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Oblio oncologico, la legge è in vigore: “Effetti su prestiti, adozioni e concorsi”

La nuova legge sull'oblio oncologico tutela le informazioni sanitarie di chi ha superato il tumore da dieci anni senza episodi di recidiva. Termini dimezzati per i giovani sotto i 21 anni. Secondo la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, la norma interessa un milione di persone

Chi ha affrontato e vinto un tumore, da quest’anno, non dovrà più temere discriminazioni legate allo stato di salute pregresso, in ambito lavorativo, economico e finanziario: è il senso della Legge 193/2023 sul cosiddetto “oblio oncologico”, entrata in vigore il due gennaio 2024. Una norma che secondo le stime della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro riguarda circa un milione di persone definitivamente guarite dal tumore, su 3,6 milioni di sopravvissuti alla diagnosi. Fino a oggi la comunicazione della malattia era obbligatoria in alcuni contesti, ricorda Airc, e per i guariti “era comune ricevere un rifiuto a una richiesta di un mutuo o di un prestito, alla stipulazione di un’assicurazione, alla possibilità di partecipare a un concorso pubblico o privato, o a una domanda di adozione“. A pesare, il pregiudizio che la malattia potesse avere una recidiva mettendo a rischio la solvibilità o l’affidabilità della persona. Con la nuova legge, chiariscono da Airc, i guariti “saranno considerati come coloro che non si sono mai ammalati di tumore”.

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Oblio oncologico, cosa dice la nuova legge

La legge 193/2023, approvata con il consenso di tutte le forze politiche, di maggioranza come di opposizione, chiarisce anzitutto il concetto di “oblio oncologico”. Quest’ultimo è “il diritto delle persone guarite da una patologia oncologica di non fornire informazioni né subire indagini in merito alla propria pregressa condizione patologica”. Quanto al concetto di “guarigione”, si tratta dei casi in cui “il cui trattamento attivo si sia concluso, senza episodi di recidiva, da più di dieci anni alla data della richiesta”. I tempi si accorciano per i pazienti giovani. “Tale periodo è ridotto della metà nel caso in cui la patologia sia insorta prima del ventunesimo anno“. Trascorsi questi termini, le informazioni sanitarie “non possono essere acquisite neanche da fonti diverse dal contraente e, qualora siano nella disponibilità dell’operatore o dell’intermediario, non possono essere utilizzate per la determinazione delle condizioni contrattuali“.

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Gli effetti su finanza, adozioni e concorsi

L’oblio oncologico, come detto, incide su diversi settori della vita sociale, messi nero su bianco dalla legge. Si va dall’accesso ai servizi bancari, finanziari, di investimento e assicurativi (art. 2) alle norme in materia di adozione e affidamento dei minori (art. 3) fino all’accesso alle procedure concorsuali e selettive, al lavoro e alla formazione professionale (art. 4). L’iter normativo non è ancora pienamente concluso. Le disposizioni finali (art. 5) chiariscono infatti che “con decreto del Ministro della salute, da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore, sono disciplinate le modalità e le forme, senza oneri per l’assistito, per la certificazione dei requisiti necessari all’applicazione della legge“. Inoltre, per quanto riguarda l’aspetto economico-finanziario, entro sei mesi “il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, con propria deliberazione, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, stabilisce le modalità di attuazione della legge“.

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L’esperto: evitati danni economici e psicologici

In attesa dei decreti attuativi, l’entrata in vigore della norma è stata accolta con grande favore dalle associazioni di settore. Tra esse l’Aiom, Associazione italiana di oncologia medica. “Il sentirsi obbligati a raccontare di avere avuto molti anni prima un cancro e di essere guariti poteva generare un danno economico per i pazienti“, chiarisce il presidente Francesco Perrone, citato da Airc. In ambito finanziario, per esempio, “i premi assicurativi potevano diventare più alti o una banca poteva decidere di negare un mutuo o un finanziamento“. Più di un “semplice” problema di tasche, sottolinea l’esperto. “Il danno non era solo economico, ma soprattutto psicologico. Di fatto venivano considerati ancora attuali una storia e un vissuto di malattia che dal punto di vista clinico erano ormai superati“. Una vera e propria “ingiustizia”, conclude Perrone, “e al tempo stesso un elemento che vanificava il buon lavoro fatto in ambito clinico. Grazie a questa legge, queste discriminazioni saranno superate”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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