto più significativa: supera il 70 per cento. Discorso simile anche per le tre regioni italiane più popolose della Sicilia: in Campania e Lombardia le risorse destinate alla Sanità sfiorano il 60 per cento e nel Lazio arrivano al 53. Più vicino al quadro dell’isola è invece la ripartizione di regioni a statuto speciale come la Sardegna (che spende in Sanità poco più del 40 per cento delle uscite) e Friuli Venezia Giulia (il 36 per cento).

La spesa per il personale

Il costo del personale in Sicilia è alto. La Regione spende in “competenze del personale” quasi 743 milioni. Cioè il 3,5 per cento delle spese totali (e quali il 5 per cento di quelle correnti). La Sardegna si ferma al 3 per cento e il Friuli Venezia Giulia al 2,7. Il personale, quindi, pesa di più anche rispetto alle altre regioni a statuto speciale. Per non parlare di un confronto con quelle a statuto ordinario. Solo per fare qualche esempio: la Campania destina al personale l’1,3 per cento delle proprie spese, il Lazio l’1,2 per cento. Il Veneto e la Lombardia meno dell’1 per cento.

Dipendenza siciliana

Il quadro di una situazione economica complessa era del resto stato fatto dall’assessore all’Economia Gaetano Armao nel presentare l’ultima legge di Stabilità in chiave anti-Covid, approvata a inizio maggio. Una Regione che “spende più di quanto guadagna”, e quindi bisognosa di aiuto dallo Stato, scriveva Armao, portando a supporto della tesi anche le verifiche della Corte dei Conti effettuate sui conti della Regione a fine 2019. In attesa che lo Stato approvi, come previsto dalla “finanziaria” la ripartizione per spese correnti di 1,5 miliardi di fondi Poc, il piano operativo complementare destinato ad opere e investimenti per le regioni con particolari fragilità economiche come da norme europee, i numeri parlano chiaro: la Regione dipende già quasi totalmente dai trasferimenti statali. Su un totale di entrate pari a circa 20 miliardi e 352 milioni, 9 vengono dai “Tributi devoluti e regolati alle autonomie speciali”. Altri 3 miliardi e 187 milioni sono invece frutto dei trasferimenti diretti dallo Stato e dalle amministrazioni centrali. Togliendo i circa 4 miliardi di entrate per conto terzi e destinate a partite di giro (3 miliardi e 992 milioni, per la precisione), resta un magro conto di 4 miliardi di euro. Tra questi la voce di entrate principale sono Irpef (330 milioni), Irap (120 milioni). La tassa automobilistica, abolita nella legge di Stabilità, nel 2018 ha garantito un incasso di 319 milioni. Ma non è tutto, perché le voci escludono Irpef e Irap destinati alla Sanità, che complessivamente valgono un miliardo e 880 milioni.

Statuto speciale

Le tabelle Istat consentono anche di fare un raffronto con le Regioni a statuto speciale. Il totale delle spese nel 2018 è attorno ai 49 milioni di euro. Il bilancio della Sicilia, che complessivamente ha più abitanti delle altre quattro messe insieme, ovvero Friuli Venezia-Giulia, Sardegna, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, è di gran lungo il più corposo, con gli oltre 20 miliardi di spese. Ma, in percentuale, riceve meno se si guardano i “Tributi devoluti e regolati alle autonomie speciali”: poco più di 9 miliardi. Non bastano neppure a coprire la metà delle uscite. La Sardegna, ad esempio, incassa oltre 6 miliardi. Una cifra che vale tre quarti delle spese complessive, pari a 8 miliardi e 123 milioni.

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