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Olio Dop Monte Etna, nuovo disciplinare “nato dal cambiamento climatico”

Sono ora 48 i Comuni attorno al vulcano che rientrano nell'area di Denominazione d'origine protetta dell'extravergine d'oliva. Le modifiche alle regole di produzione, approvate nei giorni scorsi dall'Unione europea, "permetteranno di superare i problemi derivati dall'innalzamento delle temperature degli ultimi dieci anni", spiegano dal Consorzio di tutela

L’olio dell’Etna è a una svolta storica: i produttori potranno certificare più agevolmente la loro produzione a marchio Dop per competere “con la qualità all’omologazione globale”. Lo afferma Giosuè Catania, presidente del Consorzio di tutela dell’olio extravergine di oliva Dop Monte Etna, che ieri a Ragalna ha presentato il nuovo disciplinare pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea. L’area di provenienza dell’olio del vulcano, basato sulla produzione di nocellara etnea, comprende da pochi giorni tutti comuni che circondano il vulcano, compresi quattro in provincia di Messina e uno in provincia di Enna. Il nuovo documento di riferimento è frutto di alcune modifiche tecniche al precedente, elaborato nei primi anni duemila con la costituzione del consorzio nel 2007, e permetterà quindi a più produttori di potersi certificare grazie a nuovi criteri e a nuovi parametri. Ai consumatori “quelli consapevoli di tutto il mondo che riconoscono i prodotti legati al territorio, permetterà di consumare un prodotto principe della dieta di queste terre all’interno di un segmento di mercato di qualità”, sottolinea Catania.

“Clima più caldo, la Dop rischiava di scomparire”

Arrivare al risultato non è però stato semplice, come spiega il presidente dell’Ordine degli Agronomi etnei Enrico Catania. “Un processo lungo e tortuoso, con presupposti tutti contro di noi: il disciplinare era stato creato in altri climi, con un territorio di super nicchia legato al solo Etna. I cambiamenti climatici con gli eccessi termici degli ultimi dieci anni hanno alterato la composizione dell’olio soprattutto nelle zone più basse. E la denominazione rischiava di scomparire”. Spiega Catania, che ha seguito l’iter in prima persona. Le conseguenze nefaste del cambio del clima hanno però portato all’opportunità “di un allargamento territoriale e con parametri meno restrittivi relativi agli acidi linolenico e linoleico. Le piante oggi non riescono più a tenere questi parametri come trent’anni fa. E siamo riusciti a spiegare all’Unione europea il perché di questa esigenza”. Ora per l’olio Monte Etna ci sono secondo Catania i presupposti per “un futuro veramente esaltante”. L’allargamento del territorio del resto “porta a produzioni attese che la faranno diventare una delle Dop più importanti della Regione”, spiega l’agronomo.

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Altri 25 Comuni dentro l’area della Dop

Le potenzialità del nuovo monte Etna Dop sono facilmente riassumibili con i numeri: “Si aggiungono 25 Comuni a quelli storicamente dentro il precedente disciplinare concentrati nel versante Est, portando il totale a 48. A questi si aggiungono ulteriori 1.800 ettari e circa 1.200 piccoli e medi olivicoltori”, spiega il presidente del Consorzio Giosuè Catania. Nell’area sono attualmente 45 le aziende, tra produttori e altri soggetti della filiera, che certificano “in media tra i 350 e i 400 quintali di olio”. La modifica potrebbe portare quindi “a una forte impennata nello sviluppo della certificazione”. E la Dop oltre a dare “garanzie al consumatore, che sa esattamente cosa c’è dentro quella bottiglia, che qualità di olio si usa e da dove proviene”, permetterà naturalmente ai produttori di garantire “un valore aggiunto ulteriore, considerando che la maggior parte dell’olio viene venduto all’estero a un prezzo medio tra i dieci e i dodici euro per una bottiglia da 750 ml. Ma anche in Italia stiamo crescendo”, conclude Giosuè Catania.

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Serve aggregazione tra i produttori

La svolta però non potrà passare solo dalle modifiche tecniche al disciplinare. Accanto a questa serve “naturalmente la promozione degli oli siciliani di grande qualità ma anche l’aggregazione tra i produttori. In Sicilia abbiamo al momento solo una decina di grandi aziende nel settore che lavorano in contesto internazionale, e accanto una miriade di piccole aziende per le quali l’aggregazione diventa fondamentale per poter fare massa critica e non svendere quello che è il prodotto di una piccola produzione”, spiega il direttore dell’Istituto regionale Vini e Oli di Sicilia Gaetano Aprile. L’istituto, costituito 72 anni fa dalla Regione siciliana, si occupa di oli “solo da pochi anni, ma sta lavorando all’obiettivo primario di diffondere la cultura dell’olio: in ogni famiglia dovrebbero essercene più tipi in base al tipo di pietanza. Le persone sono abituate a un olio dal sapore piatto preso al supermercato”. Un discorso che va anche nella direzione “dell’olioturismo, sul quale arriverà un bando dell’assessorato regionale, e accanto a questo stiamo formando vari professionisti con corsi per formare certificatori”, conclude Aprile.

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Il comune di Ragalna verso il marchio Deco

Presente all’incontro anche Maria Rita Vitaliti, assessore all’Agricoltura del comune di Ragalna che ha ospitato l’evento. Per Vitaliti e il suo Comune essere dentro l’area della Dop rappresenta “esaltare le eccellenze del territorio. Grazie alla collaborazione della consigliera delegata del nostro Comune Francesca Laudani ci stiamo concentrando per l’istituzione del marchio Deco che disciplina e valorizza tutti i prodotti del territorio”. Il marchio Deco (Denominazione comunale), non specifico per un solo prodotto, secondo Laudani potrà dare “un aiuto ai nostri produttori che si impegnano ogni giorno non solo nella produzione dell’olio ma anche di altri prodotti tipici come le mele dell’Etna”, conclude.

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Turi Caggegi e Leandro Perrotta
Turi Caggegi e Leandro Perrotta
Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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